Le piattaforme per l’e-learning

Home / Blog / Work / Le piattaforme per l’e-learning19 Novembre 2020Le piattaforme per l’e-learning

È possibile affermare che l’e-learning è ormai diventata una pratica diffusa per l’apprendimento in differenti ambiti, da quelli nei quali le attività pratiche/manuali sono preponderanti, a quelli creativi o progettuali, fino ad arrivare ai contesti scolastici e accademici, dove il balzo in avanti negli ultimi mesi è stato particolarmente significativo.

Oltre alle contingenze legate al Coronavirus che impongono di rimanere più tempo a casa per svolgere le proprie attività lavorative o educative, il processo di diffusione dell’apprendimento a distanza è da tempo entrato nella nostra quotidianità. Oggi sembra arrivato ad una tale maturazione che è difficile prevedere un suo abbandono una volta terminata la pandemia, quindi vale la pena studiare adeguatamente gli strumenti e le modalità che lo rendono possibile.

Tutti i sistemi di e-learning prevedono alcuni elementi essenziali, quali  ad esempio la presenza di contenuti multimediali, interattività, download di risorse e upload di elaborati, valutazione delle conoscenze acquisite (assessment). L’organizzazione di questi contenuti per realizzare nuove forme di fruizione della didattica ha portato allo sviluppo di piattaforme sempre più performanti e adatte allo scopo, dando vita all’acronimo LMS (learning management system) che è una derivazione più verticale dei cosiddetti CMS (nei quali ad esempio domina WordPress). Si tratta di piattaforme applicative che permettono la costruzione e fruizione di corsi in modalità anche molto articolate.

Nell’articolo sul nuovo corso della formazione aperto dalla creazione dei titoli di studio delle Big Tech, abbiamo parlato dei corsi di Google annunciati nell’agosto del 2019. Ed entrando nello specifico tecnico del suo progetto online, i dipendenti di Google diventeranno docenti di corsi che saranno ospitati dalla piattaforma Coursera, leader di mercato in questo ambito e tra le prime (dall’aprile del 2012) che hanno colto il valore economico del proporre direttamente online corsi di livello qualitativamente molto alto. Non un caso fortuito, dato che l’azienda è stata fondata da un gruppo di docenti dell’Università di Stanford.

Nella forma attuale, Coursera offre corsi inerenti tutte le discipline (scienze sociali, economia, fisica, matematica, scienze umanistiche, ecc.) , anche tramite partnership con prestigiose università di tutto il mondo. Le modalità di apprendimento si sviluppano su videolezioni, contenuti extra, piattaforme di esercitazioni e di esame e forum di discussione.

I MOOC, corsi per tutti

Il modello su cui si basa Coursera viene definito MOOC, acronimo di Massive Open Onine Courses, ovvero Corsi Online Aperti a Tutti. Così come espresso dal nome autoesplicativo, i MOOC sono corsi strutturati per abbracciare un pubblico sempre più ampio e nutrito. Sfruttando l’assenza di confini che il web concede, permettono una maggiore fruizione di corsi e contenuti a costi relativamente bassi e fanno sì che si possano acquisire sempre più competenze, anche con possibilità di spostamento limitate, che impedirebbero di seguire un corso tenuto in un luogo geograficamente distante. Sui MOOC si opera generalmente una distinzione tra le diverse tipologie di corso, in relazione al modello didattico o strutturale implementato:

  • xMOOC: sta per eXtended Massive Open Online Course si riferisce ad un tipo di corso scalabile nelle dimensioni. Il suo vantaggio consiste nel poter ampliare notevolmente il numero di studenti che possono seguire i corsi. Alcuni critici ne condannano molti aspetti, perché tendono a ridurre la frontalità delle lezioni. Si tratta solamente di un’opinione, però. EdX, Coursera e Udacity sono alcuni esempi di xMOOC.
  • cMOOC: la”c” in cMOOC sta per connettivista, che ne descrive la natura. Sono infatti basati sull’aspetto collaborativo. È una definizione che è stata introdotta da Stephen Downes, co-fondatore di uno dei primi MOOC, elaborata per distinguerli dagli xMOOC. Invece di essere pensati per sostenere lezioni frontali, come nei corsi universitari tradizionali, essi stimolano l’interazione e il collaborazionismo, creando appunto delle connessioni. Si serve, infatti, di strumenti come blog, comunità di apprendimento o di social media. In tal modo, gli studenti sono tutti considerati sia insegnanti che alunni.

 

In Italia, le piattaforme di e-learning con un approccio MOOC sono già in tante, diffuse e utilizzate anche dalle Università. Su tutti possiamo annoverare, ad esempio, EMMA (European Multiple Mooc Aggregator), un progetto pensato e sviluppato da tantissime università europee e supportato dall’Unione Europea. È coordinato a partire dall’Università Federico II di Svevia di Napoli. Eroga corsi aperti e in più lingue della durata di trenta mesi, ma l’obiettivo è quello di allungarli e renderli definitivi.

Un’altra piattaforma molto usata in Italia è Eduopen, progetto recente (2016) e finanziato dal MIUR. Dopo 4 anni dalla nascita conta oltre 60 milioni di utenti in tutto il mondo e permette di approfondire conoscenze in tanti settore.

POK – POLIMI, inoltre, è il MOOC del Politecnico di Milano sta riscuotendo un grandissimo successo tra docenti e studenti, ma non solo. I corsi proposti sono su più lingue, seguendo il modello e la filosofia di tutti i MOOC, e sono aperti a chiunque voglia partecipare, non necessariamente a chi è iscritto all’ateneo.

Moodle, piattaforma open e democratica

Tra gli LMS che hanno avuto il maggiore impatto a livello mondiale è però open e si chiama  Moodle, acronimo di Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment (ambiente per l’apprendimento modulare, dinamico, orientato ad oggetti). Con finalità più ampie, almeno nella filosofia che la sostiene, Moodle si pone come lo strumento ideale per una vera democratizzazione dell’istruzione. Si tratta comunque di una piattaforma per l’apprendimento progettata per fornire a educatori, amministratori e studenti un unico sistema robusto, sicuro e integrato (anche se non di semplice utilizzo per chi ha delle conoscenze informatiche di base) per creare ambienti di apprendimento personalizzati.

Moodle è progettato e coordinato in Australia dalla società omonima, ed è supportata finanziariamente da una rete di oltre 80 società Moodle Partner in tutto il mondo. Moodle si differenzia dai sistemi LMS commerciali per due principali caratteristiche. Si tratta, innanzitutto, di un software open source che viene utilizzato da oltre 75.000 utenti registrati, in 140 paesi, in 70 lingue, con circa 7.500 siti registrati. Gli utenti più esperti sono liberi di intervenire su Moodle e aggiungerne, modificarne o evolverne le funzionalità, a seconda di quanto sia necessario, in piena logica open source. Proprio per questo scopo, nel 2015 è nata la Moodle Users Association, un’immensa community il cui scopo è proprio la crescita di Moodle, “fornendo una voce forte e unita agli utenti, e dando indicazioni e risorse per nuovi sviluppi”.

Il secondo peculiare aspetto che rende Moodle unico nel suo genere è rappresentato dal fatto che il suo sviluppo si poggia sul costruzionismo pedagogico, una delle principali teorie di apprendimento, elaborato da Seymour Papert negli anni Novanta, (che ha ispirato anche molte delle attività che portiamo avanti come YATTA). Secondo il costruzionismo, l’apprendimento avviene in modo più efficiente e si interiorizza più velocemente se chi apprende è coinvolto nella produzione di oggetti tangibili. In pratica, si impara meglio direttamente sul campo, costruendo e correggendo gli inevitabili errori nel processo di costruzione. Anche in Moodle, la logica di interattività e multimedialità è la stessa degli LMS commerciali. Secondo una ricerca della società statunitense di consulenza web “Capterra”, fino al 2018, Moodle aveva già registrato oltre 125 milioni di utenti in tutto il mondo ed al secondo posto per numero di installazioni. In Italia tantissime università italiane ne fanno uso: Sapienza di Roma, Università degli Studi Del Piemonte Orientale, Università di Torino, Università di Padova.

La qualità dei corsi

L’e-learning in generale dovrebbe ampliare la platea di chi si forma e si qualifica in una determinata area del sapere, secondo un concetto di democrazia digitale che aleggia sempre intorno ai progetti informatici. Un mondo apparentemente aperto a tutti e senza alcun tipo di discriminazione, ma va considerata anche l’altra faccia della medaglia. Un sistema aperto e accessibile, è sia fruibile da chiunque voglia seguire un corso, ma è accessibile anche (o soprattutto) a società, pubbliche e private, che vogliano creare la propria offerta di corsi. In altre parole, piattaforme alla portata economica e tecnologica di tutti, devono comunque essere testate per la qualità dell’offerta proposta. Se chiunque può strutturare un corso in poche mosse e grazie a automatismi e grafiche ad effetto, è essenziale capire se esistono le conoscenze specifiche e i giusti accreditamenti per rendere un percorso di apprendimento documentato e autorevole.

Quando si acquista un corso online, è il caso di fare le stesse considerazioni di quando si compra un qualsiasi prodotto o servizio. Forse di più, visto che un corso ci fornisce competenze e certificazioni che ci serviranno per qualificare ulteriormente la nostra professionalità e che si servono per acquisire una posizione lavorativa di maggiore prestigio nella società.

Tra gli elementi che bisogna valutare potremmo indicare quelli che possono avere più importanza, ovvero la durata, la qualifica degli insegnanti, se il corso è accreditato (anche se non si tratta di una condizione vincolante) e, ovviamente, i benefici del corso stesso. Per quanto concerne la durata, può capitare che venga pubblicizzato un corso che si sviluppi in un numero di ore molto elevato, solo per giustificare un prezzo più alto. Quando si sta per acquistare un corso online di, ad esempio, 200 ore, ma in realtà ha una durata complessiva di 10 ore, si potrà leggere tra le caratteristiche del corso “tempo di studio consigliato 200 ore”. Questo significa che, per vendere il corso, l’erogatore sta cercando di renderlo semplicemente appetibile senza pensare a ciò che serve realmente per la crescita di chi vuole seguirlo. La durata totale del corso, e magari di ogni singola lezione, devono essere riportati in modo chiaro, mentre il lavoro di approfondimento che il corso richiede per padroneggiare la materia è assolutamente soggettivo.

Un altro metro di valutazione del corso è dato dalla qualifica dei docenti. Un ente che vuole dimostrare la validità dei servizi che eroga mostra senza alcun problema il curriculum vitae degli insegnanti che terranno le lezioni, se lavorano già in un ambiente scolastico o universitario, perché questo avvalora ulteriormente la qualità di ciò che si sta proponendo. Bisognerebbe, quindi, fare attenzione all’annuncio di un corso di cui non si ha certezza delle qualifiche degli insegnanti.

Alcuni corsi possono anche essere accreditati dal Miur, il Ministero dell’Istruzione. L’accreditamento dal Ministero non è vincolante e molti corsi ne sono sprovvisti pur essendo molto validi e fortemente qualificanti. Tuttavia, per ottenere l’accreditamento, bisogna rispettare alcuni requisiti, e anche questo va a sostenere la qualità della proposta.

In ultimo, ma non per importanza, troviamo i benefici da cui il corso è caratterizzato. Aiuterebbe, nella creazione di un rapporto di fiducia che, ad esempio, l’attestato di certificazione non lo si debba pagare a parte e che lo si possa ottenere tramite una verifica finale, anche se non è un elemento obbligatorio. Un elemento che aiuterebbe ulteriormente la fiducia tra erogatore e potenziale corsista è che, in fase di acquisto, ci sia anche una formula di recesso/garanzia per poter riavere la somma pagata entro un certo lasso di tempo e che si possa avere sempre accesso ai contenuti materiali.

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