La transizione ambientale: dal Next Gen EU a Milano MIX

Home / Blog / Design / La transizione ambientale: dal Next Gen EU a Milano MIX18 Giugno 2021La transizione ambientale: dal Next Gen EU a Milano MIX

La transizione ambientale (o ecologica) è l’insieme delle strategie e delle politiche che servono per transitare da una economia basata sullo sfruttamento delle risorse naturali a uno sviluppo fondato sulla valorizzazione del capitale naturale (sole, suolo, aria, acqua, specie vegetali ed animali, foreste), dal quale dipendono il benessere delle persone, l’equità della comunità ma anche la prosperità economica di un territorio.

L’uso del termine “transizione” indica il passaggio graduale da un modello di sviluppo all’altro. Per arrivare a questo risultato, pubblici e privati devono lavorare in maniera sinergica e costruttiva, e puntare al massimo coinvolgimento di tutta la comunità.

Una risposta comunitaria ai cambiamenti climatici

Gli effetti dei cambiamenti climatici, sempre più pressanti e tangibili, hanno reso quello della transizione uno degli argomenti più caldi e attuali per l’opinione pubblica.

A questo proposito, l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha stilato una lista di obiettivi di sviluppo sostenibile e politiche europee da attuare per poter garantire un futuro alle nuove generazioni del nostro Continente e non solo. Il documento, intitolato “Dal Green Deal al Next Generation EU”, intende presentare “in modo sistematico e coordinato le diverse iniziative dell’Unione Europea rispetto alle molteplici dimensioni dell’Agenda 2030, ivi comprese quelle recentemente decise dal Consiglio europeo in risposta alla crisi da Covid-19”. In queste parole del professor Enrico Giovannini, allora portavoce ASviS e attuale ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, possiamo cercare un altro obiettivo del presente documento e delle politiche dell’Unione: dare un seguito pratico alle proposte fin qui solo retoricamente auspicate dai governi europei.

L’intervento della Commissione

Il cambio di passo dell’attuale Commissione guidata da Ursula von der Leyen dimostra che gli obiettivi dell’Agenda 2030 siano ormai al centro delle politiche UE:

  • La Commissione ha assegnato a ciascun Commissario il compito di raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile di propria competenza;
  • Si è impegnata per ridisegnare il Semestre europeo all’insegna degli stessi obiettivi;
  • Ha avanzato proposte per fare del Green New Deal la strategia di crescita per l’intero Continente;
  • Ha posto la transizione ecologica e la digitalizzazione tra le precondizioni per l’accettazione dei fondi che rientrano nel Next Generation EU.

Proprio sull’ultimo punto, vediamo collimare gli obiettivi economici – la ricezione dei fondi del Recovery fund da parte degli Stati membri – con gli obiettivi di sostenibilità. Infatti, più di un terzo delle risorse complessivamente mobilitate dal Recovery Fund andranno a sostenere progetti finalizzati alla transizione ambientale.

Progettare uno sviluppo sostenibile è diventato una condicio sine qua non grazie alla quale gli Stati membri sono “obbligati” ad impegnarsi per ricevere i fondi stanziati. A livello comunitario possiamo sintetizzare la transizione ambientale in tre pilastri principali.

La decarbonizzazione

Il primo pilastro corrisponde alla decarbonizzazione.

Ad oggi, il carbone è ancora utilizzato in numerosi settori. In particolare, è utile nel comparto energetico, nella produzione di cemento e nell’industria chimica, per la quale produce una grande quantità di sostanze reagenti.

In Europa abbiamo acquisito una buona consapevolezza sul tema e crediamo che il discorso carbone sia sulla via del declino. Come però dimostrano i dati sulla produzione di carbone nel mondo, realtà come Cina e India continuano a investire su questa fonte di energia. Anche nell’Europa dell’Est e in molti Paesi ai confini con l’Unione Europea, la situazione è critica: in certi casi, decarbonizzare non basta se poi si commercia con chi progetta e utilizza miniere di carbone.

La decarbonizzazione si traduce nella riconversione delle economie europee, che dovranno incrementare il benessere collettivo riducendo in maniera drastica le emissioni in atmosfera. Essa dovrà passare da ogni singolo ramo che compone le economie moderne. Ad oggi, infatti, nessun settore può dirsi completamente “carbon free”: occorre ripensare al tessuto industriale, ma anche alla filiera agroalimentare e a quella dei trasporti. Il settore energetico, quello delle costruzioni, ma anche quello dei servizi andranno riprogettati nella lotta contro i cambiamenti climatici.

L’economia circolare

Il secondo pilastro è quello dell’economia circolare. Qui il concetto di transizione ambientale si traduce nel superamento del tradizionale modello di sviluppo economico “estrazione – uso – rifiuto”. Tale schema dovrebbe essere sostituito con un modello di circolarità volto alla massimizzazione del riutilizzo.

Così, il nuovo percorso da intraprendere si può ripartire nello schema “estrazione – uso – recupero“, con una riduzione al minimo degli scarti. Col progredire di questo percorso, l’estrazione di nuove risorse dovrebbe essere soppiantata dal riuso dei materiali di scarto, diventati nel frattempo “materie prime secondarie”. In generale, l’adozione di un’economia circolare dovrebbe consentire la dissociazione del concetto di crescita economica da quello di sfruttamento delle risorse.

L’integrità degli ecosistemi

Il terzo pilastro corrisponde alla protezione dell’integrità degli ecosistemi. Anche in questo caso, si parlerebbe di transizione, poiché a cambiare dovrebbe essere la prospettiva con cui si tutela l’ambiente. Bisognerebbe passare da una tutela dell’ambiente legata al controllo delle esternalità negative, causate dai processi di sviluppo economico, a un nuovo approccio che tuteli prima di tutti gli ecosistemi.

In sostanza, la tutela ambientale non dovrebbe più essere una cura dei danni causati dall’uomo, ma una premessa entro cui l’uomo dovrebbe operare. Di fronte a qualsiasi azione intrapresa dall’essere umano, dovrebbe esserci un pensiero prioritario per la preservazione degli ecosistemi e per lo sviluppo sostenibile.

Questo pilastro si traduce in un cambio del paradigma culturale, che ben si sposa con la sensibilità per l’ambiente delle nuove generazioni di cittadini europei. Per cambiare la cultura, bisogna investire sull’insegnamento di una nuova sensibilità ambientale.

Qui entrano in gioco più figure, istituzionali e private. Tra queste, possiamo trovare il MIUR, che ha introdotto nelle scuole italiane l’educazione ambientale e alla sostenibilità. Anche le Partnership Pubblico-Privato hanno un ruolo fondamentale: ricordiamo, ad esempio, Milano Scuola sul benessere e la sostenibilità delle città, un’iniziativa volta all’insegnamento dell’inclusività e dello sviluppo sostenibile nelle città italiane.

Milano MIX: la transizione ambientale come priorità

A livello nazionale e internazionale possiamo dunque registrare un notevole interesse per il tema della transizione ambientale: l’Agenzia europea dell’ambiente si immagina un’Europa “più sana, pulita e resiliente” entro il 2050, anno in cui si dovrebbe raggiungere la neutralità carbonica.

Ma a livello urbano possiamo dire lo stesso?

Per quanto riguarda la città di Milano, la risposta non può che essere affermativa. Milano è infatti la prima città italiana ad aver istituito – nel luglio 2019 – l’assessorato alla Transizione ambientale. È anche la prima città del network globale C40 a vedere questa delega mantenuta direttamente dal Sindaco, dato l’alto livello di priorità. Inoltre, è l’unica italiana a comparire tra le 32 città nel mondo che hanno raggiunto gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul Clima entro il 2020.

Questi risultati attestano un impegno sistemico del Comune di Milano, che intende dare un seguito pratico agli obiettivi nazionali e comunitari. Milano mette in campo un mix di risorse concentrate su “sviluppo tecnologico e digitale, energia, food policy, politiche sociali e rigenerazione urbana”. Per farlo, cerca di investire sugli asset principali della città: il capitale umano, il ricco ecosistema universitario, l’essere una capitale finanziaria e una città con una forte ispirazione civile e solidale.

Milano MIX è il piano con cui il Comune si prepara a una vera transizione ambientale, anche grazie allo sviluppo e al miglioramento dei seguenti passi:

  • Politiche sulla mobilità avanzata, come Area C e Area B.
  • Sharing mobility di bici e veicoli elettrici, che hanno registrato un primato nazionale sul numero di utilizzatori.
  • Il rinnovo della flotta ATM che porterà la città ad avere un parco autobus full electric entro il 2030.
  • Investimenti sulla viabilità ciclabile e la mobilità dolce.
  • Progetti di forestazione urbana, come ForestaMI.
  • Depavimentazione e rigenerazione di alcune aree urbane.

Il Piano Aria e Clima e le criticità

A supporto di questi punti, una priorità per il Comune e per i suoi cittadini è stata l’approvazione del Piano Aria e Clima. Secondo l’ultimo report sui cittadini e i cambiamenti climatici del Comune di Milano, gli abitanti della città sono particolarmente sensibili alle tematiche relative al clima e all’ambiente.

Con il Piano Aria e Clima, Milano si pone tre obiettivi principali:

  • Il rientro nei valori limite delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici PM10 e NOx (polveri sottili e ossidi di azoto), fissati dalla Direttiva 2008/50/EC (recepita dal D.Lgs 155/2010) a tutela della Salute pubblica.
  • La riduzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) del 45% entro il 2030 e del 100% entro il 2050.
  • Il contributo a contenere l’aumento locale della temperatura fino al 2050 entro i 2°C, mediante azioni di raffrescamento urbano e riduzione del fenomeno dell’isola di calore in città.

Occorre ricordare che Milano si trova in Pianura Padana, una delle aree geografiche con la più alta mortalità causata dall’inquinamento in Europa. Milano è quinta nella triste classifica delle città con la più elevata mortalità da biossido di azoto (NO2), dietro a Madrid, Anversa, Torino e Barcellona.

Non tutto è oro quello che luccica: come afferma questo articolo del Fatto Quotidiano, c’è tanto marketing dietro a Milano MIX e alle politiche sulla sostenibilità. L’impegno verso una Milano più verde c’è, ma non mancano problemi tangibili come inquinamento, cementificazione e una grande speculazione edilizia.

Di fronte a questi dati, risulta ancora più vitale l’impegno del Comune meneghino verso un futuro più sostenibile.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: The Met (CRDImages / DT221539)

Raimondo M. Cataldo



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