Economia circolare: la rigenerazione degli spazi urbani

Home / Blog / Design / Economia circolare: la rigenerazione degli spazi urbani24 Settembre 2021Economia circolare: la rigenerazione degli spazi urbani

Nello scorso pezzo sull’economia circolare abbiamo analizzato il settore della moda, uno dei più inquinanti in assoluto. Il discorso rientra in un processo più ampio di transizione ambientale, che coinvolge anche le iniziative di città e aziende in tutto il mondo. Il riuso, infatti, è un argomento senza veri confini perché si basa, oltre che su pratiche specifiche, su un ripensamento sistemico della produzione industriale.

La città e l’impatto ambientale

La rigenerazione del nostro pianeta passa anche e soprattutto dalle iniziative delle città. Da tempo, infatti, il fenomeno dell’urbanizzazione è in forte aumento. Le città di oggi ospitano metà della popolazione mondiale e producono oltre l’80% del PIL. E queste cifre sono persino destinate a crescere.

I centri urbani sono i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. La Ellen MacArthur Foundation ha stimato che le città producono il 50% dei rifiuti globali e una cifra compresa tra il 60 e l’80% delle emissioni inquinanti.

Pertanto, è naturale pensare che proprio da lì partano i progetti più importanti per risolvere o, quantomeno, migliorare la crisi climatica.

Ridisegnare le città, migliorandone l’impatto ecologico fin dalle sue radici progettuali, sembra essere la via da percorrere. Applicare nuovi materiali meno inquinanti, ottimizzare l’impatto energetico dei centri urbani, ristrutturare i quartieri in ottica ambientale sono alcune delle iniziative promosse da una buona parte delle istituzioni del mondo occidentale. Le città circolari dovranno anzitutto rigettare l’idea di economia lineare (estrazione – uso – rifiuto) per strutturare un futuro più sostenibile.

La città diffusa

Una città circolare istituisce un sistema urbano rigenerativo, accessibile by-design da tutti gli attori sociali in azione (enti pubblici, aziende, privati cittadini). Questo sistema supera i concetti di spreco e riciclo e coinvolge ogni sfera produttiva di un agglomerato urbano.

Primo fra tutti, il settore edilizio costituisce la base su cui far poggiare la città del futuro. Per decenni, le città si sono ingrandite in maniera incontrollata, attuando il fenomeno dello “urban sprawl”. Sulla base del modello della conquista del West da parte dei coloni nordamericani, si sono create sempre più “città diffuse”, costellate spesso da periferie disordinate e prive di ogni gusto estetico.

La città diffusa porta con sé un enorme impatto ecologico. Tale problema è causato dalla costruzione e dalla manutenzione delle vie di connessione, come strade e fognature, e dall’erezione continua di edifici. È aggravato dalla presenza sempre maggiore di persone, che man mano porta a una diminuzione di flora, fauna e di risorse naturali.

Talvolta, le città diffuse modificano artificiosamente i territori e cementificano senza alcun criterio ambientale. Questo causa ogni giorno un numero crescente di frane, smottamenti e dissesti idrogeologici (che non risparmiano il nostro Paese).

La città circolare

Di contro, la città circolare prevede una maggiore vicinanza tra il luogo in cui le persone vivono, crescono e lavorano. Il famoso architetto Stefano Boeri sta progettando la sua idea di città del futuro. In una sua analisi per AGI, si sofferma su alcuni punti chiave: bloccare il consumo di suolo, restituire parte degli habitat naturali alla flora e alla fauna, limitare la mobilità a combustione fossile e puntare sul verde.

Per Boeri, bisogna creare dei corridoi ecologici alle porte delle metropoli e sfruttare a proprio vantaggio la diffusione dei centri urbani. Egli parla di “megalopoli diffusa” e di sfruttamento degli spazi di dispersione già presenti in numerose città. In questo modo, l’economia circolare si può tradurre in uno sfruttamento dei contesti urbani già presenti.

Roma, ad esempio, è una città con un territorio immenso che “ingloba al suo interno tante porzioni di storia stratificate, grandi spazi aperti, pezzi di cultura e di zootecnia”. Se, oggi, questa sua estensione può rappresentare un limite per gli spostamenti e i servizi, nel futuro immaginato da Boeri la Capitale potrà diventare un modello di città “decentrata”. Per farlo, dovrà prima di tutto smistare sul territorio la propria struttura sanitaria e riprogettare il comparto energetico, rendendo indipendenti e sostenibili i quartieri del domani.

Chiaramente, quelli delineati da Boeri non sono passaggi di facile applicazione nel prossimo futuro. L’architetto italiano vuole, però, indicare una direzione comune, che possa in qualche modo condizionare l’opinione pubblica e scuotere le istituzioni verso la formazione di città più circolari.

La mobilità sostenibile e l’upcycling

Infine, la lotta alle polveri sottili in qualsiasi città si dovrà combattere potenziando la rete di mobilità sostenibile. Una circular city deve sfruttare nel migliore dei modi la rivoluzione elettrica che sta coinvolgendo tutti i comparti della mobilità. Dovrebbe valorizzare i servizi di carsharing, presa a noleggio di un mezzo, e carpooling, condivisione di un’auto di proprietà per un tragitto comune.

Inoltre, la costruzione reticolare di piste ciclabili può far proliferare tutti i servizi di bikesharing e ridurre sensibilmente il traffico urbano. Un altro modo per diminuire la congestione di vetture nelle città può essere dato dagli smart parking: questi parcheggi, infatti, possono “comunicare” con le auto (connesse a Internet), aggiornate in tempo reale sul numero di posti e sulla loro posizionamento.

Gli amministratori locali possono guidare i loro concittadini verso un cambio di mentalità e, a loro volta, essere condizionati dalle migliori iniziative anti-spreco. L’attività di upcycling, ad esempio, può allungare la vita di un oggetto, di un abito o un immobile grazie alla creatività e alla valorizzazione concepita dal prossimo.

Invece di essere il luogo nel mondo in cui si creano più rifiuti, il centro urbano deve diventare la nuova risorsa fondamentale di materie prime-secondarie. Deve farsi portatrice di un flusso virtuoso, che non contempla lo scarto perché ogni cosa viene riprogettata e immessa nuovamente nel mercato.

La fondazione Ellen MacArthur ha studiato diverse leve di politica urbana per fare in modo che le amministrazioni possano superare definitivamente la linearità dell’economia odierna. Prima di tutto, la città deve avere una vision totalmente orientata verso l’economia circolare. Solo così, può condurre anche le altre leve verso lidi sostenibili. Poi deve concentrarsi su edifici, mobilità e produzione, rivolgendosi a tutti i possibili interlocutori per poter ridurre il proprio impatto ambientale. Infine, dovrebbe monitorare con costanza i risultati, valutando le implicazioni economiche sul breve e lungo termine.

Il modello a ciambella

In Europa esistono già esempi consistenti di città circolari o che si stanno muovendo attivamente per diventare tali entro il 2050. Un caso virtuoso proviene da Amsterdam, città nella quale è stato lanciato il cosiddetto modello a ciambella concepito dall’economista Kate Raworth. Questo modello applica l’economia circolare per step:

  • All’interno della ciambella si trova il minimo comune denominatore per vivere bene nella propria comunità; questo punto si basa sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e riguarda tutti gli ambiti di sviluppo e convivenza civile (alloggi, servizi, uguaglianza di genere, istruzione, assistenza sanitaria, energia).
  • All’esterno della ciambella si trova lo studio ecologico realizzato dagli esperti. La Raworth si riferisce a tutti quei confini che, da oggi in poi, l’essere umano non deve più superare per poter rispettare il clima, il suolo, gli oceani, lo strato di ozono in atmosfera e la biodiversità.
  • Al centro dei due livelli si trova l’impasto della ciambella, ovvero la commistione dei primi due anelli per trovare una sintesi tra esigenze dell’uomo e preservazione dell’ambiente.

Il caso Lambrate

Il quartiere milanese di Lambrate sembra destinato ad un futuro radioso in termini di circolarità. Il presente, se confrontato con la storia estremamente industriale e di scalo ferroviario, è già incoraggiante. Un caso di upcycling architettonico proviene proprio da Lambrate: si tratta di Spazio Lambrate, un luogo di incontro e condivisione, formazione e sperimentazione artistica, nato da una ex palestra di recente ristrutturazione. Oggi, questo spazio ospita mostre di artisti nazionali e internazionali e rappresenta un’importante iniziativa di riuso di uno spazio altrimenti abbandonato. Tutta la zona, infatti, ospita numerosi spazi ex industriali, molti dei quali sono già stati riqualificati e ripensati per realtà e attività creative.

Lambrate è diventato nel giro di pochi anni un “nuovo fulcro creativo” per la Milano del design. Questo dimostra come la riqualificazione degli spazi porta sempre e comunque ad un miglioramento d’insieme, positivo per la città e per chi la abita.

Lambrate Streaming

Lo storico scalo ferroviario di Milano si sta preparando a una trasformazione rivoluzionaria. Il progetto Lambrate Streaming ha infatti vinto il Bando internazionale Reinventing Cities. Tale bando, indetto dal Comune di Milano con la rete C40, prevede il diritto di costruire in siti cittadini per progetti destinati alla rigenerazione urbana. Con la vittoria del progetto Reinventing Cities, lo Scalo Lambrate diventerà – a detta del Comune – un “quartiere accessibile tra verde, piazze e poesie”.

Come infatti viene chiarito nel rendering del progetto, l’idea centrale sarebbe la costruzione di un parco di oltre 41mila metri quadrati, oltre all’installazione di iscrizioni poetiche sul muro della ferrovia. Tale progetto sarebbe coadiuvato dalla costruzione di soluzioni abitative “a prezzi accessibili”, rivolte in particolare a giovani e studenti: nel dettaglio, 307 alloggi di edilizia sociale, a cui si aggiungerebbe la realizzazione di nuovi servizi per il quartiere.

Negli approfondimenti, si può trovare il link di Reinventing Cities, con la descrizione dettagliata di Lambrate Streaming: questo progetto attesta un reale impegno nella riqualificazione di un’area periferica già in miglioramento.

D’altronde, come ci insegna l’economista inglese Joel Elkington, pensare ad uno sviluppo sostenibile, etico e ambientale è possibile. Egli lo chiama Triple Bottom Line e sembra essere stato recepito ogni volta che raccontiamo casi virtuosi come quello di Amsterdam o di Milano.

Tuttavia, molto è ancora da fare. Come cittadini di oggi e di domani, dobbiamo ripartire dal nostro microcosmo – la nostra abitazione, il nostro guardaroba, il nostro modo di spostarci e di consumare energia. Dobbiamo stare attenti a quello che consumiamo e, possibilmente, fare dei passi concreti verso l’economia circolare. Senza alcun vezzo paternalistico né tronfia retorica, possiamo affermare che lo dobbiamo al nostro pianeta.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: The Met (Object: 3727 / Accession: 40.150.14)

Raimondo M. Cataldo



Copyright © Yatta! 2022. All rights reserved.
Privacy e Cookie policy

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi