L’industria culturale e creativa nel digitale

Home / Blog / Work / L’industria culturale e creativa nel digitale27 Maggio 2021L’industria culturale e creativa nel digitale

Il processo di conversione verso un intrattenimento sempre più in streaming, in formato digitale, è stato accelerato, anche in Italia, dalla pandemia e dai periodi di lockdown. L’attenzione posta al mezzo digitale, in atto oramai da anni, pare non conoscere arresto; lo streaming pare divenire progressivamente la consuetudine maggiore nei consumatori.

Per avere una visione in numeri, gli utilizzatori italiani di piattaforme di streaming sono arrivati ad essere quasi 30 milioni, su una base di 44 milioni di cittadini che hanno la possibilità di accesso alla rete internet. La vasta gamma di nuovi media dedicati allo streaming audio/video crea un contesto in cui la creatività, la voglia di esprimersi ha molte più opportunità di venir fuori, d’essere condivisa ed apprezzata.

Le maggiori piattaforme on-demand

L’industria dell’intrattenimento digitale sta conoscendo oggi un grande successo grazie soprattutto a piattaforme che offrono film e serie tv in streaming. Le stesse, negli anni, per arricchire i propri cataloghi e dare un senso di infinita possibilità di scoperta e di scelta al consumatore, hanno costituito vere e proprie case di produzione cinematografica, internazionali o radicate sui territori di maggiore interesse economico. Tra queste vi sono le note Netflix, Disney+, Apple Tv+, Prime Video, Hulu; ma queste non sono le uniche a spartirsi le fette del mercato.

Nella conversione al digitale anche i broadcaster nazionali e non si inseriscono guadagnando margini: è il caso di Mediaset Play Infinity, piattaforma on-demand di Mediaset, che dal 2021 accorpa a tale servizio freemium il pacchetto Infinity, sottoscrivibile con abbonamento. Sempre con il nuovo anno è cambiata la veste della piattaforma digitale dplay di Discovery, diventata Discovery+, che continua a riscuotere successo grazie a format che incontrano i gusti dei più giovani.

Vi è poi RaiPlay, piattaforma on-demand di casa Rai che offre un catalogo che contiene tutte le produzioni Rai e non in onda; ha inoltre una sezione Teche ove sono raccolti filmati e programmi che raccontano la storia della Rai, della televisione, dell’Italia e degli Italiani, dal 1949 ad oggi.

Con i periodi di chiusura forzata dei cinema, sia in Italia che nel mondo, molte produzioni cinematografiche hanno avuto il proprio box office online, sulle maggiori piattaforme di streaming. Le stesse stanno implementando sempre più servizi e abbonamenti specifici per la visione di singole pellicole o per il noleggio di cataloghi contenenti i film attualmente in rotazione nei cinema internazionali.

Ciò crea una inevitabile ibridazione e scontro tra le piattaforme di streaming e i cinema: gli ultimi, perciò, attuano dove possono delle strategie che aumentino il piacere dell’esperienza offerta al cliente (multisala e grandi catene), oppure puntano su pellicole cult, di nicchia, su cineforum e momenti di convivio (i piccoli cinema di quartiere e di provincia).

L’incontro tra televisione e digitale

Le ultime piattaforme on-demand di cui si tratta poco sopra (RaiPlay, Mediaset Infinity) sono nate, inizialmente, su spinta del mercato oltre che da un’opportunità di business. Dal 2010 ad oggi è cresciuto esponenzialmente il pubblico che fruisce di contenuti di intrattenimento attraverso il web. In questo senso, Mediaset, ma anche Rai, La7, nonché i piccoli editori provinciali, hanno creato sezioni nei propri siti web ove si ospitasse la diretta streaming che andava in onda anche via cavo, satellite o antenna.

Sempre nell’ultimo decennio si è perciò cercato di capire, a livello corporate, come far fruttare e rendere economicamente vantaggioso tale indotto. Ad oggi, anche grazie all’evoluzione dei mezzi digitali, le piattaforme on-demand hanno forti ricavi dagli inserzionisti, i quali hanno dalla loro una più accurata via per arrivare al pubblico.

È infatti innegabile che -in un mercato capitalistico- chi guadagna maggior spazio, e maggiormente adeguato, sia sempre il mercato stesso: ogni fruitore di contenuti digitali racchiude nel suo smartphone e nel suo ID-pubblicitario tutta la pletora di desideri e bisogni che le aziende possono soddisfare.

Nelle piattaforme on-demand viene inoltre richiesta l’anagrafica del soggetto che fruisce, vi sono spesso integrazioni per avere un login attraverso Google o Facebook. Tutto ciò concede maggiori informazioni all’algoritmo utilizzato per capire quale commercial pubblicitario sia più fruttuoso e adeguato da proporre ad un dato soggetto.

Netflix, Prime Video: l’assenza di pubblicità?

Se, da una parte, la pubblicità e gli introiti di essa sono al centro del business dei broadcaster televisivi che convergono verso il digitale, dall’altra parte le piattaforme on-demand come Netflix e Prime Video non hanno all’interno commercial pubblicitari. O così pare.

Il maggiore interesse delle piattaforme di questo tipo è stimolare le attività di binge watching degli utilizzatori del servizio, mantenendoli all’interno del catalogo finito per “abbuffarsi” dei contenuti presenti. Nella vastissima offerta di Netflix e Prime Video pullulano i contenuti c.d. “original”, ovvero prodotti dalle stesse Netflix e Amazon. In questo caso i contenuti pubblicitari ci sono, sono svariati e spesso sotto il limite della chiara percezione (subliminali), poiché sotto forma di product placement. Lo stesso avviene anche con le produzioni delle meno popolari AppleTv+, HBO Max, Disney+, Hulu.

YouTube: (always) broadcast yourself

Passano gli anni, ma Youtube è sempre la prima scelta per la pubblicazione di contenuti multimediali. La piattaforma di video e streaming on-demand di Google non conosce arresto. Nell’ultimo anno sono notevoli le novità messe a disposizione dei creator, come ad esempio la possibilità di poter ricevere introiti dalle sottoscrizioni degli utenti al proprio canale, invece di essere legati agli inserzionisti e agli Ads.

In questo modo si è arrestata una battaglia che vedeva contrapposta la stessa YouTube da una parte e i suoi creator dall’altra, poiché dal 2017 in poi questi avevano visto ridursi i propri introiti a causa di quella che è stata poi ribattezzata Adpocalypse, ovvero la fuga degli inserzionisti dalla piattaforma.

La coda lunga

Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’ascesa del social network TikTok, che con funzioni assai accattivanti ha conquistato i più giovani, i quali sono anche i creator più attivi. Sempre più aziende varcano la soglia e si posizionano anch’esse sul social di Bytedance: l’intento non è a scopo di intrattenimento, ma come avviene sui maggiori social, per veicolare promozione e immagine del brand.

Al contrario, un fenomeno che interessa la produzione di spettacolo e di contenuti di intrattenimento online è quello dei podcast, da quelli audio a quelli video. Vi è in questo caso una tendenza di fruizione maggiormente dilatata nel tempo, spezzettata, ma che incontra maggiormente i piaceri e le possibilità dei fruitori.

L’audience dei podcast, audio e video, può essere definita di nicchia o ‘di coda lunga’, rivolgendosi quindi ad un target specifico. Questi format si costruiscono attorno ad un dato tema (musica, sport, economia, storia) o attorno a determinati personaggi di interesse.

Nicchie: sport, videogiochi, e molto altro

In queste nicchie lo sport e l’intrattenimento videoludico stanno conoscendo grande successo: Twitch e Facebook Gaming (ex Mixer di Microsoft) offrono intrattenimento legato al mondo dei videogiochi. Di un settore specifico, quello legato agli eSports, si è parlato in un precedente articolo di YATTA!.

Twicht, nata nel 2009 come justin.tv e successivamente acquistata da Amazon nel 2012, sta ampliando le offerte per i creatori, che possono settorializzare maggiormente, attraverso tag, la propria audience. Sono infatti state integrate nuove categorie oltre a quelle relative ai maggiori videogiochi in commercio per console e PC: vi sono categorie per Talk Show, IRL (In Real Life), Musica e molte altre in cui inserire il proprio canale live così che abbia più visibilità. In questo senso, Twitch sta subendo una forte ibridazione che la porta ad essere sempre più rivale della televisione, soprattutto nei segmenti dei più giovani.

Per quanto riguarda lo sport propriamente inteso vi è una grande offerta di piattaforme per lo streaming sportivo: da quelle con costi di sottoscrizione come NOWTV, DAZN o ElevenSports, a quelle free come MyCujoo (da poco acquistata dalla stessa ElevenSports). Quest’ultima, MyCujoo, app popolarissima in Sud America e adottata nel 2020 anche dalla Lega Nazionale Dilettanti per le partite di calcio della Serie D, offre gratuitamente una piattaforma per lo streaming di partite di calcio, con la possibilità di interazione istantanea tra i tifosi grazie ad una chatbox, in maniera simile a come avviene su Twitch.

Nuove comunità digitali

La crescita esponenziale delle piattaforme di intrattenimento videoludico come Twitch o YouTube Gaming è stata influenzata anzitutto dalla scelta delle console di videogiochi di facilitare ai gamer la condivisione della sessione di gioco, sulla stessa Twitch o su Youtube.

Su Twitch, inoltre, la gamification offerta all’utente, in funzione della fidelizzazione ai vari canali, crea un naturale e alto coinvolgimento. Ciò influenza la fruizione, che può essere dilatata nel tempo, o consequenziale in funzione di secondo schermo. Una tendenza di consumo in crescita e che è riscontrata anche in relazione ad altri media quali i podcast e la sempreverde radio.

Le integrazioni implementate dalle maggiori console hanno inciso nella formazione di nuove community venutasi a creare attorno agli streamer. La partecipazione che si forma in questi contesti virtuali può essere analizzata secondo un’ottica costruttivista: tale costituzione (su piattaforme come Twitch) segue iter similari alla socializzazione che avveniva nei forum web dei primi anni del 2000, con l’aggiunta di un user experience che segue i canoni del 2021. C’è infatti un ritorno in auge delle chat IRC, in una nuova veste (la popolare app Discord), o in formato audio (è il caso di Clubhouse).

Sovente, nel caso delle creazioni delle community di Twitch, queste sono condizionate dall’integrazione dell’applicativo sopracitato Discord. Questa è un’app per mobile, PC e browser che permette una maggiore comunicazione istantanea, testuale o vocale, oltre che ad una gerarchizzazione interna della community (con moderatori, utenti semplici, bot, ecc.).

Anche piccole community, o meglio, gruppi di ascolto, sono facilitati a fruire a distanza il medesimo film (o serie tv) in contemporanea: è il caso della modalità “Video Party” di Amazon Prime Video, che offre interazione fino ad un massimo di 100 persone, ed è integrabile con Twitch, per allargare esponenzialmente la platea del cineforum.

Una dolce opportunità, che mitigando il social distancing, offre un momento di spensieratezza in compagnia.

 

Per approfondire

 

cover image credit: Bequest of Gertrude M. Oppenheimer, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, 1839 (Accession: 1981-28-245)

Federico Lebole



Copyright © Yatta! 2021. All rights reserved.
Privacy e Cookie policy

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi