Milano, strategia di adattamento e visione 2030

Home / Blog / Design / Milano, strategia di adattamento e visione 20304 Settembre 2020Milano, strategia di adattamento e visione 2030

La pandemia sta cambiando le agende per lo sviluppo e la riorganizzazione dei territori, partendo dalle città, dove i cambiamenti potrebbero essere più radicali. Si alternano visioni di estreme di cambiamento (e in alcuni casi gli scenari paiono particolarmente negativi) a adattamenti dell’esistente, per portare il sistema verso un nuovo equilibrio, non troppo distante da quello conosciuto fino allo scorso febbraio.

Non sappiamo ancora se le città muteranno ancora e quanto, ma di certo ci saranno cambiamenti importanti alcuni dei quali sono già osservabili. Nel caso di Milano le misure anti-covid hanno portato alla definizione di una strategia di adattamento, frutto di un percorso supervisionato dagli esperti e dalla politica, che si è andato a fondere con la visione di riorganizzazione del territorio cittadino già in programma in vista del traguardo del 2030.

Milano dal lockdown alla ripresa

In Lombardia, oltre a Bergamo e alle sue valli e alla zona del basso lodigiano, è stato particolarmente forte l’impatto del virus sulla città di Milano, sul suo stile di vita e sulle prassi di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, oltre che sulla vita di tutti i cittadini, come peraltro è accaduto ovunque.

La risposta dei cittadini e delle istituzioni locali è stata forte, forse inizialmente eccessivamente spavalda (“Milano non si ferma” è stato lo slogan dell’amministrazione comunale, anche se il blocco puntualmente è arrivato), ma sempre ragionata e con una visione di pianificazione di lungo periodo.

Nonostante le impressionanti immagini della metropoli deserta durante il lockdown, sono iniziati lavori di riorganizzazione della città, dalle piste ciclabili alle corsie preferenziali, allo spazio aggiuntivo offerto alle attività di somministrazione senza dover pagare la tasse per l’occupazione del suolo pubblico.

Milano 2020, strategia di adattamento

In vista della fase 2, già ad Aprile, il comune di Milano ha diffuso un documento nel quale ha fornito alcune “proposte operative” da integrare a quelle predisposte dal governo. E ha aperto il documento ai suggerimenti della cittadinanza.

Lo scopo della strategia che nel frattempo è in via di attuazione (i tempi sono infatti da record per una pubblica amministrazione) è quello di definire i contorni del “nuovo ordinario”. Se questo basterà per vivere la nuova normalità che ci attende nei prossimi mesi, non è dato saperlo con certezza. Determinante sarà l’esperienza che faremo con l’avvio delle scuole e la fine dei periodi di smartworking, che ci porrà l’evidenza dell’impatto dei tradizionali flussi di persone in arrivo in città.

Nel documento sono elencati diversi punti: dagli accorgimenti per sostenere il sistema produttivo della città e i servizi, alle direttive per aiutare i più bisognosi, fino alle considerazioni sul mantenimento dello smartworking per garantire lo sfasamento delle attività lavorative e per evitare assembramenti nelle ore di punta.

Grande attenzione è dedicata al tema degli spazi pubblici e delle strade; questi verranno ridefiniti per aumentare la mobilità con mezzi di superficie non inquinanti (quindi con mobilità leggera e spostamenti a piedi o in bicicletta), favorita anche da bandi ad hoc per l’acquisto di mezzi di trasporto meno impattanti e di dimensioni ridotte.

Una città fatta di quartieri

Nel documento, si legge anche dell’importanza dei quartieri e del modello della città in 15 minuti: “E’ importante ​riscoprire la dimensione di quartiere (la città raggiungibile a 15 minuti a piedi), accertandosi che ogni cittadino abbia accesso a quasi tutti i servizi entro quella distanza.”

Conosciuta anche come “la città del quarto d’ora”, questa idea si sta imponendo come il vero modello di smart city, non tecnologica, ma pianificata in maniera intelligente per essere a misura di persona. Il concetto alla base di questa visione prevede infatti che i cittadini abbiano la possibilità di raggiungere servizi, scuole, lavoro -e in generale poter soddisfare i propri bisogni- a soli 15 minuti di distanza dal punto in cui si trovano.

Oltre ai vantaggi di carattere pratico e alla volontà di andare nella direzione di una ritrovata socialità, questo tipo di organizzazione della città serve anche a garantire più svago ai bambini e agli adolescenti senza costringerli a rimanere confinati in casa e ad evitare un rischioso (anche dal punto di vista emotivo) isolamento di anziani o persone a rischio.

Per fare ciò alcuni degli obiettivi che il comune si pone sono:

  • rafforzare i servizi pubblici, equilibrare le differenze tra i quartieri e valorizzarne la specificità per ridurre gli spostamenti tra un quartiere e l’altro;
  • ampliare la dislocazione dei luoghi che offrono servizi pubblici e privati e incrementarne la fruizione attraverso servizi digitali;
  • creare servizi di medicina di territorio a partire dai quartieri ad alta densità abitativa o caratterizzati da popolazione più anziana;
  • favorire la consegna a domicilio valorizzando le reti commerciali di prossimità e sostenendo il commercio locale.

Strade aperte: il piano per lo spazio pubblico e per la nuova mobilità

Uno dei pilastri della visione della nuova vita cittadina è la mobilità. L’obiettivo è quello di intervenire sugli spostamenti, limitando di molto il numero delle macchine e l’occupazione eccessiva dello spazio pubblico, favorendo al contrario il lavoro a distanza (prospettiva che crea problematiche di altro tipo, ma su questo punto ci torneremo).

Quindi si andrà verso un’offerta di mobilità diversificata, preferendo il trasporto pubblico, nel rispetto delle distanze tra i singoli, rispetto a quello privato su mezzi ingombranti, e promuovendo il trasporto dei singoli su biciclette, scooter e monopattini, con il supporto delle offerte private di sharing.

La cosiddetta urbanistica tattica ha l’ambizione di migliorare gli spazi pubblici rendendoli più piacevoli e funzionali (a misura di persona) per chi vi transita. A Milano hanno già cambiato aspetto molte piazze, quali ad esempio Piazza Dergano, Piazza Angilberto e Porta Genova, all’interno della proposta denominata “Piazze aperte“. Una visione basata sul principio di vivere lo spazio pubblico come luogo di socializzazione e d’incontro, dotandolo di maggiori aree pedonali, l’installazione di aree gioco per bambini, spazi verdi, spazi per biciclette e altro.

Anche se l’emergenza sanitaria ha creato l’occasione per intervenire in modo più massiccio sull’organizzazione stradale, queste modifiche erano già state in parte avviate col PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) del 2018, con il quale si dava il via alla costruzione di una serie di itinerari ciclabili per connettere quartieri e comuni vicini favorendo spostamenti meno inquinanti.

Come già in programma, anche i marciapiedi saranno modificati, cosa fondamentale soprattutto in questo momento, per garantire il distanziamento fisico. Per lo stesso motivo -e per favorire il gioco e l’attività fisica- verrano ampliate le zone destinate al pubblico e ai parchi.
Riducendo il numero delle auto e allargando le aree pedonali, le strade possono diventare spazi pubblici per usi ricreativi, culturali e commerciali.

Progetti pilota di quartieri in 15 minuti, zone 30, e marciapiedi più ampi, sono Lazzaretto e Isola. In particolare, al Lazzaretto e “saranno temporaneamente pedonalizzate via Lecco, largo Bellintani e via Benedetto Marcello, creando connessioni ciclopedonali con la futura ciclabile di corso Buenos Aires […] All’Isola il cuore dell’intervento sarà via Toce, che verrà pedonalizzata e trasformata in una playstreet per il gioco dei bambini in connessione con le aree verdi di fronte alla scuola e quelle del giardino Bruno Munari.”

Per quanto riguarda il distanziamento sociale “Parte da via Marghera la strategia che vedrà l’allargamento di alcuni marciapiedi che verosimilmente vedranno un maggior flusso di pedoni […] riducendo le carreggiate senza modifiche alla viabilità.”

Esempi di questi cambiamenti arrivano anche da altre città. Berlino, ad esempio, ha ampliato le piste ciclabili esistenti e ne ha create di nuove per bilanciare la riduzione del servizio di trasporto pubblico. La città di Oakland, in California, con il progetto “Slow streets” ha convertito quasi 120 chilometri di strade urbane, all’uso di pedoni e ciclisti. Il governo neozelandese ha annunciato il finanziamento di interventi di urbanistica tattica per creare corsie ciclabili temporanee e allargare i percorsi pedonali esistenti.

La visione di Milano 2030

La Milano del futuro si sta già costruendo oggi. Il Piano per Milano 2030 è stato già approvato a ottobre 2019 con i seguenti obiettivi:

  • Creare una città connessa, metropolitana e globale: 13 i nodi di interscambio strategici da rigenerare: Comasina, Bovisa, Stephenson, Cascina Gobba, Centrale, Garibaldi, San Donato, Rogoredo, Famagosta, Bisceglie, Lampugnano, Molino Dorino e Bonola;
  • Creare una città attrattiva e inclusiva: “San Siro, Goccia-Bovisa, piazza d’Armi, Ronchetto, Porto di Mare e Rubattino sono le 6 aree che si svilupperanno a partire dall’insediamento di “Grandi Funzioni Urbane” come ospedali, impianti sportivi, parchi urbani, sedi amministrative. Alla Goccia-Bovisa, dove è già in corso la progettazione per l’allargamento del Politecnico, e in piazza d’Armi, la cui superficie sarà per il 75% a verde, nasceranno due grandi parchi pubblici”;
  • Una città green, vivibile e resiliente;
  • Una città, 88 quartieri da chiamare per nome: i quartieri sono importanti per l’identità della città di Milano. Gli 88 quartieri verranno valorizzati attraverso l’installazione di piazze, spazi pubblici e offerta di servizi ai cittadini, con l’obiettivo di superare il divario territoriale e sociale tra centro e periferia;
  • Una città che si rigenera: sono stati identificati alcuni “Ambiti di Rigenerazione Urbana”, ovveri aree ai margini del territorio da valorizzare con interventi mirati al recupero del patrimonio edilizio degradato.

I quartieri della città non dovranno essere separati ma ancora più connessi. La milano del 2030 è una città che vuole estendere i suoi confini e creare nuove centralità, grazie agli interventi sulle piazze, e agli snodi ferroviari (Loreto, Maciachini, Lotto, Romolo, Abbiategrasso, Trento, Corvetto).

“Implementare un sistema di servizi di scala metropolitana, integrati nel tessuto urbano e accessibili col trasporto pubblico, può fare da volano alla rigenerazione di aree degradate, attrarre investimenti internazionali e creare posti di lavoro”.

La Milano del futuro è più vicina di quanto si pensi ed è pronta a consolidare la rete di grandi servizi già esistente con l’integrazione di altre importanti funzioni di rilievo metropolitano, pubbliche e private.

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