Digital skills, presente e futuro

Home / Blog / Formazione / Digital skills, presente e futuro9 Settembre 2020Digital skills, presente e futuro

La tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita, sia lavorativa che personale, e tutti i device da cui siamo circondati stanno plasmando le nostre abitudini. Questo però non si riflette sull’effettivo livello di digital skills in Italia: nella classifica di tutti gli Stati europei noi siamo al 25° posto su 28.

Nel 2020 avere competenze informatiche e digitali di vario tipo è fondamentale per non rimanere indietro. La trasformazione digitale porta con sé opportunità da cogliere per permettere lo sviluppo economico e sociale dei cittadini.

Secondo il World Economic Forum il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola, una volta diplomati o laureati, svolgerà lavori che ancora non esistono (a questo proposito, avete visto il Ted Talk di Ken Robinson?). Questo perché ci troviamo in un mondo in rapida trasformazione tecnologica e digitale.

Le competenze digitali richieste nel mondo del lavoro, individuate dal framework Europeo, riguardano la sicurezza ICT, l’elaborazione di dati digitali, comunicazione e collaborazione tramite mezzi digitali, risoluzione di problemi durante l’utilizzo di hardware e software e creazione di contenuti digitali. è necessario sviluppare competenze integrate, programmazione e sviluppo del “pensiero logico” per stare al passo con le innovazioni. Inoltre la competenza digitale ora è divenuto un elemento chiave nei percorsi di apprendimento permanente.

Italia in difficoltà

Ma a che punto siamo in Italia con le competenze digitali? Secondo il rapporto del 2018 dell’Osservatorio sulle Competenze Digitali (progetto patrocinato dal MIUR e l’AGID e in partnership con AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia), le digital skills sono diventate una componente imprescindibile delle professioni, ma non di quelle tecniche, bensì delle attività non strettamente informatiche, proprio perché si tratta di capacità lavorative trasversali, che impattano anche gli ambiti più tradizionali.

Il tasso di competenze digitali (DSR – Digital Skills Rate, indice creato dall’Osservatorio) è più evidente nell’Industria. Qui si aggira al 20% per funzioni di Supporto e Management e al 17% per le figure più specialistiche come progettazione, ricerca e sviluppo, marketing. In Italia, solo il 16,2% delle imprese con almeno 10 addetti impiega professionisti ICT contro il 72,3% delle grandi imprese.

in Italia è molto diffuso il fenomeno dello “skills mismatch”: secondo uno studio OCSE del 2015 le competenze possedute dai lavoratori non sono le stesse ricercate dalle aziende. Questo disallineamento si riscontra anche nel fatto che esistono lavoratori sovraqualificati per le posizioni disponibili.

Le digital skills sono le competenze più ricercate dalle imprese, quasi il 64% delle  4 milioni di occasioni di lavoro le richiedono. Tali abilità però non sono legate ad una specializzazione informatica/digitale: nel 57,7% dei casi consistono nell’“utilizzo delle tecnologie internet e l’abilità nella gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale”.

Si fa fatica a trovare i candidati giusti perché questi sembrano avere una preparazione insufficiente e le ragioni possono essere due: i profili ricercati scarseggiano e la preparazione dei candidati è inadeguata. La prima ragione potrebbe dipendere dai giovani e la loro scarsa consapevolezza delle potenzialità del digitale. La seconda ragione è sicuramente in capo alle aziende e ai loro inadeguati investimenti in formazione. Infatti solo il 38% delle aziende investono nello sviluppo delle digital skills dei dipendenti (indagine “Il Futuro è oggi: sei pronto?” di University2Business).

PISA-OCSE

L’indagine PISA-OCSE, che si rivolge agli studenti quindicenni ed esamina le loro capacità in ambito matematico-scientifico e comprensione del testo, mostra che è aumentato notevolmente il loro accesso alle nuove tecnologie.

Solo il 15% degli studenti nei paesi OCSE dichiara di non avere una connessione Internet a casa. Ma il fatto di essere sempre più connessi non significa necessariamente l’aver maturato maggiori competenze informatiche, sufficienti ad affrontare un mondo sempre in evoluzione.

I risultati da evidenziare riguardo all’Italia (che tengono conto anche di altre dimensioni per tracciare un quadro più ampio del percorso di apprendimento) sono:

  • scarse competenze digitali di base,
  • scarsa attrazione per un percorso professionale incentrato sulle discipline STEM (solo il 7% dei ragazzi ha intenzione di lavorare in ambito ICT,  tra le ragazze quasi nessuna),
  • peso delle condizioni socio-economiche sul completamento degli studi (solo 3 studenti su 5 in condizioni disagiate pensano di finire l’università),
  • gender gap significativo (la performance delle ragazze è diminuita rispetto a quella dei ragazzi che è rimasta stabile).

Per quanto riguarda i docenti, si trovano al 72° posto su 79 (paesi presi in considerazione) per competenze digitali in Europa, il 50% di loro (circa 800 mila) non possiede digital skills, anche se secondo i dirigenti scolastici le risorse ci sono per imparare a usare i dispositivi digitali (e nei mesi precedenti di lockdown sicuramente sono stati fatti passi avanti).

La situazione in Europa

Il DESI (Digital Economy and Society Index) monitora le prestazioni degli Stati europei in termini di connettività a banda larga, competenze digitali, attività online e digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

Come già citato, l’Italia si trova al 25° posto nella classifica dei 28 paesi membri (più la media europea), peggio di noi solo Romania, Grecia e Bulgaria. Rispetto alla media europea l’Italia presenta livelli di competenze digitali molto bassi. È anche vero che nel nostro paese circa 10 milioni di persone non usano Internet (il 39% dei quali sono gli over 65); inoltre solo il 24% dei cittadini accede ai servizi pubblici tramite il web.

DESI 2020. Classifica paesi europei per livello di digital skills.

 

Questo però è un problema che non riguarda solo noi ma molti altri paesi dell’unione. Nel report pubblicato dalla Commissione europea si legge che già l’85% dei cittadini usasse Internet nel 2019. Ciononostante solo il 58% possiede digital skills di base.

In Europa, 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali ma allo stesso tempo 169 milioni di europei tra i 16 e i 74 anni (44%) non hanno competenze digitali di base o comunque sufficienti. Numeri che fanno preoccupare se confrontati con la tendenza evidenziata dalla Commissione europea, secondo la quale la domanda di lavoratori in ambito ICT cresce ogni anno del 4%, condizioni che mettendo in pericolo il potenziale di crescita e competitività (digitale) dell’Unione. Si stima che siano circa 756.000 i professionisti in questa area che mancano nel 2020.

Nel 2016 quindi ha lanciato la New Skills Agenda for Europe, una nuova agenda con al centro le competenze digitali. Essa prevedeva iniziative che permettessero a tutti i cittadini di sviluppare competenze di base e trasversali utili al mercato del lavoro in Europa. Gli Stati membri erano inoltre invitati a definire a loro volta delle strategie nazionali in merito entro il 2017. Moltre altre iniziative sono nate in tempi più recenti.

Italia, Repubblica Digitale (in divenire)

il problema delle competenze digitali riguarda quindi tutta l’Europa e per cercare di risolverlo è nata la Digital Skills and Jobs Coalition. Al suo interno di sono riuniti gli Stati membri, le aziende e le organizzazioni coinvolte nel digitale. L’obiettivo è migliorare le conoscenze del digitale in tutta Europa tramite formazione dei disoccupati, corsi per insegnanti e bambini, alta formazione per specialisti. Tutti gli Stati hanno il compito di attuare strategie nazionali in merito.

L’Italia fa parte di questa coalizione con il progetto Repubblica Digitale” lanciato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con la partecipazione del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico. Gli obiettivi da raggiungere entro il 2025 (Piano Italia 2025) consistono nel promuovere l’inclusione digitale e l’adeguamento delle conoscenze dei cittadini, fino a ridurre l’analfabetismo digitale per raggiungere livelli dei paesi europei di riferimento quali Finlandia, Svezia ed Estonia che sono gli Stati membri con il più alto livello di digitalizzazione e di cultura digitale.

Al di fuori dell’Europa i principali competitor mondiali sono la Cina, nelle cui mani è il futuro del 5G, e gli USA, che dominano il mercato del cloud grazie a Google, Microsoft e Amazon.

A questo proposito la Commissione europea ha presentato il documento Europe fit for the digital age: Towards a truly European digital society,  una strategia da adottare nei prossimi cinque anni per poter colmare il divario digitale di circa 190 miliardi di euro nei confronti delle due potenze.

Diversi i temi toccati dal documento come la privacy dei dati personali, il bisogno di nuove regole per la competizione in ambito tecnologico e  la necessità di colmare il gap delle competenze digitali. L’Europa deve tornare in pole-position nella fornitura di infrastrutture e contenuti fruibili tramite web.

Per l’autunno è previsto un piano che porterà all’aumento del possesso di digital skills di base dal 57% al 70% in 5 anni. L’obiettivo è colmare il gap presente oggigiorno in Europa nel mercato del lavoro tra la domanda e l’offerta di persone specializzate.

Le soluzioni quindi non mancano a livello europeo e nazionale. Forse ora servono delle politiche a livello locale più vicine ai singoli cittadini affinché possano migliorare le proprie competenze.

Per approfondire:



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