ITS: la sfida al futuro dell’istruzione italiana

Home / Blog / Edu / ITS: la sfida al futuro dell’istruzione italiana17 Marzo 2021ITS: la sfida al futuro dell’istruzione italiana

“Il giovane cammina più veloce dell’anziano,

ma l’anziano conosce la strada.”

L’innovazione tecnologica e l’industria 4.0 richiedono formazioni sempre più specifiche e specialistiche. Al contempo, i periodi di crisi avvenuti nelle prime decadi del nuovo millennio hanno imposto una maggiore rigidità e minore apertura del mondo del lavoro per i giovani usciti da un percorso formativo.

In quest’ottica nascono gli ITS: per mitigare lo scollamento tra formazione ed esperienza facilitando l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro e la riqualificazione di adulti occupati e non occupati.

Gli ITS rivestono, per il Governo Draghi, un asset determinante nel rilancio dell’Italia: è in questo senso che un miliardo e mezzo di euro del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sarà destinato proprio alla formazione terziaria non accademica (20 volte il finanziamento in un anno normale pre-pandemia).

Gli ITS

I percorsi formativi post diploma offerti da queste scuole ad alta specializzazione tecnologica rispondono alla domanda di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche da parte delle imprese, favorendo quindi la Smart Specialisation.

Co-finanziate dal Programma Operativo Regionale Fondo Sociale Europeo 2014-2020 (“Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione”) ed istituite a partire dal DPCM del 28 gennaio 2008, le Fondazioni che ad oggi offrono corsi di Istruzione Tecnica Superiore sono 107 in tutto il territorio nazionale, mostrando una crescita significativa di corsi ed iscritti, oltre che di diplomati, anno per anno.

La durata dei corsi è di norma di 4 semestri (1800-2000 ore) e di questi il 30% (fino a 800 ore) è speso all’interno di uno stage aziendale, attraverso la realizzazione di progetti e attività a misura di studente.

“I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche” scriveva il filosofo francese Joseph Joubert: infatti, nei corsi il personale docente è per almeno il 50% costituito da professionisti di settore messi a disposizione dalle aziende che collaborano con l’ITS. I professionisti portano in aula le competenze e le tecnologie che utilizzano ogni giorno nel proprio lavoro.

Offerta Formativa

Per accedere a questo tipo di percorsi formativi i candidati devono essere in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore oppure di un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale (IeFP) integrato da un corso annuale di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), oltre che una buona conoscenza dell’informatica e della lingua inglese e previo superamento di una selezione.

I candidati sono selezionati sulla base di un test attitudinale riguardo competenze tecnicoscientifiche di base, seguito da un colloquio motivazionale.

L’offerta formativa dei corsi ITS si articola in sei aree tecnologiche e a loro precisi ambiti, per ciascuno dei quali sono state individuate, a livello nazionale, specifiche figure professionali che rispondano alle esigenze delle imprese sul territorio.

Le aree e i specifici ambiti sono i seguenti:

  • Efficienza energetica
    • Approvvigionamento e generazione di energia
    • Processo e impianti ad elevata efficienza e a risparmio energetico
  • Mobilità sostenibile
    • Mobilità delle persone e delle merci
    • Produzione e manutenzione di mezzi di trasporto e/o relative infrastrutture
    • Gestione infomobilità e infrastrutture logistiche
  • Nuove tecnologie della vita
    • Biotecnologie industriali e ambientali
    • Produzione di apparecchi, dispositivi diagnostici e biomedicali
  • Nuove tecnologie per il Made in Italy
    • Sistema agro-alimentare
    • Sistema casa
    • Sistema meccanica
    • Sistema moda
    • Servizi alle imprese
  • Tecnologie Innovative per Beni e le Attività Culturali – Turismo
    • Turismo e attività culturali
    • Beni culturali e artistici
  • Tecnologie dell’Informazione e della comunicazione
    • Metodi e tecnologie per lo sviluppo di sistemi software
    • Organizzazione e fruizione dell’informazione e della conoscenza
    • Architettura e infrastrutture per i sistemi di comunicazione

Al superamento della verifica finale i diplomati assumono la Qualifica di “Tecnico Superiore” (V livello EQF). Tale formazione non accademica, risulta altamente concentrata in aree lavorative strategiche per lo sviluppo del paese.

Il territorio degli ITS

Il sistema della formazione tecnica superiore è nato per garantire che la formazione di alto livello di tipo tecnico rispondesse ai fabbisogni professionali e formativi provenienti dal territorio.

Delle 107 Fondazioni ITS ad oggi attive in Italia la maggior parte ha sede in Lombardia (20); seguono Campania (9); Lazio (8); Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto con 7 ITS; Puglia con 6 ITS; Sicilia con 7 ITS, Calabria e Abruzzo con 5 ITS; Marche, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna con 4 ITS; una sola Fondazione è presente in Molise, Umbria e Basilicata. Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia sono le regioni ad avere almeno una Fondazione ITS in tutte le aree tecnologiche.

Le città di Torino e Milano dividono il primato per il maggior numero di Fondazioni ITS nel proprio territorio metropolitano, con cinque ITS ognuno.

Obiettivi e finalità

Come sottolineato dal Digital Transformation Scoreboard dell’Unione Europea, le principali sfide dell’Italia risiedono nelle competenze digitali e nell’ambiente di start-up ed imprenditoria ICT.

La scarsa performance dell’Italia nei cambiamenti nell’ambiente di start-up ICT è principalmente dovuta alla bassa quota di imprese ICT in proporzione al numero totale di PMI. Inoltre, l’Italia ha un tasso di natalità relativamente basso delle imprese ICT.

Ad oggi, gli ITS già incidono su tale versante, dimostrando un tasso di occupazione nel settore ICT dei diplomati molto alto, oltre l’80% (dati monitoraggio INDIRE).

La difficile sfida all’innovazione del tessuto lavorativo del nostro paese passa attraverso questa integrazione degli ITS nel panorama di formazione e istruzione italiano. Ciò si riflette anche sulle scelte del Governo Draghi di investire maggiormente sugli ITS.

Come rilevato da molti, un primo problema della falsa partenza degli ITS sta nell’assenza o precarietà comunicativa riguardo l’offerta formativa, nonché la poca chiarezza sulla qualifica.

C’è infatti chi, come il nuovo Ministro all’Istruzione, pensa di cambiare anche il nome in “Istituti Superiori di Tecnologie applicate” per evitare che i percorsi degli ITS siano confusi con la formazione offerta dagli Istituti Tecnici del secondo ciclo.

Inoltre, vi è chi propone una revisione delle qualifiche, come Valerio Ricciardelli; una ripartizione in tre livelli della Technical Education: low (equivalente della formazione professionale), medium (equivalente dell’istruzione tecnica quinquennale) e high (equivalente degli ITS, annuali e biennali). Secondo l’esperto, ingegnere e Maestro del Lavoro, il paese necessita di questi tre livelli “perché se si osserva l’organizzazione delle imprese industriali, dei loro processi chiave, dei trend in atto nel sistema competitivo del manufacturing mondiale, si osserva che i profili professionali del prossimo futuro (perché bisogna guardare a quelli, non ai profili di oggi) si articolano su i tre livelli citati”.

Investimenti, revisioni applicabili. Ad oggi sono questi gli interventi portati avanti per smuovere questo nascente asset della formazione non accademica nel nostro paese.

Saremo in grado di aggiungere all’equazione degli interventi anche una fluida comunicazione che aumenti l’interesse e la conoscenza di tali realtà?

 

Approfondimenti

 

cover image credit: The Met (Object: 317783 / Accession: 1996.73.1)

Federico Lebole



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