La città in 15 minuti: fabbricazione digitale e circolarità

Home / Blog / Design / La città in 15 minuti: fabbricazione digitale e circolarità8 Ottobre 2021La città in 15 minuti: fabbricazione digitale e circolarità

Quando Carlos Moreno, docente dell’Università Sorbona di Parigi, ha introdotto il concetto di città in 15 minuti, ha proposto una nuova concezione dell’idea di prossimità in un centro urbano. Per il professore, questo sviluppo orientato alla sostenibilità è necessario per poter raggiungere gli obiettivi di transizione ambientale entro il 2050.

Secondo la sua teoria, un qualsiasi cittadino deve poter raggiungere tutti i luoghi di interesse – come il lavoro, i negozi, l’assistenza sanitaria, la scuola, il parco – entro quindici minuti da casa propria, a piedi o in bicicletta.

Gli obiettivi di questa teoria sono molteplici:

  • Innanzitutto, c’è una forte componente ecologica, dato che la città in 15 minuti ridurrebbe drasticamente gli spostamenti e, quindi, le emissioni inquinanti.
  • Poi, vi è la preservazione della qualità della vita, data dal tempo guadagnato in un centro urbano i cui spostamenti sono rapidi.
  • Infine, vi è un vero interesse per la riqualificazione delle aree periferiche delle grandi città, e quindi un tema etico-sociale di grande rilevanza.

I problemi della città di oggi

Come abbiamo potuto constatare nell’articolo sull’economia circolare nei centri urbani, le città di oggi sono il frutto dell’urban sprawl del secolo scorso, cioè di uno spargimento incontrollato di abitazioni che ha creato periferie ampie e caotiche.

Molti contesti urbani utilizzano un’ingente quantità di risorse nella distribuzione di servizi e nella manutenzione delle vie di connessione (come strade e fognature); oltre a questo aspetto, le città producono una cifra compresa tra il 60 e l’80% delle emissioni inquinanti globali. È chiaro che, se vogliamo raggiungere gli obiettivi posti – come quelli dell’Agenda 2030 – dobbiamo ripensare alle città e al loro dispendioso sistema di funzionamento.

Relativamente alla città in 15 minuti, qualche caso esiste già. Come infatti dimostra il Sony Lab, che ha utilizzato i dati pubblici di Roma e Parigi insieme a quelli anonimizzati dei GPS degli smartphone, gli abitanti dei centri storici riescono già a raggiungere tutti i luoghi di loro interesse in 15 minuti. Stiamo naturalmente parlando di una nicchia di persone e non di una vera scoperta.

Allargando (di poco) la mappa, la situazione diventa più critica. A Roma, ad esempio, la maggior parte dei quartieri sono distanti più di mezz’ora dai centri di assistenza sanitaria ma anche dai luoghi di interesse culturale.

Essere smart per diventare 15-minutes city

Per poter parlare di città in 15 minuti, occorre prima menzionare il concetto di smart city e parlare di ottimizzazione delle risorse all’interno dei contesti urbani. Infatti, solo apportando modifiche che partono dalla riprogettazione delle città, possiamo ottenere risultati concreti in termini di sostenibilità e di qualità della vita.

Oggi, possiamo definire smart city una città che gestisce intelligentemente le risorse, mirando a diventare economicamente sostenibile ed energicamente autosufficiente. Per farlo, la città deve sviluppare nuovi modelli per la mobilità urbana ed essere attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini.

Dunque, una smart city realmente funzionante è una città circolare, che rispetta gli obiettivi sostenibili, considera le biodiversità presenti sul territorio e pone il benessere delle persone al centro delle sue politiche: chiaramente, siamo di fronte a una definizione ancora lontana dalla maggior parte delle città nel mondo, anche se qualcosa – nella mentalità dei cittadini – sta cambiando.

Nella pratica, una città intelligente dovrebbe avere un trasporto urbano ecologico e altamente efficiente, un approvvigionamento idrico rinnovato e senza sprechi, una grande attenzione per la raccolta differenziata e un abbattimento – ove possibile – del numero di rifiuti. Anche l’utilizzo di energie rinnovabili per illuminare le strade e riscaldare gli edifici può essere una via percorribile verso un contesto più intelligente e sostenibile.

La manifattura nelle smart cities

In questa scacchiera di cambiamenti auspicati, la cui applicazione è ancora difficile dato il contesto di partenza (città diffuse, non autosufficienti, dalla mobilità poco sostenibile, …), anche il settore manifatturiero sta subendo dei cambiamenti.

Innanzitutto, il fenomeno della deindustrializzazione, che ha coinvolto molte aree urbane negli anni Ottanta e Novanta, ha fatto registrare un allontanamento delle fabbriche dalle città. Questa tendenza si è acuita negli ultimi anni, mentre le città hanno cominciato a diventare il centro dei servizi e a introdurre le nuove tecnologie dell’industria 4.0.

In questa prospettiva sono emersi i cosiddetti Urban Makers, organizzati in laboratori e focalizzati sulla riscoperta delle attività di trasformazione. Basandosi sulla creatività, su una piccola scala dimensionale e su un alto livello di conoscenza delle nuove tecnologie, questi laboratori hanno cominciato a riempire i quartieri delle grandi città del mondo. Un esempio ideale di manifattura 4.0 proviene proprio dal laboratorio di YATTA, che segue i suoi clienti dalla fase di progettazione a quella di stampa 3D.

I modelli di business sono quindi cambiati rispetto al passato, mentre la pandemia ci ha mostrato i grandi limiti di città non autosufficienti da un punto di vista produttivo.

Città smart e transizione ambientale: il localismo cosmopolita

Come abbiamo già visto nel nostro filone sull’economia circolare, l’ambiente non può più permettersi uno sfruttamento incontrollato da parte dell’uomo. Prima di diventare città in 15 minuti, le nuove smart cities dovranno fare propri i pilastri della transizione ambientale: decarbonizzazione, economia circolare e protezione dell’integrità degli ecosistemi.

Dopodiché dovranno cercare di abbattere lo sfruttamento di materie prime e riqualificare tutti quei contesti urbani oggi degradati. In maniera parallela, dovranno promuovere politiche di sensibilizzazione della cittadinanza sui temi della transizione ecologica. Infine, potranno riprogettare i quartieri cittadini come macrocontesti di prossimità.

Secondo Giordana Ferri ed Ezio Manzini, promotori del convegno online “Abitare la prossimità”, devono nascere “comunità ibride, materiali e digitali; ambienti fatti di luoghi a geometria variabile, i cui confini non sono più quelli fisici, ma vengono amplificati dalle tecnologie”.

L’idea promossa dalle nuove correnti del design urbano è quella di un “localismo cosmopolita”. Questa espressione usata per la città in 15 minuti è apparentemente ossimorica. Il localismo viene spesso sovrapposto al concetto di chiusura e sembra c’entrare poco con il cosmopolitismo delle moderne città occidentali. In realtà, il localismo cosmopolita è una sintesi dell’idea stessa di 15-minutes city. Esso concepisce la nuova città come “luogo delle reti brevi della vita quotidiana, ma anche quello in cui le reti delle piccole distanze a piedi o in bicicletta si connettono con quelle lunghe, lavorative, culturali o di studio che siano”.

La manifattura 4.0 e l’economia circolare

La manifattura 4.0 si dovrà tradurre in una nuova sequenza tecnico-produttiva, non necessariamente allocata in un unico sito produttivo. La produzione dovrà diventare sempre più modulare, mentre progetti internazionali come Centrinno avranno il ruolo di coordinamento tra le nuove realtà aziendali. Il prodotto finito della manifattura 4.0 dovrà essere sempre più adattabile e differenziabile rispetto al passato.

La produzione su piccola scala si dimostrerà vincente – e più conveniente rispetto al passato – in un processo costantemente interattivo con la domanda dei consumatori. Infine, la manifattura 4.0 potrà ridurre gli impatti ambientali. Potrà permettere il regolare andamento di un’economia circolare e consentire l’inclusione della manifattura nei futuri progetti di smart city.

Il Milano Fab City Camp come punto di partenza

La città di Milano è stata protagonista del Fab City Camp, organizzato da Centrinno in collaborazione col comune meneghino e NEMA.

L’obiettivo a lungo termine di questo progetto è la realizzazione di hub circolari. In questi hub, le nuove aziende della manifattura 4.0 possono collaborare e condividere conoscenze tra di loro. Infatti, nel tessuto territoriale milanese esistono già numerosi soggetti locali che producono su piccola scala e che dimostrano un elevato know-how nel campo tecnologico.

Le istituzioni hanno il dovere di guidare e sostenere tali realtà. Per farlo, devono promuovere un coordinamento tra i soggetti interessati e creare occasioni di contatto con le realtà manifatturiere più grandi.

Solo così possiamo puntare all’obiettivo – ancora utopico – di città in 15 minuti, autosufficienti, grazie alla manifattura 4.0, e senza sprechi, grazie all’applicazione di un’economia realmente circolare.

 

 

Per approfondire:

 

cover image credit: The Met (Object: 449619 / Accession: 139.40.87)

Raimondo M. Cataldo



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