La comunità educante tra scuola e territorio

Home / Blog / Edu / La comunità educante tra scuola e territorio14 Aprile 2021La comunità educante tra scuola e territorio

La comunità educante

La comunità educante è l’insieme degli attori territoriali che si impegnano a garantire il benessere e la crescita di ragazze e ragazzi. Ciò che emerge da questa definizione è l’impegno condiviso di più figure della stessa area territoriale: parliamo di docenti e famiglie, ma anche di associazioni culturali e sportive, di oratori, di istituzioni e organizzazioni non governative, di personale scolastico e persino di aziende.

Questi attori sociali tessono relazioni per trasformare i contesti territoriali, come parchi, biblioteche e palestre, in comunità educanti: non c’è più solo la scuola a occuparsi di bambini e adolescenti. L’obiettivo che emerge è il graduale passaggio da una scuola chiusa ai soli ragazzi a una comunità inclusiva anche attraverso la scuola.

I progetti di collaborazione indirizzati all’infanzia, all’adolescenza e alle famiglie formano reti capaci di contenere la conflittualità sociale e di prevenire le situazioni disagianti. In un’ottica di sviluppo condiviso, l’assistenzialismo si può sorreggere sulle iniziative delle comunità educanti, con particolare riguardo per le aree periferiche delle grandi città.

Secondo la Onlus Albero della Vita, che opera nelle periferie italiane attraverso il programma “Varcare la Soglia”, per creare una comunità educante è necessario:

  • Costruire alleanze sia tra i soggetti del terzo settore che tra le realtà del privato sociale;
  • Condividere strumenti, modalità organizzative e pratiche di lavoro;
  • Individuare comuni prospettive di senso e di cambiamento.

È inoltre di fondamentale importanza il ruolo di coordinamento dei servizi sociali territoriali, i quali formalizzano le collaborazioni in patti educativi di comunità. L’obiettivo comune è la crescita educativa e formativa di bambini e ragazzi, anche attraverso la costruzione di ambienti ricreativi e il miglioramento dei contesti di apprendimento. I servizi sociali possono aumentare il valore pedagogico delle iniziative comunitarie, sensibilizzare sui temi dell’educazione, coinvolgere le associazioni giovanili, promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione.

Al centro della comunità educante rimane la scuola, i cui protagonisti risultano determinanti nella formazione di nuovi cittadini responsabili e aperti al futuro.

Gli insegnamenti di Franco Lorenzoni

Tra i docenti che negli ultimi decenni hanno sperimentato l’educazione alla comunità spicca la figura di Franco Lorenzoni, recentemente insignito della laurea Honoris Causa in Scienze della formazione primaria dall’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Nel 1980, il maestro elementare ha fondato ad Amelia (TR) la Casa-laboratorio di Cenci, centro di sperimentazione educativa e di ricerca su temi ecologici, scientifici, interculturali e di inclusione. Secondo Lorenzoni, la comunità educante dovrebbe supportare il sistema scolastico, fino ad esserne parte integrante; la chiave per far convivere i soggetti in gioco è il dialogo. Lorenzoni parte dall’infanzia per esercitare questo dialogo. Stimola i suoi alunni alla cultura e ne riconosce la capacità di costruire attivamente un pensiero.

La sua Casa-laboratorio è una guida per educatori e insegnanti: molti si ispirano alle sue iniziative interculturali, ai suoi interventi di mediazione linguistica, al suo campo scuola fatto di attività fisiche, motorie e musicali. Altre iniziative educano i ragazzi alla cittadinanza digitale, cercando di renderli consapevoli delle potenzialità e delle insidie del web e di prevenire fenomeni di cyberbullismo.

Col suo lavoro, Lorenzoni ribalta la nozione astratta di cultura: per lui, “la cultura è sempre relazione”. Per spiegare questo concetto, prende come esempio il libro: quando lo leggiamo, ci relazioniamo con l’autore e ne apprendiamo i contenuti. Se poi ci confrontiamo con altri sul libro letto, possiamo creare altri nodi relazionali al cui centro resta la cultura.

Questo discorso vale per ogni contenuto culturale, come un film o una mostra d’arte, grazie al quale possiamo arricchire la nostra cultura e interagire con altre persone. Se, dunque, “la cultura può sempre diventare tramite per costruire relazioni”, la scuola deve essere il luogo di questa costruzione. Per farlo, deve ricevere cultura dal territorio, educare alla diversità e fare tesoro delle differenze sociali.

Sempre Lorenzoni afferma che “si impara bene qualsiasi cosa quando c’è prima di tutto una comunità che ricerca, nella quale tutti impariamo dagli altri, anche perché abbiamo tutti intelligenze diverse e idee differenti. Ed è importante arricchirsi del fatto che gli altri guardano la realtà con altri occhi”. In queste parole, si legge il valore della comunità educante e viene superato il concetto di scuola come semplice fornitrice di didattica. Il pensiero del docente è coerente con il Manifesto dell’educazione diffusa, per il quale la scuola dovrebbe ridursi a una base in cui organizzare attività aperte al mondo reale.

La polis educativa e il progetto Scappare

Il nostro apparato legislativo fornisce una definizione di scuola in linea con quanto detto finora: all’istituzione scolastica spetta il compito di fornire supporti adeguati perché ogni persona acquisisca un’identità consapevole e aperta. Ai sensi dell’articolo 3 del DLGS 297/1994, riportato all’articolo 24 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) “Istruzione e Ricerca”, la scuola è “una comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, improntata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni”. Spetta dunque alle istituzioni locali e alla cittadinanza dare seguito a una definizione chiara e in linea con la formazione di reti sociali.

Il concetto di comunità educante ha le sue radici nel Rapporto Faure dell’UNESCO (1972), secondo cui “tutti i gruppi, associazioni, sindacati, comunità locali, corpi intermedi, devono assumersi la responsabilità dell’educazione anziché delegare i poteri ad una struttura unica, verticale e gerarchica, come corpo separato rispetto alla società”.

Questo documento riconosce l’ubiquità del percorso educativo: le persone, infatti, si formano tutti i giorni in ogni luogo (non solo a scuola), secondo il concetto di educazione permanente. L’obiettivo del Rapporto è il fondamento di una polis educativa, consapevole e responsabile, arricchita da ogni componente sociale: tale disegno non è distante da quello di Franco Lorenzoni e dai suoi progetti illuminanti.

Il progetto Scappare, acronimo di Scuole Aperte e Partecipare in Rete, di cui Lorenzoni fa parte, nasce con il medesimo scopo: migliorare la città attraverso un’educazione unitaria, in orario scolastico ed extrascolastico. Partito nel marzo 2019 e dalla durata prevista di 3 anni, il progetto è strutturato in una rete di tre Istituti Comprensivi di Roma – Parco della Vittoria, Manin e Fratelli Bandiera – che condividono l’esperienza educativa con le Associazioni dei Genitori. Tra i partner del progetto ci sono dieci associazioni romane, due Municipi del Comune, la Casa-laboratorio di Cenci e l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

L’obiettivo del progetto è la costruzione di pratiche efficaci per contrastare la povertà educativa e il disagio sociale, nonché la rivitalizzazione di luoghi comuni come spazi di incontro e convivenza civile. Questa alleanza attesta una grande sinergia tra diversi attori sociali, nel tentativo di “aumentare e migliorare l’accesso di bambini e bambine a opportunità e ambienti educativi interculturali e di qualità, in una rafforzata alleanza educativa scuole-famiglie-territori”.

Scappare è un florido progetto di educazione alla comunità. Pone al centro la scuola, rappresentata dai tre Istituti Comprensivi, e produce molteplici effetti positivi. Ha innanzitutto un impatto sociale sui bambini, sulle famiglie e sui quartieri coinvolti: i bambini migliorano la loro percezione di autoefficacia e di cooperazione; i genitori comunicano più facilmente con l’ente scolastico e partecipano per migliorarlo; i quartieri migliorano la loro vivibilità.

Ha poi un impatto sulle politiche pubbliche, dato il coinvolgimento di due municipalità romane e il crescente interessamento del MIUR per il tema delle scuole aperte. Il progetto promuove le competenze cognitive e non: implementa le abilità informatiche, attraverso corsi di coding e di giornalismo digitale, e migliora le competenze relazionali e di team building. Grazie a Scappare, la comunità può quindi riappropriarsi della scuola e degli spazi comuni.

I mulini del cambiamento: prevenire il disagio educativo attraverso una scuola aperta

Il progetto Scappare e le iniziative di Franco Lorenzoni sono esempi concreti di una scuola aperta e inclusiva. Con riferimento al periodo attuale, associato a un vento tempestoso, il maestro contempla due possibili vie per la scuola: da una parte l’erezione impaurita di muri protettivi, dall’altra la costruzione di mulini per produrre trasformazione e nuove opportunità.

L’auspicio di Lorenzoni è che la scuola capisca come costruire questi mulini, in quanto unici mezzi per sfruttare il vento del cambiamento. L’obiettivo è ambizioso: servirsi di qualcosa che ci sconvolge, come la pandemia, per renderlo fattore di educazione per tutti quanti. Il solco di una scuola aperta è stato tracciato, come dimostrano le iniziative di Onlus operanti nel settore e sostenute dal MIUR e dall’UE.

Ne è un esempio il progetto Scuola Viva, con cui la Regione Campania desidera innalzare la qualità della scuola campana, rafforzando la relazione tra scuola, territorio, imprese e cittadini. Grazie al sostegno del Fondo Sociale Europeo, sono più di 400 gli Istituti della Regione che aprono nelle ore pomeridiane per offrire iniziative culturali, sociali, artistiche e sportive ai ragazzi e alle loro famiglie.

Come afferma il pedagogista e professore Andrea Canevaro, comunità educante significa “mettere in moto operosità, riconoscere che ognuno ha qualcosa in cui è capace e, allo stesso tempo, che nessuno può bastare a sé stesso. Lo scopo principale è non far vivere nessuno in una posizione assistenziale, uscire dalla logica di chi ha sapienza e chi è sciocco, chi è bene educato e chi è maleducato”.

Possiamo concludere che la comunità educante non sostituisce la scuola, ma ne migliora l’esperienza; infatti, ogni iniziativa di questo tipo si pone obiettivi come rendere bambini e adolescenti consapevoli di una realtà mutevole e variegata. Allo stesso tempo, questi progetti desiderano prevenire la dispersione scolastica e i NEET (Not in Education, Employment or Training), rafforzare il senso di comunità e formare reti solidali di cittadini.

 

Per approfondire:



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