L’imprenditore creativo: intervista a Mario Sturniolo

Home / Blog / Work / L’imprenditore creativo: intervista a Mario Sturniolo10 Giugno 2021L’imprenditore creativo: intervista a Mario Sturniolo

Imprenditoria creativa. Per certi versi un ossimoro, che contrappone metodologie di business e conoscenza dei software alle espressioni artistiche e creative dell’individuo.

Ne abbiamo già scritto a riguardo qui sul blog YATTA!, la creatività online è un settore in crescita e che ha trasformato le persone che fanno intrattenimento attraverso media digitali in veri e propri status symbol per i più giovani. Abbiamo indagato questo indotto e gli sbocchi professionali offerti assieme a Mario Sturniolo.

Mario Sturniolo è un ragazzo del 1998 (23 anni) di Messina, da sempre appassionato di arte e di spettacolo, che oggi vive a Milano e lavora come Content Strategist presso evox.gg. Mario è anche attore teatrale, capoanimatore di villaggi turistici, streamer su Twitch e youtuber assieme al collettivo ShortBrains (formato da lui, Gianpiero Santoro e Jeff Sisti), ma non solo. Lo scopriamo assieme a lui.

D: Twitch.tv sta cambiando le regole della creazione di contenuti online. Quali sono i punti di forza di questa piattaforma?

“Rispetto ad altri social, su Twitch si è in sempre in diretta e si ha una grande interazione con la chat, ciò non dà scampo ad un’ipotetica finzione: c’è quindi un feedback immediato, e se vieni apprezzato come streamer divieni una “voce”, un intrattenitore “quasi” personale.

E questa “voce”, gli spettatori l’hanno già sposata anticipatamente, sottoscrivendo un abbonamento: ci sono sia sottoscrizioni free offerte attraverso l’account Amazon prime, sia sottoscrizioni o altre tipologie di supporto a pagamento. In ogni caso, questa tipologia di crowdfunding diviene uno stipendio e un budget creativo dello streamer. Inoltre, il fatto di aver pagato per potere avere maggiore interazione con un canale porta i supporter ad essere più coinvolti e fedeli.”

D: Uno degli elementi fondanti ed essenziali in tale processo creativo è legato alle community: se prima queste erano interamente community di gamer, oggi il panorama è notevolmente cambiato. Qual è l’importanza delle community di supporter in una piattaforma come Twitch?

“Il fenomeno di Twitch è cresciuto soprattutto a seguito della pandemia, e l’attenzione posta a questa piattaforma è cresciuta anche per le cosiddette “star del web” che vi sono approdate. È appunto una piattaforma che offre, a differenza di YouTube, la possibilità di guadagnare senza legarsi a sponsorizzazione di terzi. Tra gli introiti dello streamer di Twitch vi sono perciò le “subs” (che singolarmente equivalgono ad un compenso dai € 3,50 in su ed hanno durata di un mese); i “bits” (una moneta virtuale che può essere utilizzata dagli utenti per aumentare l’interazione attraverso la chat, e per ogni bit utilizzato lo streamer riceve € 0, 01); e anche le Running Ads (le inserzioni pubblicitarie automatiche imposte dalla piattaforma) che vengono automaticamente trasmessi durante le live stream. Ma quest’ultime sono ininfluenti se confrontati con gli introiti relativi agli abbonamenti sottoscritti o alle donazioni ricevute.

Le community sono perciò inevitabilmente differenti rispetto ad altre: lo spettatore diviene per forza di cose parte attiva dello spettacolo. Lo spettacolo in gran parte viene costruito dagli spettatori, in itinere, consci di poter muovere i fili dello streamer quasi fosse una marionetta. Lo streamer legge costantemente la chat, e sta lì la risultante dell’intrattenimento che poi viene offerto. Twitch, per me, è un incontro di intrattenimento tra consumatore e streamer.”

Sempre sulle community, Mario descrive la sua visione riguardo l’etica della comunicazione adottata dagli streamer.

“Le community naturalmente variano i propri comportamenti in base alla grandezza, e con essi anche l’intimità che si crea con gli streamer. Io, ad esempio, basando la maggior parte del mio contenuto sulla chat, ho l’obbligo di creare una forte relazione con i miei spettatori. Ci sono canali divenuti oramai così grandi dove lo spettatore che supporta lo streamer con donazioni o sottoscrizioni non viene ringraziato, e di ciò mi spiace, perché si perde “l’incontro”. Ma è una superficialità portata appunto dalla grandezza della community che fa perdere contatto umano.

Io, come le altre persone che formano il mio collettivo, vediamo la nostra community come una “famiglia”, ma sappiamo benissimo che questa non è la normalità. Dipende tutto da dove provieni. Io provengo da un luogo -il teatro- dove mi sono innamorato dell’arte, come mestiere prima e come passione poi, e quindi ho un mio credo -quasi religioso- per poterla fare. “

D: E nicchie riguardo l’educazione, il lavoro, il design? Ci sono su twitch?

“Si, twitch pullula di nicchie in tema: dal canale del produttore e cantante Tha Supreme che produce ai canali che dipingono su tela, dai canali che parlano di business a quelli dedicati ai talk sul design e il marketing. Di certo la cosiddetta “Nerd Culture” va forte. C’è ad esempio uno streamer italiano, Dario Moccia, che – appassionato di manga e cultura nipponica – porta un contenuto altamente interessante ed informativo, con un carisma ed una comunicazione scolastica, da professore, che appassiona chi lo ascolta. Porta gli spettatori in viaggio dentro una cultura che lui ama profondamente e perciò viene apprezzato. “

D: Tu, come altri del tuo collettivo ShortBrains, avete una provenienza formativa nel teatro e nel campo dell’arte (Mario autoriale, Gianpiero visuale e Jeff musicale). Nell’evoluzione dell’intrattenimento che stiamo attraversando, tu dove ti poni?

“È in atto un’inversione di tendenza, per molti traumatica, per cui non è più importante quanto e cosa si dice piuttosto che chi lo dice. La tendenza su Twitch che porta maggiori spettatori è ad esempio il Just Chatting (“tanto per parlare”), una dimensione intima preferita rispetto alla visione di gameplay.

Io sono un teatrante, diplomato ad un’accademia di musical. Il mio ambiente è un palco, che ci sia un microfono o no. Essendo perciò un lavoratore dello spettacolo in primis non disdegno la “piattaforma viola” [Twitch N.d.R.]. Anzi, penso sia affascinante e per niente priva di valore. Io trovo valore in ogni cosa, perché crescendo ho dovuto scegliere se lasciare che il mestiere dell’attore rimanesse una passione oppure diventasse un’attività a tempo pieno. Dedicarmi a tempo pieno all’intrattenimento mi ha reso autore, attore, sceneggiatore, regista, spesso di miei progetti.

Attraverso questi progetti cerco di farmi conoscere, sono i miei biglietti da visita. Perciò sostituirei i termini di autore, sceneggiatore, attore con il termine “imprenditore creativo”.  Io mi definisco così: dal momento che guadagno alcune centinaia di euro dalle live stream su twitch con determinate persone, con altre invece collaboro per spettacoli teatrali. Se necessito di un guadagno slegato dalla mia partita IVA faccio il capo animatore nei villaggi turistici. Diciamo che mi rimbocco le maniche, per cui non posso rinnegare o minimizzare qualsiasi tipo di evoluzione intrattenitiva.”

D: Qual è il processo di produzione dietro all’intrattenimento digitale? Quali sono le tendenze?

“Twitch, come gli altri social, richiede costanza perciò con il mio collettivo ShortBrains (io, Gianpiero Santoro e Jeff Sisti) in passato abbiamo optato per dividerci in live individuali il lunedì, martedì e mercoledì; mentre il giovedì trasmettavamo live tutti e tre assieme, ed il venerdì, a rotazione, uno dei tre tornava da solo in live.

Oggi il canale ha avuto una sua metamorfosi e si chiama semplicemente “MarioSturniolo”, e cambieranno un po’ le strategie. Ma ci saranno ad accompagnarmi, come sempre, Gianpi e Jeff e tutti gli altri che mi aiutano da tempo a portare contenuti vivaci sulla piattaforma.

Questo tipo di programmazione, in ogni caso, è richiesta anche dalle sottoscrizioni degli spettatori: queste hanno durata di 30 giorni, per cui non sarebbe leale o etico da parte di noi streamer venire meno al patto con gli spettatori non trasmettendo.

Dal punto di vista dei contenuti poi, i format nascono in maniera spontanea. Ad esempio, tempo fa tentai di entrare (poi fui escluso alla terza selezione) in un’importante accademia teatrale di Milano. Sono rimasto comunque in buoni rapporti con le persone che ne fanno parte, perciò ho pensato che sarebbe stato interessante portarli live sul mio canale. Ho così ideato un “Salotto virtuoso”, dove attori e addetti ai lavoratori parlano approfonditamente del tema.

Ci sono poi star del web che ancora resistono su Youtube, come FaviJ. Sono processi di produzione differenti. Su Youtube viene richiesta più costanza nelle pubblicazioni, perciò ad esempio per FaviJ ci sono svariati video editor che producono come minimo 3 montaggi video giornalieri.

Dietro al successo di un personaggio dello spettacolo “digitale” vi è sempre una squadra di persone con diverse professionalità e competenze, come in altri settori.

D: Qual è il tuo pensiero sull’espressione artistica in questi contesti digitali? Quale modo di intrattenere, secondo te, è più adeguato?

“Vi porto un esempio di un evento a cui ho partecipato e lavorato. Su Twitch c’è un canale, il Cerbero Podcast, che ogni giorno è live in due fasce orarie (pomeriggio e sera). I ragazzi che compongono il collettivo del Cerbero hanno un grande seguito, grazie al loro modo di esprimersi in maniera sagace e di saper individuare fenomeni del web che interessino la community.

I tre ragazzi del Cerbero, giovando di notevoli introiti dalle live stream su Twitch, hanno investito in un nuovo contenuto, altamente performante, che catalizzasse l’attenzione sul loro fare intrattenimento.

Sono così nati i Cerbero Boscar, per cui i ragazzi del podcast si sono rivolti all’agenzia per cui lavoro, evox.gg, che ha messo a disposizione del collettivo gli spazi e le attrezzature per la registrazione.

Io in quell’evento ho potuto lavorare alla scaletta, curare sia gli aspetti generali che quelli relativi alla “frazione palco”, ed è stata una bellissima esperienza.

I tre del Cerbero hanno reinvestito –senza focalizzarsi sul ritorno dell’investimento– i propri ricavi creando due serate di gran valore e mai viste prima. Questo è quello che mi piace vedere, poiché può capitare che i soldi “divengano facili”, ma è altrettanto facile pensare che si possa campare di carisma e che sia evitabile investirli per generare contenuti migliori.

Come loro, il mio intento, in quanto streamer di Twitch, è quello di reinvestire i miei ricavi per un intrattenimento più quantitativo e più qualitativo: che sia un cortometraggio, una produzione cinematografica, una spesa ingente ma che aumenti la qualità dell’intrattenimento che porto anche su Twitch. E quantitativo perché avere un budget più ampio permette di avere più costanza e presenza online.”

D: Quali sono le competenze necessarie per poter produrre contenuti di intrattenimento oggi?

“Le competenze dell’intrattenitore su internet? Massima cura per i software. Programmi di montaggio, di streaming, di editing audio, ma anche saper utilizzare una videocamera. Siamo, per certi versi, nell’era del DIY creativo.

Io ho studiato recitazione, dizione. Anche se forse la cosa che mi ha aiutato di più è stato esibirmi sul palco fin dai 16 anni. Il palco è per me aria fresca, gli applausi come i raggi del sole che si chiudono dietro alle finestre del sipario.”

D: Da qualche mese sei entrato in evox.gg, sia come talent che come Content Strategist. Di cosa si occupa evox?

evox è un’azienda atipica perché il mestiere è atipico e si sta emancipando da pochissimo tempo. Si occupa di curare strategie ed immagine dei talent, creator del web: offre consulenze, consigli, aiuti e PR ai propri talent.

In evox poi si trattano le offerte di sponsorizzazione da parte di brand interessati per cui l’azienda individua il talent più adatto, che siano videogiochi o altri prodotti di consumo. In questo è un’azienda che si è già da tempo affermata sul mercato e mantiene rapporti con molte altre grandi aziende.

Inoltre, in evox si offre supporto tecnico ai propri streamer, permettendo loro di migliorare i propri contenuti e di poter esprimere al meglio la creatività.

Io sono Content Strategist da qualche mese. Il mio compito è quello di analizzare i profili di talent che richiedono una consulenza per aumentare i propri numeri, perciò studio i loro contenuti e costruisco una strategia per nuovi contenuti che migliori il feedback del pubblico.

Inoltre, in evox monitoriamo costantemente i prodotti dei nostri talent: attraverso delle riunioni settimanali o mensili ci confrontiamo con questi per migliorare sempre il contenuto prodotto. “

D: Quali sono le influenze dei media tradizionali (TV, radio, giornali) e dei format al loro interno sui modi fare intrattenimento online?

“Dal mio punto di vista, a livello di media, Twitch subisce una forte influenza della radio FM più che della televisione. C’è una grande importanza data alla voce, come elemento di compagnia nell’intimità delle proprie cuffiette. A livello di format c’è una qualche influenza o ibridazione con la TV: il tentativo dei Boscar organizzati dal CerberoPodcast è stato quasi quello di assorbire la televisione, ma senza portare personaggi per così dire “troppo televisivi”.

Nel mio immaginario, comunque, la televisione rimane come uno schermo acceso in salotto come sottofondo in un contesto di compagnia, Twitch è invece una coerente immersione nel proprio mondo personale. “

D: Espressione creativa ed emozioni: qual è lo scontro che si ha con l’algoritmo delle piattaforme online?

“Saper emozionare è gran parte di ciò che facciamo quando comunichiamo. Quando io parlo di calcio so di non parlare a persone a cui interessa l’Inter o Lukaku, ma quando ne parlo io c’è “Mario davanti ad una telecamera che ti fa vivere la sua emozione di essere un tifoso nerazzuro”.

E questo vale che tu faccia un lavoro creativo che ti porti ad avere una costanza online o che tu pubblichi due-tre video all’anno. Io spesso rimango piacevolmente meravigliato da chi pubblica pochi contenuti, con poca costanza. Come la carne frollata questi video hanno un processo di maturazione più lungo ma che li rende gustabili come nient’altro.

Se si imponesse a questi creator di avere una costanza giornaliera la modalità di espressione creativa cambierebbe drasticamente. L’algoritmo però impone questa costanza e perciò si crea un forte paradosso per il creativo digitale. “

D: Futuro: quale domani per Mario Sturniolo?

“Attualmente sto completando con Giampiero [Santoro N.d.R.] un lungometraggio, il primo di nostra produzione, in cui lui è direttore della fotografia: era uno spettacolo teatrale inizialmente, ma assieme al regista abbiamo deciso di farne qualcosa di più grande.

Il mio obiettivo personale è quello di potermi svincolare sempre più dal denaro, perché giudico aria fresca il realizzare prodotti artistici. Quello per cui voglio dedicare la mia vita è emancipare ancor più il lavoro dell’artista come imprenditore creativo. Sogno di avere un teatro un giorno, dove vivere, dove cucinare la pasta, formare giovani creativi, dall’attore al regista all’autore. E sconvolgere il mercato, perché ad oggi non c’è ancora quello che vorrei si realizzasse.”

Per seguire Mario Sturniolo:

 

cover image credit: Carpet fragment, Gift of Harvey Smith, 1880–1910, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, (Accession: 1967-20-25)

Federico Lebole



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