Badge digitali: la certificazione delle competenze

Home / Blog / Edu / Badge digitali: la certificazione delle competenze16 Dicembre 2020Badge digitali: la certificazione delle competenze

I badge nascono come distintivi fisici (delle toppe, dei patch) rilasciati da gruppi o organizzazioni ai membri per dimostrare il raggiungimento di determinati obiettivi, come succede per i Boy Scout con le Specialità, che indicano le competenze apprese al termine di un percorso di specializzazione costituito da più prove. Il processo di gamification, che ha portato elementi e dinamiche appartenenti alla sfera dei giochi al di fuori dei contesti ludici, rendendoli applicabili in ambiti come l’educazione e il lavoro, ha ridefinito il rapporto tra produttori di contenuti e i loro utenti.

C’è stata una evoluzione nell’idea di badge, che sta vivendo una nuova ondata di interesse anche in ambito digitale, da mostrare su siti personali o social network in relazione al proprio curriculum e alle proprie competenze; inizialmente assegnati ai giocatori dopo aver conseguito un obiettivo, il loro utilizzo è traslato anche in ambito lavorativo e formativo (quest’ultimo in particolare sta mostrando la grandissima influenza del processo di gamification, dato anche dalla spinta della pandemia verso l’utilizzo di piattaforme online e dell’e-learning) dove sono diventati oggi strumenti efficaci per esibire i risultati raggiunti, ovvero le competenze acquisite durante i percorsi professionali o educativi.

I badge digitali sono costituiti da una parte grafica, un’immagine, e delle informazioni relative al percorso che ne ha portato il conseguimento, ovvero i metadati, che indicano quale ente ha rilasciato la certificazione, chi è il destinatario di tale certificazione, quale skill è stata acquisita e il metodo per verificare che l’obiettivo sia stato realmente raggiunto, rendendo queste informazioni verificabili in modo molto più veloce e sicuro. Vengono garantiti dall’ente erogatore. Questi badge possono essere condivisi su altri social network (per esempio Linkedin) oppure inseriti in portfolio online per mettere maggiormente in luce le competenze acquisite anche al di fuori dei percorsi accademici.

Nel 2011 Mozilla ha avviato, in collaborazione con la Fondazione McArthur, il progetto Mozilla Open Badge, un modello infrastrutturale, una tecnologia pensata per la gestione di badge digitali rilasciati da terzi e la facile tracciabilità di chi li emette; disegnato in modo aperto, rende possibile a qualsiasi piattaforma fornire servizi di emissione dei badge. Nel 2014 è nata la Badge Alliance, una rete di organizzazioni nata con l’obiettivo di costruire un ecosistema di open badge; i badge acquisiti vengono archiviati nel backpack, un portfolio personale che colleziona i badge e ne rende possibile la condivisione. Mozilla Backpack è stato ceduto nel 2017 all’ IMS Global Learning Consortium, che con il progetto Badgr ha assunto la responsabilità di gestire le specifiche e farle evolvere.

I soggetti interessati nel sistema Open Badges sono tre: issuer, earner e user. I primi sono gli enti o le associazioni che erogano le attività, corsi o esperienze certificabili con i badge; sono quindi coloro che ricoprono la figura dell’insegnante o dell’ente di formazione. Gli earner sono gli utenti che collezionano i badge, e che possono poi esporli tra le loro competenze. Infine, i datori di lavoro sono definiti user, letteralmente quelli che “usano” il sistema dei badge e la loro capacità di certificare le competenze, proprio perché questi costituiscono un aiuto nell’identificare figure professionali più adatte e qualificate per il posto disponibile. Un ruolo molto importante nella realizzazione dei badge spetta a grafici e sviluppatori software, che hanno il compito di renderli efficaci e accattivanti.

Perché gli open badges funzionano

Gli obiettivi degli open badges sono l’apprendimento continuo, la possibilità di crescita personale e di dimostrare le competenze acquisite. La loro nascita però si deve alla presa di consapevolezza che all’interno di un curriculum vitae i titoli di studio tradizionali non sono esaustivi per la rappresentazione delle capacità e delle qualità che una persona riesce a sviluppare anche in contesti e situazioni di apprendimento non formale; i percorsi di formazione istituzionale sono garanti di una formazione corrispondente all’ordinamento didattico, e per questo costituiscono una sicurezza sia per chi cerca lavoro sia per chi offre un posto, ma l’altra faccia della medaglia è la tendenza ad uniformare in percorsi scolastici standardizzati la preparazione degli individui, che in realtà è molto differente e variegata.

Nella costruzione di una figura professionale incidono moltissimo anche quelle esperienze personali extrascolastiche che è molto difficile comunicare e la cui validità è difficile verificare. Per questo gli open badges sono ottimi strumenti nella comunicazione tra aziende e individuo, in quanto funzionali per entrambe le parti: riescono ad adattarsi alla fluidità dell’apprendimento informale grazie alla facilità di creazione e della loro diffusione, ma contemporaneamente il percorso è accreditato e facilmente controllabile, in quanto certificato da terzi o dall’autorevolezza dell’issuer . Il ruolo di credenziale di un apprendimento informale permette il lifelong learning, quella visione della vita come un continuo percorso di miglioramento, che non si arresta al raggiungimento di un titolo di studio (diploma, laurea, dottorato) ma è una crescita continua di esperienze e qualità acquisite al passo con i tempi.

La spendibilità dell’idea nata da Mozilla di creare badges sta nella possibilità di farli comunicare tra loro: per la prima volta è stato possibile collezionare le competenze acquisite in sedi diverse, attraverso programmi con finalità diverse e raccoglierle in un unico luogo, per costruire un percorso personalizzato e coerente. Il risultato è un’immagine molto più complessa e granulare delle capacità e conoscenze di una persona, una descrizione più completa degli interessi e dell’iter formativo. Quello che quest’immagine rappresenta non è solo una raccolta di tutti gli obiettivi raggiunti, ma un tema emergente che aiuta l’individuo nella rappresentazione della sua employability, cioè la sua capacità di rendersi appetibile per il mondo del lavoro grazie alla validità delle abilità e delle conoscenze acquisite.

L’acquisizione dei certificati digitali è una grande possibilità anche per chi non ha avuto la possibilità di concludere percorsi formativi tradizionali, avendo ora il modo di esporre credenziali che certifichino l’acquisizione di competenze in ambiti di apprendimento al di fuori di quelli formali. Valorizzando e attestando percorsi formativi alternativi a quelli istituzionali, anche chi non ha un titolo accademico può costruire un profilo professionale interessante per i datori di lavoro e un percorso di apprendimento in continua crescita.

Per le università o gli enti di formazione, gli issuer, che decidono di aderire al sistema per rilasciare open badges, diventa possibile accrescere il valore dei corsi e rendere maggiormente spendibili i contenuti di tali corsi dando loro una maggiore visibilità, mettendoli in relazione con il sistema circostante. Le organizzazioni, emettendo le certificazioni possono acquisire una grande quantità di dati riguardo a quali temi la comunità è più sensibile, a quali risponde in modo più interessato; ma soprattutto, chi decide di emettere un badge può stimolare l’earner nel raggiungimento di nuovi traguardi (che vengono “premiati” dall’emissione di certificazioni), tenere traccia dei risultati raggiunti, e identificare nei badge digitali uno strumento per descrivere ruoli o professionalità interne all’azienda.

In Italia con Bestr

In Italia Cineca, consorzio interuniversitario italiano fondato nel 1969, oggi il maggiore centro di calcolo in Italia che opera al servizio del sistema accademico e della ricerca nazionale, coglie un problema primario nei paesi europei, ovvero la distanza tra le competenze richieste da aziende o datori di lavoro e quelle fornite dalla formazione istituzionale, il cosiddetto skill gap.

Il sistema accademico, la ricerca e le aziende dovrebbero interagire e collaborare alla formazione delle competenze utili per l’innovazione del paese; partendo da questo presupposto, nasce il progetto Bestr, la prima piattaforma italiana di digital credentialing. Questo sistema è stato pensato per valorizzare le competenze nate in ambito accademico, mettendole in relazione con le richieste del mercato e la realtà produttiva. Bestr cerca di mettere in luce il valore di un titolo di studio e le competenze implicite che sono state acquisite durante il percorso universitario attraverso la loro certificazione delle prove e dei percorsi sostenuti dagli studenti, riconoscendo maggior valore non solo agli earner ma anche alle università che decidono di prendere parte a questo progetto e che guadagnano prestigio.

Nel 2019, Bestr ha introdotto nella sua piattaforma i Blockcerts, uno standard open source proposto dal MIT Media Lab per esprimere digitalmente un certificato che raccoglie e comunica il set di traguardi raggiunti, sotto forma di transazione poi inserita all’interno di un blocco della Blockchain da parte dell’ente autorizzato a favore di un individuo; una sorta di libro digitale personale dove i titoli e le certificazioni conseguite vengono registrate, facendo sì che rimangano memorizzate e facilmente verificabili, senza dover ricorrere all’organizzazione o alla piattaforma di emissione per confermarne la validità. I vantaggi che derivano da questo modello sono la rapidità dell’accertamento dei titoli, in quanto il certificato viene emesso da una figura intermedia che ha il ruolo di garante (per esempio, Bestr), e la sicurezza che tale certificazione sia stata assegnata a quel preciso destinatario, dato che la Blockchain è nata con il preciso scopo di evitare la falsificazione e la manipolazione dei titoli.

Anche YATTA è issuer di OpenBadges : negli anni passati ha rilasciato diversi badge, tra cui corsi di Illustrator, Modular Typography e Indesign, dedicati a chi si avvicina per la prima volta a questi ambiti. Oggi, sta riprendendo questo percorso attraverso nuove offerte formative.

 

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