Piano scuola, manca l’idea di scuola

Home / Blog / Focus / Piano scuola, manca l’idea di scuola22 Luglio 2020Piano scuola, manca l’idea di scuola

Il 27 giugno il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato le linee guida ufficiali per la ripresa delle attività scolastiche a settembre in presenza e in sicurezza. Il Piano Scuola 2020-2021 è frutto di un lungo confronto con il mondo della scuola (studenti e famiglie comprese) e gli Enti Locali per far in modo che tutte le parti siano state prese in considerazione; anche se in realtà la percezione è che il contributo del Ministero sia quasi inesistente, e che il “merito” sia tutto del Comitato tecnico e scientifico. Sono molti i temi toccati in questo decreto per la ripartenza della scuola e altrettante le soluzioni delineate.

Le scuole però sono preoccupate perché queste linee guida sono arrivate tardi, lasciando poco tempo prima della ripartenza per attuare tutte le precauzioni possibili previste dal Piano. I problemi strutturali come l’ampliamento degli spazi sono difficili da risolvere in due mesi. Il fatto è che le scuole sono chiuse ormai da marzo in tutta Italia, si sarebbe dovuto cominciare prima a lavorare sulla riapertura. In più la vaghezza del Piano non aiuta in quanto tutte le decisioni finali sono in mano alle singole Regioni e agli istituti.

Le lezioni cominceranno il 14 settembre, ma già dal primo di settembre le scuole riapriranno per tutti quegli studenti che devono colmare eventuali debiti formativi prima dell’inizio ufficiale dell’anno scolastico. Le scuole dovranno quindi essere pronte ad accogliere i ragazzi già per questa data. Cosa fare?

Risorse per le strutture e anche per la didattica

Tutti gli ambienti scolastici dovranno essere costantemente puliti e prodotti igienizzanti dovranno essere presenti in abbondanza per assicurare l’igiene e la sicurezza di tutti. Un lavoro enorme se fatto con il dettaglio che la norma vorrebbe e un costo importante per le singole strutture scolastiche. A fine agosto invece si deciderà sull’obbligo o meno delle mascherine, a seconda dell’andamento dei contagi.

La sicurezza però passa anche attraverso il distanziamento sociale. Infatti gli alunni quindi dovranno stare ad un metro di distanza. Rispettare questa regola potrebbe risultare difficile. ciò che serve sono più spazi nelle scuole che già soffrono di “aule sovraffollate”.

A questo proposito sarà necessario anche ridurre il numero di alunni per classe, oltre che attuare interventi di manutenzione degli spazi e disporre i banchi in modo diverso (è sorta in questi giorni l’idea dei banchi con le rotelle, ma saranno davvero utili o uno spreco di soldi e magari anche dannosi per la postura?).

Negli istituti superiori si continuerà a sfruttare la didattica a distanza se necessario, ricalcando il modello attuato già quest’anno, anche se non privo di criticità. Sarà possibile anche fare lezione in spazi esterni, come musei, parchi, teatri sottoscrivendo “patti educativi di comunità” con il territorio (due sono gli scopi di questi patti: individuare spazi da sfruttare per lezioni e permettere la presenza di personale educativo per attività e sorveglianza). Saranno previsti anche dei corsi di formazione su nuove metodologie di insegnamento e interdisciplinarità per i docenti e di digitalizzazione per il personale ATA.

Questo sono solo alcune delle linee guida contenute nel Piano. Da gennaio sono stati stanziati 4,6 miliardi di euro, e con questo decreto il budget fissato viene incrementato di un miliardo per la ripartenza da settembre. Questi soldi serviranno anche a stipulare 80 mila contratti a tempo determinato e indeterminato per ampliare il personale.

A prima vista il Piano sembra promettere bene. Non male l’idea delle lezioni al di fuori delle aule tradizionali che potrebbe risultare interessante e innovativa se. Tutto dipende da come verranno messe in pratica queste linee guida.

Più che flessibile, confuso.

La ministra Azzolina le definisce soluzioni “chiare ma flessibili” che ogni scuola può adattare in base alle proprie esigenze. Di conseguenza ogni istituto può investire questi soldi come più preferisce. Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Giannelli ritiene che il piano sia molto generico, “afferma cose condivisibili, come quelle sull’autonomia delle scuole, ma poi non dà gli strumenti per realizzarle”. A questo proposito, Alessandro Fusacchia, deputato del gruppo misto e membro della commissione parlamentare sull’istruzione, afferma che l’autonomia lasciata non deve tradursi in un abbandono degli istituti da parte dello Stato.

Secondo i sindacati questa “libertà” porterebbe ad uno scarico di responsabilità sulle autonomie scolastiche e sui presidi, col rischio di frammentazione del sistema. FLC CGIL per esempio ritiene che “la scuola, per ripartire, ha bisogno di investimenti, di risorse nuove per garantire spazi, organico, tempo scuola e scongiurare il ricorso alla didattica a distanza” e pensa che il piano sia “un passo nella giusta direzione ma non basta”.

In conclusione, regna ancora l’incertezza su come riapriranno le scuole a settembre nonostante il tentativo del Piano Scuola di fare chiarezza. Se molte classi sono già sovraffollate in condizioni normali a causa degli spazi limitati nelle scuole, si riuscirà a praticare il distanziamento sociale da settembre? I “patti educativi di comunità” avranno un seguito o rimarranno sulla carta? Una cosa è certa: per un periodo di tempo indefinito la scuola non sarà più come la intendiamo tutti.

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