(Fake) News Literacy: una reale urgenza educativa

Home / Blog / Edu / (Fake) News Literacy: una reale urgenza educativa9 Marzo 2022(Fake) News Literacy: una reale urgenza educativa

«I’m the President, you’re fake news»

«What began as a way to describe misinformation was quickly diverted into a propaganda tool». Dave Lee della BBC sta parlando di “fake news“, e riconosce a Donald Trump il (de)merito di averlo reso mainstream, come spiegato in una serie della BBC. Infatti, secondo il giornalista britannico, ripetendo questo termine in maniera compulsiva e incattivita nei comizi e nelle conferenze stampa, l’ex presidente degli Stati Uniti sarebbe stato in grado di screditare efficacemente i media e di esserne ripagato in termini di consenso. L’effetto deteriore denunciato è che «it turns people against journalism as one of the pillars of our democracy».

Pretendere di spiegare la questione con il dito di Trump non è dissimile da quelli che spiegano la storia col naso di Cleopatra. Di certo, in questa disaffezione dai quotidiani, un ruolo devono averlo giocato anche la diversificazione dei media (a partire dalla televisione), le potenzialità della comunicazione via social, con tutti i risvolti sia nel tempo che nello spazio delle notizie, le nuove ideologie… E poi, il rapporto tra lettore e giornale a conduzione di una redazione tradizionale aveva le sue contraddizioni, ovvero, rendere il dovere di informarsi e informare in un circuito di attacchi contro questo o quel quotidiano, scegliendosi al contempo una testata che si ritenesse “programmaticamente vera” anche quando è orrendamente faziosa. Del resto, come ricorda il giornalista americano Walter Lippmann, un lettore sceglie il giornale in cui l’interpretazione dei fatti coincide con la sua interpretazione, come, parallelamente, anche la redazione tradizionale, verticistica e ideologica, interpreta e incanala verticalmente il flusso dell’informazione verso il proprio “lettore tipo”: una coscienza già pre-impostata di pregiudizi, preferenze, opinioni.

Visto il quadro generale, alcune scuole propongono iniziative educative volte a sviluppare pensiero critico per sapersi muovere nel mondo delle fake news, nell’epoca della post-truth politics, per cui, a grandi linee, una comunicazione persuasiva che fa perentorio appello a motivazioni di ordine emotivo, qualunquista, e che utilizza a gran voce formule demagogiche prefabbricate, risulterebbe più efficace di una dal tono raziocinante e attento alla verifica di quanto si dice. Infatti, «increased CT skills development is ‘widely cited by national education groups, teacher unions, higher education organizations, and workforce development groups as an imperative for today’s students» (Silva, Measuring skills for 21st-century learning. Phi Delta Kappan 2009: p. 630).

Oltre il vero o falso

Secondo la National Association for Media Literacy Education le cose da imparare sono sei: senso dell’inchiesta e pensiero critico riguardo i media; attitudine a indirizzarsi a tutti i tipi di media; rinforzo di lifelong skills; sviluppo di impegno civico, concezione dei media «as part of culture and a socialization agent», costruzione individuale del significato dei messaggi veicolati dai media (Farmer, News Literacy and Fake News Curriculum: School Librarian Perceptions of Pedagogical Practices, Journal of Research in International Education 2019, Vol. 18(1) p. 225).

Il miglior periodo per iniziare a sviluppare questa abilità è… da subito. Dall’asilo ai 12 anni, perchè dopo sarà sempre più difficile aprire spiragli critici o instillare il dubbio nel singolo lettore, se questo non è abituato a problematizzare le questioni, specie se è un irriducibile pieno di opinioni ma vuoto di pensiero. Inoltre, è bene inserirlo nel programma scolastico poiché è un passaggio obbligato per tutti, dopo il quale le menti tendono progressivamente a disperdersi e a cementare pregiudizi e convinzioni. Infatti, se le persone non sono stati allenate al pensiero critico durante gli anni di formazione, sarà molto difficile insegnarglielo tardivamente o anche solo raggiungerli fisicamente per scoppiare le loro “filter bubble” (per cui consumiamo informazioni che il web ci mostra, che sono basate sulle nostre passate ricerche, così che tendiamo a non sentire mai una voce contraria alla nostra né di aprirci a un confronto dialettico con la questione), per ammorbidirne i preconcetti, o, eventualmente, per allontanarli dall’informazione scadente e fuorviante che sono soliti consumare, difendere e divulgare a gran voce.

Insomma, per riportare la capra smarrita sulla strada di un’informazione quantomeno autorevole e di qualità, bisogna innanzitutto raggiungerla, ed è già una fatica. Il problema è che il divoratore di fake news, il no-vax, il negazionista, il terrapiattista, il cospirazionista, l’ossessionato di dietrologia difficilmente leggerà una rubrica che, pur fregiandosi del titolo di debunker, con tono fintamente missionario, si premura di smontare le bufale che girano sul web a cui troppi abboccano; di fatto, decadendo a rubrica di sarcasmo imborghesito che racconta, per puro intrattenimento, le fesserie a cui credono i fessi. Pertanto, anche se «news literacy is a lifelong skill», il successo delle fake news deve svegliare gli educatori e la comunità a ottenere competenza nell’analisi critica di ogni tipo di informazione, partendo il prima possibile (Farmer, 2019: p. 222).

A scuola di attualità

Nel suo saggio sulla news literacy, Hobbs (News literacy: What works and what doesn’t, Association for Education in Journalism and Mass Communication, Denver, August 8.2010) consiglia agli educatori di connettere la l’esperienza scolastica con i temi della comunità. Un buon inizio è quello di discutere con news di attualità che interessano gli studenti, attraverso domande critiche, un approccio comparativo e dedito al fact-checking, utile per sviluppare «widespread critical thinking skills» per difendersi dalla disinformazione (Horn-Vermaans, Critical thinking efficacy and transfer skills defend against ‘fake news’ at an international school in Finland, Journal of Research in International Education 2019, Vol. 18). Un esempio:

  1. Analisi delle argomentazioni: gli studenti determinano quale di due argomentazioni in risposta a un articolo online sull’applicazione di un social media è più forte.
  2. Analisi delle notizie su Facebook: gli studenti spiegano quale di due news simili postate è la fonte migliore.
  3. Discussione su Facebook: gli studenti spiegano quale poster in una conversazione sui social fornisce un’evidenza più forte in un dibattito sulla legge sulle armi.
  4. Valutazione dell’evidenza: gli studenti valutano la forza dell’evidenza di una fotografia postata su un sito di image-sharing.
  5. Confronto degli articoli: gli studenti spiegano quale di due articoli sui maggiori siti di informazione è la fonte più affidabile a proposito di cambiamento climatico.

La via estetica

Per sviluppare pensiero critico è importante confrontare e scegliere, ma anche imparare ad esprimersi. A questo proposito, l’organizzazione inglese Sixth Form Colleges’ Association ha organizzato a luglio del 2021 un’esibizione artistica che, come spiega il CEO Bill Watkin, «highlights how young people feel about having to navigate the vast amount of news and information that is available in the modern world, and at the same time, to discern what is the truth».

Si tratta di lavori realizzati dagli studenti, consultabili in un catalogo online, iconografica raccontano un mondo infestato da «false information» ma anche popolato da persone con spirito critico e sensibilità artistica, consapevoli che «Art has always played an important role in social and political commentary».

 

Per approfondire:

cover image credit: The Met (Object: 190001 Accession Number: 07.225.510.255)

Alessandro P. L. Redaelli



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