Intelligenza Artificiale: quando l’allievo supera il maestro

Home / Blog / Design / Intelligenza Artificiale: quando l’allievo supera il maestro19 Novembre 2021Intelligenza Artificiale: quando l’allievo supera il maestro

Abbiamo già trattato di Intelligenza Artificiale in due articoli del blog di Yatta in riferimento al Generative Design e all’etica delle “menti artificiali” ma quale Stato detiene attualmente il primato nello sviluppo e nell’implementazione dell’Intelligenza Artificiale?

La nascita della disciplina

La nascita effettiva della disciplina è stata individuata in un convegno del 1956 presso il Darthmouth College nel New Hampshire al quale presero parte alcune figure di spicco nel nascente campo della computazione dedicata allo sviluppo di sistemi intelligenti. La conferenza diede avvio a una serie di iniziative nel campo dell’A.I. e il ricercatore J. MacCarthy introdusse l’espressione Intelligenza Artificiale.

I primi passi della scienza si muovono dunque negli Stati Uniti che oggi combattono per mantenere il primato contro la Cina che ha fatto passi da gigante negli ultimi vent’anni.

Il gioco del go

Il punto di partenza per la grande ascesa cinese nel campo dell’Intelligenza Artificiale è rappresentato da un evento curioso: una sconfitta in una competizione nell’antico gioco del go.

Il go è un gioco da tavolo strategico per due giocatori che collocano alternativamente pedine dette pietre nere e bianche sulle intersezioni vuote di una scacchiera detta goban formata da una griglia 19×19. Lo scopo del gioco è il controllo di una zona di goban maggiore di quella controllata dall’avversario; a questo scopo i giocatori cercano di disporre le proprie pietre in modo che non possano essere catturate, ritagliandosi allo stesso tempo dei territori che l’avversario non possa invadere senza essere catturato.

In molte culture dell’Estremo Oriente, il gioco del go è considerato una disciplina che una persona di alto livello culturale doveva padroneggiare.

Nel 2014 Google DeepMind ha avviato un progetto volto allo sviluppo di un software che studiasse le reti neurali profonde applicabili al gioco del go, con l’obiettivo di progettare un programma in grado di combattere con i campioni umani del go.

Nel 2016 questo software, chiamato AlphaGo, è riuscito a sconfiggere uno dei giocatori più esperti a livello mondiale, Fan Hui. Fu l’inizio di molte altre vittorie.

L’evento, passato in sordina in Occidente, sembra invece aver convinto la dirigenza cinese dell’importanza strategica dell’Intelligenza Artificiale.

Il furto di know how

Alla base dell’ascesa cinese bisogna riconoscere sicuramente il saccheggio della proprietà intellettuale americana unita alla mancanza di tutele. Il furto di know how è infatti la normalità in Cina non solo nei confronti delle aziende straniere (perlopiù americane) ma anche tra aziende locali.

Questa pirateria sfrenata, la possibilità di copiare le scoperte altrui impunemente ha scaturito effetti positivi: in un ambiente ultra-competitivo viene stimolata una cultura imprenditoriale combattiva.

E se Amazon è stata schiacciata dalla concorrenza locale, i social network americani come Facebook e Twitter sono stati sconfitti dalla censura: Google copre solo l’1,7% del mercato cinese mentre il locale Baidu il 75%.

Il ruolo dei dati

Nella gara per la supremazia sull’Intelligenza Artificiale riconosciamo tre punti chiave che rendono la Cina così competitiva nel campo. Il primo è la preponderanza del ruolo dei dati, in molti condividono la massima: «i dati sono il nuovo petrolio e la Cina è la nuova OPEC». L’A.I. può essere addestrata tramite enormi dataset: tramite algoritmi di machine learning il sistema apprende tramite l’osservazione come svolgere determinate attività e conservarli in memoria.

I dati, inoltre alimentano i macchinari di DeepLearning, quelli che soppiantano gli umani in molte attività. Un paese con 1,4 miliardi di abitanti ovviamente ha un bacino di raccolta molto ampio.

L’assenza di privacy

Il secondo fattore è la natura autoritaria del regime che ignora le restrizioni nella raccolta dei dati, per cui la popolazione cinese è abituata ad essere “spiata” dal governo, a differenza degli occidentali.  Avere a disposizione questa incredibile quantità di dati consente di alimentare l’Intelligenza Artificiale in settori chiave come il riconoscimento facciale e vocale. Esemplifica l’assenza di privacy, l’esperimento del credito sociale grazie al quale il governo cinese accumula informazioni di ogni tipo su ogni cittadino per poi assegnargli una sorta di pagella civica.

Sistemi politici a confronto

Il terzo punto chiave è il sistema politico cinese: un misto di capitalismo e comunismo con una forte impronta dirigista. L’America ha perso il carattere dirigista dell’epoca di Kennedy, quando i finanziamenti pubblici per la ricerca e per la scienza furono decisivi per la conquista dello spazio. Dopo la rivoluzione neoliberista di Ronald Reagan proseguita con Bill Clinton e Barack Obama oggi ci troviamo di fronte ad un’America diversa. La convinzione che la Silicon Valley sia autosufficiente e garantisca la leadership americana nelle tecnologie avanzate è stata il filo conduttore delle ultime amministrazioni americane.

Il laissez-fair americano è in contrasto con le politiche di Pechino, intenzionata a superare gli Stati Uniti nella tecnologia. L’approccio cinese è la strategia top-down affidata alla pianificazione dall’alto da parte del governo. Similmente al metodo utilizzato nel campo della ricerca: quello cinese è mission driven e cioè guidato da una missione, mentre quello americano è curiosity driven e cioè una ricerca libera, non orientata ad un obiettivo prefissato.

L’allievo ha superato il maestro

Il modello americano si è rivelato superiore in passato, ma ciò non significa che lo sarà per sempre. Xi Jinping sostiene che lo stato debba finanziare i campioni nazionali del digitale, nel caso della Cina: Baidu-Alibaba-Tencent.

La Cina rappresenta attualmente il 60% di tutti gli investimenti mondiali in Intelligenza Artificiale. Basti pensare che la sola città di Tianjin stanzia più fondi pubblici per le aziende di Intelligenza Artificiale di quando faccia l’amministrazione federale USA per tutti gli Stati Uniti. La Cina ha già superato Stati Uniti, Unione Europea e Giappone per il numero di ricerche scientifiche e brevetti nell’Intelligenza Artificiale.

 

Per approfondire:

Vittoria Mineo



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