I corsi IFTS, un ponte tra istruzione e lavoro

Home / Blog / Edu / I corsi IFTS, un ponte tra istruzione e lavoro8 Settembre 2021I corsi IFTS, un ponte tra istruzione e lavoro

Scuola e lavoro: due mondi che viaggiano a due velocità

La mancanza di una sinergia efficace tra il mondo della scuola e quello del lavoro è una problematica tipicamente italiana.

L’offerta formativa della scuola secondaria e delle università è spesso disallineata con le richieste di competenze professionali delle aziende. Inoltre, gli studenti in uscita dalle scuole superiori non sempre vengono accompagnati nella ricerca di un impiego perché gli istituti spesso presentano carenze nel servizio di placement.

Da un lato c’è il sistema educativo, con i suoi percorsi non sempre funzionali ai bisogni occupazionali espressi dalle realtà imprenditoriali del territorio. Dall’altro c’è un sistema delle imprese in costante evoluzione, che deve rincorrere l’innovazione tecnologica per riuscire a competere sul mercato globale e che necessita inevitabilmente di figure professionali al passo con i tempi, flessibili e altamente specializzate.

Esploreremo l’offerta formativa dei corsi IFTS, che, come i corsi ITS di cui avevamo già parlato in un altro articolo sul blog, colmano questa lacuna, costruendo un vero e proprio ponte tra istruzione e lavoro.

Disoccupazione, dispersione e inattività dei giovani

Questo scollamento tra il sistema di istruzione e formazione e quello del lavoro, influisce indubbiamente sull’alto tasso di disoccupazione giovanile del nostro Paese, pari al 33,8% nel gennaio 2021, secondo quanto riportano i dati Ocse. Le scarse prospettive occupazionali in Italia anche per chi ha conseguito la laurea, da un lato spingono i ragazzi a cercare occasioni migliori all’estero (+41% di cervelli in fuga nel 2021 dal 2013) e dall’altro incrementano la dispersione universitaria. Basti pensare che solo nel 2016 l’Eurostat aveva registrato 3 milioni di abbandoni universitari in Italia.

Le difficoltà nel trovare un impiego hanno anche un riflesso negativo sullo stato di benessere psicologico dei giovani, che risultano sempre più scoraggiati, demoralizzati, con poche speranze per il loro futuro professionale. Fenomeno evidenziato da un altro triste primato italiano, quello dell’elevato tasso di inattività (Neet, Neither in Employment nor in Education or Training) dei giovani dai 15 ai 24 anni che non seguono alcun percorso formativo, non lavorano e non cercano un’occupazione. Dal rapporto pubblicato dall’esecutivo dell’Unione Europea emerge che, nel secondo trimestre del 2020, il tasso di inattività ha raggiunto quota 20,7%, anche per effetto delle difficoltà economiche, formative e psicologiche prodotte dagli interventi statali a contenimento della pandemia.

Il tasso di Neet, più nello specifico è espressione delle difficoltà della transizione tra scuola e lavoro. Infatti, il numero di coloro che dopo essere usciti dal percorso formativo non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, restando confinati in quest’area grigia, è molto alto nei Paesi che, come l’Italia combinano carenze sul fronte sia della domanda che dell’offerta di lavoro, unita ad una inadeguatezza degli strumenti di incontro tra domanda e offerta. Il valore di questo indicatore nella fascia tra i 25 e i 34 anni – fase della vita cruciale per la costruzione dei progetti di vita – era di 28,9% nel 2019 (a fronte di una media europea del 17,3%) secondo i dati Eurostat. L’Italia anche in questo caso, rimane tra i peggiori paesi in Europa.

Inoltre, l’impatto economico e sociale della crisi sanitaria rischia di aggravare fragilità preesistenti in riferimento soprattutto alle condizioni dei giovani. Si tratta in totale di circa 3 milioni di under 35 che non sanno cosa fare del proprio futuro. Nel 2010 l’Unione europea ha adottato il tasso di inattività come indicatore di riferimento sulla condizione delle nuove generazioni e misura principale dello spreco della risorsa giovani in un dato paese o territorio.

Una soluzione europea

Allo scopo di contenere il fenomeno della disoccupazione giovanile, l’Unione Europea finanzia agli stati membri con un tasso di Neet superiore alla media europea del 12,5% programmi appositi. Per quanto riguarda la lotta alla dispersione scolastica e universitaria, lo strumento europeo di riferimento è il Fondo Sociale Europeo (FSE).

A cui si è aggiunto il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) avviato per aiutare i paesi membri ad affrontare la crisi economica e occupazionale causata dalla pandemia di COVID-19.  FSE+ mira a “far conseguire livelli elevati di occupazione e una protezione sociale equa, nonché a sviluppare una forza lavoro qualificata e resiliente, pronta per la transizione verso un’economia verde e digitale.”

Nell’ambito di questi programmi, si collocano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) rivolti a giovani diplomati e gli interventi di politica attiva del lavoro per l’accompagnamento al lavoro degli studenti in uscita dai percorsi formativi.

I corsi IFTS

I corsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) sono corsi di formazione nati nel 2010 e costruiti in collaborazione con le imprese del territorio, le università, i centri di ricerca scientifica e tecnologica, gli enti locali e il sistema scolastico e formativo.

Formano tecnici di alto livello, iperspecializzati con competenze in linea con quanto richiesto dalle aziende. In virtù di questo l’offerta formativa varia di anno in anno e in base alla Regione di riferimento, attenendosi alle richieste territoriali specifiche. Ad esempio, Regione Lombardia per l’anno 2021/2022 ha attivato corsi IFTS negli ambiti di: manifattura; meccanica, impianti e costruzioni; edilizia; cultura informazione e tecnologie informatiche; servizi commerciali; turismo e sport. 

L’obiettivo finale del percorso è quello di formare figure professionali tecniche di livello medio-alto, oggi molto richieste dalle aziende che si mostrano attente alle innovazioni e sempre al passo con le nuove tecnologie.

I corsi sono cofinanziati dall’Unione Europea, MIUR e dalle singole Regioni. Ciascun percorso ha una durata di un anno (dalle 800 alle 1000 ore) e sono suddivisi in due semestri, il primo dedicato alla parte teorica con lezioni frontali e laboratori e la seconda di stage in azienda. I docenti sono esperti che provengono direttamente dal mondo del lavoro, con esperienza concreta nei relativi settori professionali.

A conclusione del corso, si otterrà un Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore, tale qualificazione è referenziata al IV livello del Quadro europeo delle qualifiche – EQF ed immediatamente spendibile nel mercato del lavoro italiano ed europeo.

L’accesso ai corsi IFTS è subordinato al conseguimento del Diploma di Istruzione Secondaria Superiore o il Diploma Professionale di tecnico conseguito nei percorsi di IeFP ed è possibile iscriversi fino a 29 anni di età alla data di avvio del percorso.

Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire) del Ministero dell’Istruzione, l’80% degli studenti trova lavoro entro un anno dal diploma e nel 90% dei casi in un’area coerente con quanto studiato.

Sottolineiamo inoltre, che lo scorso luglio, in attuazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) la Giunta di Regione Lombardia ha incrementato i fondi stanziati per l’alta formazione tecnica e professionale di 20 milioni, raggiungendo quindi i 60 milioni totali. I corsi IFTS a disposizione degli studenti in Lombardia per l’anno 2021/2022 saranno oltre 100 e 200 corsi ITS. Nel giro di un solo anno gli studenti di corsi ITS passeranno da circa 3.500 ad oltre 4.500 pari ad un incremento che sfiora il 30%”.

Bilancio finale

Opportunità come quelle offerte dai corsi IFTS sono purtroppo poco conosciute e solamente rivolgendosi ad un orientatore o a qualcuno che ha seguito questi corsi si viene a conoscenza della loro esistenza. In virtù dell’alta specializzazione che offrono e del considerevole tasso di occupazione degli studenti IFTS sarebbe invece necessario, promuoverli.

In definitiva, i corsi IFTS rispondono all’esigenza di collegare il mondo della scuola con il mondo del lavoro, offrendo un’alternativa valida all’università e una preparazione che va oltre quella accademica meramente teorica, tramite attività concrete in laboratorio e uno stage finale in azienda con alto tasso di riconferma al termine di tirocinio.

Disegnano nuove possibilità formative e lavorative a chi interrompe il proprio percorso universitario.

E infine, rappresentano una nuova occasione per mettersi in gioco ai Neet e ai disoccupati che assumono competenze richieste e in linea con il mercato del lavoro contemporaneo e una formazione tecnica e professionale approfondita e mirata.

Per approfondire

 

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Vittoria Mineo



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