Shield19: quando YATTA ha mostrato il valore del co-design

Home / Blog / Design / Shield19: quando YATTA ha mostrato il valore del co-design22 Ottobre 2021Shield19: quando YATTA ha mostrato il valore del co-design

Il progetto Shield19 può mostrare il valore del design collaborativo al servizio della comunità presente e futura.

Nello scorso articolo sulla città in 15 minuti abbiamo parlato di manifattura 4.0 e della diffusione nelle città dei laboratori di Urban Makers. Tra questi, possiamo considerare l’esperienza di YATTA, il primo laboratorio per maker e imprese nato in centro a Milano.

Cos’è #Shield19?

Shield19 è una visiera protettiva stampata in 3D, rivolta al personale sanitario e a tutti coloro che, per lavoro, si trovano a stretto contatto con potenziali portatori di virus o condizioni di salute anche estreme. È stata pensata nel primo periodo di pandemia da Covid-19 per sostenere un comparto – quello medico-sanitario – in grande crisi dal punto di vista dei DPI a sua disposizione.

Il progetto Shield19 è stato fin da subito reso disponibile online. Questo perché un’iniziativa open source avrebbe potuto sostenere la comunità in emergenza creando una vera e propria rete di maker. Come chiarirono nel marzo del 2020 le parole del project manager di YATTA, Marco Lanza, “molto di quello che abbiamo imparato in laboratorio lo dobbiamo anche al lavoro e ai risultati di altri, in particolare alla cosiddetta community dei maker, dai quali ci siamo ispirati, per scoprire, innovare e migliorarci. È sempre vero che la conoscenza crea processi virtuosi solo quando viene messa in comune e siamo certi che condividendo il progetto di Shield19 ci saranno persone che contribuiranno a migliorarlo e renderlo pienamente utile, che è lo scopo che ci prefiggiamo. Oggi si tratta del coronavirus, ma è un principio che dovrebbe valere sempre”.

La diffusione del progetto

Grazie a Shield19, l’idea di proteggere gli operatori sanitari e tutte le persone a contatto con il pubblico si è concretizzata per una platea di quante più persone possibili.

Come dimostra la distribuzione dei maker e dei partner che hanno contribuito allo sviluppo del progetto, un design realmente collaborativo può portare notevoli vantaggi per tutta la comunità. E la situazione d’emergenza è stata l’esempio di una call to action che ha richiamato da più parti le conoscenze, i mezzi e la generosità di numerose aziende.

Partito da Milano, il progetto Shield19 si è rapidamente diffuso in tutta la Lombardia: la chiave di questa ascesa è stata la licenza open source, liberamente aperta a modifiche e miglioramenti. Nella pratica, Shield19 si concretizzato in un file stampabile in 3D, corredato da un intuitivo manuale di istruzioni in italiano e in inglese.

Il progetto è stato creato per essere stampato con materiali di facile reperibilità: anche questo aspetto si è dimostrato vincente in un periodo – quello della prima ondata pandemica – in cui il mondo si è bloccato, interrompendo anche i commerci.

Il valore della collaborazione

In poco tempo, Shield19 ha creato una vera e propria rete di maker che si è organizzata con un obiettivo comune. Questo esempio di partenariato, che vede la collaborazione tra organizzazioni profit e no profit – come aziende e associazioni – è un fenomeno sempre più diffuso e premiato nella manifattura 4.0.

Le aziende di oggi devono posizionarsi su un certo livello valoriale, provando a raggiungere, accanto allo sviluppo economico, anche la sostenibilità etica e ambientale. Per farlo, ricorrono spesso a iniziative di cause related marketing e sposano obiettivi nobili e coerenti con i loro business.

Dall’altra parte, le realtà no profit cercano fondi per sostenere i progetti e condividere le proprie conoscenze con le realtà più grandi presenti sul mercato. Alla regia di queste collaborazioni dovrebbero esserci le istituzioni. Queste, attraverso bandi e progetti per il miglioramento della qualità della vita, possono sposare politiche di cooperazione e rinnovamento.

Il co-design

Questo discorso vale anche e soprattutto per il settore del design, che negli ultimi anni si è aperto a sempre più progetti di co-design.

Il co-design, o design collaborativo, prevede uno scambio di conoscenze e una progettazione condivisa tra più attori. Con il passare degli anni, il fenomeno del co-design è diventato sempre più eterogeneo, coinvolgendo anche cittadini e studenti oltre ai professionisti. Così, i lavori di co-design prevedono una ibridazione tra committenti e utenti finali, sotto il segno della open innovation e della creatività condivisa.

Il caso dello Shield19 ha visto la collaborazione di molti attori sociali. Tra questi, oltre a coloro che hanno materialmente prodotto le visiere tramite stampanti 3D, hanno fatto la differenza anche tutte quelle realtà – come aziende, istituzioni o privati cittadini – che hanno donato denaro tramite la raccolta fondi organizzata da YATTA. In questo caso, non si parla di pura e semplice beneficienza, ma di vero e proprio supporto materiale ad un progetto che – senza fondi – non sarebbe mai stato così proficuo.

 

Per approfondire

 

cover image credit: The Met (Object: 239350 / Accession: 2013.139.2a, b)

Raimondo M. Cataldo



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