L’influenza dei meme nell’era digitale

Home / Blog / Design / L’influenza dei meme nell’era digitale9 Aprile 2021L’influenza dei meme nell’era digitale

La nostra viene definita “era dell’informazione”, intesa questa come l’epoca in cui acquistano sempre maggior importanza i dati, le informazioni e la conoscenza, e soprattutto la velocità con cui questi vengono trasmessi e scambiati. Non è importante solo produrre e lavorare, ma anche far conoscere ciò che si fa e si produce: la globalizzazione dell’economia rende indispensabile apprendere in una logica di rete e connessioni. Diventa così, necessario, imparare a filtrare le informazioni e selezionarle.

Compito già oggi difficile, nel quadro di un’esponenziale produzione di conoscenza, ma in realtà fondamentale dai tempi dei primati: quando questi ultimi svilupparono una coscienza estesa, ovvero capace di immaginare e proiettare i bisogni anche nel futuro, ritrovarono un vantaggio crescente proprio nella capacità di memorizzare e creare associazioni tra le informazioni.

È in quest’ottica che vogliamo dare una definizione di cosa siano i meme, intesi questi proprio come l’insieme di tutte le informazioni e i comportamenti che l’uomo scambia e produce. Quando pensiamo a cosa sia un meme, siamo soliti ricollegarlo al vasto panorama di entità multimediali prodotte nell’era dei social network. Prima di addentrarci in questo campo, però, è utile ripercorrere l’origine di questo termine, così da capire il ruolo che ha nella nostra cultura.

Per una definizione di meme

Fu Richard Dawikns, biologo ed etnologo, nel suo famoso libro “Il gene egoista”, il primo a coniare il termine meme, quando si rese conto che i soli geni non potevano spiegare la teoria dell’evoluzionismo, specialmente nel caso dei comportamenti complessi. Lui pensò che fosse necessario un altro tipo di “gene” per capire come si trasmette, oltre che l’informazione genetica, anche quella culturale, dando così avvio alla Memetica, ovvero la disciplina che si occupa dell’evoluzione culturale.

Il meme viene, allora, definito come minima unità culturale: un’informazione custodita nella memoria individuale, che può essere imparata e trasmessa ad altri esseri umani. Esempi ne sono le idee, gli stereotipi, e mode, le immagini, entità che influenzano, plasmano e colpiscono la società umana. Dawikins, quindi, concepiva i memi come il parallelo culturale dei geni biologici: come questi ultimi, anche i memi trasmettono informazioni, si replicano tramite imitazione ed evolvono, entrando all’interno del processo di selezione naturale, ed è per tale motivo che vengono da lui definiti come egoisti, nella misura in cui, all’interno della logica darwiniana della lotta per la sopravvivenza, i memi competono tra loro per chi è il più “forte” a diffondersi.

In quest’ottica sono emerse varie idee sulla loro natura: i memi possono essere interpretati come virus della mente, intrinsecamente dannosi perché, una volta assimilati, il loro scopo principale diventa la replicazione, sfuggendo al controllo dell’essere umano.

I meme come nuovo linguaggio

La Memetica è oggi ripresa come principale campo di sperimentazione della società in rete. Adesso più che mai, infatti, il ruolo del meme è fondamentale: attraverso queste entità è possibile sintetizzare pensieri, concetti, veicolare informazioni, emozioni, mode e tendenze. Nella logica della digitalizzazione, allora, i memi trovano terreno fertile per mettere in atto il proprio meccanismo di replicazione, entrando a contatto con la viralità. Il mondo online, infatti, è pieno di stimoli e la competizione per l’attenzione ad ogni contenuto è molto forte (parliamo di trasmissione virale delle informazioni in un altro nostro articolo).

Per competere adeguatamente nell’epoca dell’iper-narratività gli utenti fanno, allora, ricorso alla propria creatività: i memi di internet vengono prodotti e riprodotti da tutti noi, veicolano contenuti riducendoli all’essenziale, contengono riferimenti culturali e stimolano alla partecipazione sociale. Il requisito fondamentale è la presenza di un significato, così da poter condividere visioni del mondo, stati mentali, ed emozioni. È sotto questo aspetto che i memi assolvono diverse funzioni: permettono di mostrare la nostra individualità, ma fanno anche riferimento a contenuti comuni e condivisi.

Burle della cultura pop

I meme sono, quindi, burle visive create dalla cultura pop, e fanno riferimento soprattutto ai momenti della nostra vita quotidiana: sono capaci di creare appartenenza. Quando pensiamo alla comunità, infatti, storicamente facciamo riferimento a un gruppo di persone che vivono nello stesso luogo e che hanno gli stessi interessi. La comunità dei meme si basa, inoltre, su un ulteriore aspetto, ovvero la capacità di crearsi da sé attraverso la diffusione della propria cultura (memesis). Per far ciò, tale comunità non deve più essere centralizzata, e ciò coerentemente con le logiche di digitalizzazione, fondate sulla rete.

Inoltre, una delle idee principali della Memetica è che una cultura scompare se non si diffonde: la comunità dei meme si basa su un ciclo costante di nascita e morte e, dunque, dipende dalla continua creazione di nuovi modelli e dall’esaurimento di quelli già esistenti. Ultimo punto necessario perché la comunità dei meme trovi fondamento è la propria autodefinizione attraverso la velocità di diffusione.

L’internet-meme contemporaneo, quindi, riprende gli elementi della sua definizione genetica, ovvero quella dawkinsiana: ha le caratteristiche di un organismo parassita, perché capace di instaurarsi nelle nostre menti e diffondersi in larga scala. Si basa, però, su un tipo di trasmissione non più individuabile all’interno di una singola immagine, testo o pensiero, ma in una nuova identità iconologica che trova fondamento sul principio secondo cui quella stessa immagine rappresenta un aspetto della società o della comunità.

Il meme nella società 2.0

È con l’avvento di internet, allora, che il concetto di meme muta: se prima Dawkins sosteneva che la propagazione del meme fosse casuale, analogamente a quella dei geni, adesso non è più così, perché con la diffusione dei social vengono introdotte la volontà e la creatività degli utenti.

Alla base della loro diffusione c’è spesso un intento goliardico. I meme di internet hanno quasi sempre contenuti umoristici e/o bizzarri, ma qual è il motivo? I memi, quali frammenti di informazione, capaci di impiantarsi nei nostri modi di vivere e pensare, trovano un terreno peculiare nella società digitalizzata del life is now” teorizzato da Bauman. I social network hanno dato un’accelerazione al concetto visivo di meme, facendo sì che questo assumesse una patina correlata al comico e allo humor. Basta sfogliare una qualsiasi page sui social per cogliere la continua riproducibilità delle caratteristiche socioculturali del nostro tempo, tramite i memi capaci di avallare costantemente contenuti transitori e ludici.

Il meme, quindi, suscita il riso proprio per la sua capacità di identificare e capovolgere i valori assodati in cui ci rispecchiamo, mettendo anche in luce il carattere interculturale della società liquida: l’ironia dei memi riduce il margine di divergenza fra le culture. È in tal senso che il meme diventa portatore di significati e references sull’attualità globale: persino la politica si piega alla sua logica, dimostrando la potenza del suo codice comunicativo (si pensi a come anche chi viene considerata élite, all’interno dei social cade nel gioco ironico del meme).

Rete globale

Se è possibile che qualcosa di così concettuale come un’entità multimediale possa sovrastare le vecchie gerarchie di potere, i meme necessitano allora di una propria élite politica, culturale e sociale che si basi sulla gestione e propagazione del loro codice. Su The Wise Magazine si fa, quindi, riferimento a Manuel Castells, sociologo spagnolo, e alla sua teoria sulla “società in rete globale”, ovvero su una società dove la struttura sociale ruota attorno alle reti attivate dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione elaborate digitalmente.

Per quanto suoni aleatorio, secondo la testata, poter definire un’élite o una gerarchia sulla base di un concetto come il codice comunicativo del meme, ed evidenziando che l’intento di Castells non sia affatto quello di fondare una nuova gerarchia di potere – ma anzi, di sottolineare che questa non dovrebbe esistere, perché sono le reti stesse a mettere in moto la sinergia tra gli attori politici, economi e sociali della scena globale – The Wise Magazine mette in luce quanto, in effetti, il meme sia stato davvero capace di generare una nuova società online, costituita da una propria cultura, e il cui vero potere detenuto è quello di comunicare.

Il futuro della società

Il meme, sotto questa luce, assume una funzione fondamentale: il suo intento non è quello di presentare una realtà alternativa, ma di destabilizzarla, sottolineandone, come dicevamo sopra, le caratteristiche peggiori in chiave ironica, e diventando così il veicolo d’informazioni più intelligente e articolato del nostro tempo.

La condivisione di tali dispositivi è in grado di incidere sull’azione partecipativa, ricettiva o attiva degli utenti, segnando il passaggio da una logica sociale collettiva ad un connettiva.

Se volessimo portarci in avanti nel tempo nessuno sarebbe in grado di stabilire come andranno le cose: la realtà del web è in costante evoluzione e con essa quelle dei memi e della società. È, quindi, necessario che i memers, i teorici e gli studiosi uniscano le proprie forze per avviare una ricerca politica e sociale in costante aggiornamento, così da monitorare il continuo cambiamento e guidarlo nel miglior modo possibile.

 

Approfondimenti

 

cover image credit: The Met (Object: 464117 / Accession: 17.190.1709)



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