Giornalismo e intelligenza artificiale: le possibilità aperte dai dati

Home / Blog / Work / Giornalismo e intelligenza artificiale: le possibilità aperte dai dati8 Luglio 2021Giornalismo e intelligenza artificiale: le possibilità aperte dai dati

Con il progresso degli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e del deep learning sono molteplici le opportunità che si aprono in vari settori. Dalla logistica ai trasporti, dalla Sanità alla PA, e anche nel settore giornalistico e editoriale.

Il mestiere del giornalista al momento non corre il pericolo di essere eliminato dall’intelligenza artificiale, che però trova già applicazione per diversi scopi: produzione di articoli sportivi, di cronaca o per la segnalazione di terremoti.

L’AI e l’editoria

Il termine Intelligenza Artificiale (AI) è un termine un po’ generico che fa riferimento alle molteplici possibilità offerte dai recenti sviluppi tecnologici in merito soprattutto all’elaborazione di grandi mole di dati.

Dall’apprendimento automatico all’elaborazione di un linguaggio naturale (NLG, natural language generation), le testate giornalistiche possono utilizzare l’intelligenza artificiale per automatizzare un numero enorme di attività che compongono la catena della produzione giornalistica, tra cui il rilevamento, l’estrazione e la verifica dei dati, la produzione di storie e grafici, la pubblicazione (con ordinamento, selezione e priorità di filtri) e impostando automaticamente i tag maggiormente adeguati per ogni articolo.

Ad esempio, la produzione di news basata sulla tecnologia NLG (natural language generation), permette la creazione di giornalismo testuale a partire da un insieme di dati strutturati digitalmente. Una tecnologia, questa, che prevede che un algoritmo raccolga e analizzi i dati in modo indipendente e poi scriva un articolo dagli e sugli stessi.

Tale tipologia di giornalismo automatizzato opera scrivendo e pubblicando -in autonomia- articoli di cronaca senza l’intervento di un giornalista, oppure collaborando con un giornalista che può essere incaricato di supervisionare il processo o fornire input per apportare modifiche all’elaborato.

I vantaggi nel settore dei media informativi

Questi sistemi offrono numerosi vantaggi: su tutti, la velocità nell’esecuzione di procedure complesse basate su grandi volumi di dati, nonché il supporto alle routine giornalistiche attraverso segnalazioni su eventi e una fornitura di bozze di testi da integrare con informazioni contestuali.

Vi è poi la possibilità di un’estensione della copertura mediatica ad aree precedentemente o non coperte o non ben coperte (i risultati delle partite tra società sportive “piccole”, ad esempio) e l’ottimizzazione della copertura delle notizie in tempo reale. Sempre grazie ai dati e all’AI si possono rafforzare i legami di un mezzo di comunicazione con il suo pubblico fornendo loro un contesto personalizzato in base alla loro posizione o alle loro preferenze; e molto altro ancora.

Ma c’è un rovescio della medaglia: l’efficienza di questi sistemi dipende dalla disponibilità e dalla qualità dei dati inseriti in essi. Il principio del garbage in, garbage out (GIGO), provato e testato nel mondo della tecnologia dell’informazione, afferma essenzialmente che senza un input affidabile, accurato e preciso, è impossibile ottenere un output affidabile, accurato e preciso.

Automazione: quali scenari possibili?

L’automazione delle notizie è l’aspetto più visibile di questo fenomeno e ha senza dubbio dato luogo ai dibattiti più accesi all’interno della professione giornalistica. L’idea del “giornalismo robotico”, come viene spesso chiamato, ha contribuito a creare visioni sia distopiche che utopiche.

Nel peggiore dei casi, l’automazione potrebbe minacciare i posti di lavoro e l’identità giornalistica assumendo il controllo di un lavoro che è solitamente svolto dagli esseri umani. Nella migliore delle ipotesi, potrebbe portare a un rinnovamento del giornalismo svolgendo compiti ripetitivi e dispendiosi in termini di tempo, consentendo ai giornalisti di concentrarsi sulla produzione di contenuti ad alto valore aggiunto.

In ogni caso, l’automazione dei metodi di produzione giornalistica non si limita alla generazione dei testi. La BBC ha recentemente introdotto una voce sintetica per leggere ad alta voce gli articoli pubblicati sul suo sito web. Dall’anno scorso, Reuters ha lanciato un sistema video automatizzato per coprire le partite sportive.

Abbracciare il fenomeno per plasmarne lo sviluppo

Sebbene siano molteplici gli usi che già oggi sono disponibili per l’AI nel settore dei news media, sono comunque molte le lacune legislative o etiche sul tema.

Considerando che una procedura informatizzata si basa su scelte umane, non neutre per definizione, non è assurdo pensare che i passi debbano essere fatti anche in senso contrario. I “nuovi attori nel mondo del giornalismo” sono ingegneri informatici, linguisti e data scientist. Le aziende che forniscono ai media soluzioni tecnologiche non si considerano editori o pubblicisti anche se sono attivamente coinvolte nella filiera della produzione giornalistica.

Le organizzazioni professionali dovrebbero riflettere su come condurre politiche inclusive, nella misura in cui l’esercizio della responsabilità sociale dei media è tanto individuale quanto collettivo. Le principali sfide dell’integrazione delle tecnologie di AI nel giornalismo riguardano anche il campo dell’etica. Come scrive l’economista francese Michel Volle: “Il bene e il male stanno nell’intenzione, non nello strumento”.

Secondo uno studio del 2017 del Tow Center of Digital Journalism, le tecnologie di AI dovrebbero integrare i valori editoriali nel loro design. Il rapporto sottolinea inoltre che “i lettori meritano di ricevere una metodologia trasparente su come lo strumento di intelligenza artificiale è stato utilizzato per eseguire un’analisi, identificare un modello o riportare un risultato. Ma quella descrizione va tradotta in termini non tecnici, e raccontata in maniera concisa…”.

Alla fine del 2020, il Consiglio per i mass media in Finlandia ha pubblicato un rapporto in cui raccomandava agli organi di autoregolamentazione della professione di non tardare ad affrontare le questioni del trattamento dei dati, delle scelte nelle procedure informatiche e della trasparenza nei confronti del pubblico.

Secondo il rapporto, se i consigli dei media non prenderanno l’iniziativa, altri lo faranno: “E chiunque sia – che si tratti di legislatori nazionali, UE o società di piattaforme – potrebbe mettere a repentaglio la libertà di stampa“.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: Fabric, Gift of Elinor Merrell, 18th century, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, (Accession: 1973-29-3)

 

Federico Lebole



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