
Home / Blog / Work / 25 Febbraio 2021Il bibliotecario digitale
Quando la tecnologia avanza, anche le competenze devono evolversi, in conformità con il cambiamento che ogni settore vive grazie al suo intervento. Qualche tempo fa, proprio nel nostro blog, abbiamo compiuto un’analisi su come le biblioteche si siano trasformate per rispondere alle nuove necessità degli utenti. Nuovi design, nuovi scenari, per abbracciare una comunità sempre più varia e bisognosa di scoprire aspetti innovativi della cultura. In tale contesto, si trasformano anche le figure che lavorano all’interno delle biblioteche, che sviluppano skills sulla scia dei cambiamenti delle strutture stesse. Proprio per questo, il bibliotecario è chiamato in prima linea ad aggiornare il suo parco competenze, in quanto elemento fondamentale.
IL BIBLIOTECARIO TRADIZIONALE
Il concetto di bibliotecario, almeno in chiave tradizionale, viene semplicemente accostato al lavorare con i libri, in maniera però troppo sbrigativa e superficiale. Le biblioteche tutelano libri e opere di tutti i generi, che necessitano di particolari attenzione e di specifica catalogazione, ragion per cui le mansioni che si sottendono a tali obiettivi sono molteplici. Manuali tecnici, classici della letteratura, romanzi di pubblicazione recente, libri antichi e fuori catalogo possono trovarsi all’interno della stessa struttura ma non possono essere organizzati e custoditi alla stessa maniera, poiché alcuni, per esempio, richiedono delle cure che altri non necessitano. Il bibliotecario, inoltre, si occupa delle attività di acquisizione documentaria.
In base alle politiche di acquisti della biblioteca, alla disponibilità di budget e alle necessità espresse dagli utenti, il bibliotecario individua i materiali da acquisire per allargare e aggiornare la raccolta di documenti. Si dedica anche a tutte le procedure tecniche, burocratiche e amministrative legate all’acquisto di nuovi libri e materiali, alla gestione degli abbonamenti (per periodici, quotidiani, riviste, ecc) e alla ricezione di lasciti e donazioni. Oltre ad operare nell’ambito dei servizi intrinsechi alla biblioteca, può anche promuovere e animare tali servizi. Può quindi organizzare diverse attività culturali per aprire gli spazi bibliotecari alla cittadinanza e promuoverne i servizi, come ad esempio letture per bambini, incontri pubblici con autori, o ancora eventi formativi per studenti e ricercatori.
Una volta acquisite le competenze base, però, il bibliotecario non deve fermarsi, ma progredire, aggiornandosi e migliorandosi per evitare di rimanere indietro. Come anticipato nella premessa, le biblioteche classiche stanno sempre più lasciando il passo alle biblioteche multimediali, la cui gestione richiede degli accorgimenti diversi e non può essere lasciata nelle mani di chi non dimostra di avere la preparazione giusta.
IL BIBLIOTECARIO DIGITALE
I professionisti della biblioteca, oggi più di ieri, devono affrontare sfide molto complesse. Hanno la fortuna, ma contemporaneamente il dovere, di sfruttare le opportunità tecniche e rispondere positivamente a tutti questi cambiamenti. Ad essere più richiesti, infatti, sono gli aspiranti bibliotecari con le più recenti competenze tecnologiche. Essi devono essere in grado di implementare nuove pratiche e nuove tecnologie, gestire il cambiamento (ogni giorno sempre più veloce) e migliorare le prestazioni per affrontare le sfide future della cultura. Devono sviluppare competenze professionali per adattare le tecnologie in evoluzione alle esigenze degli utenti e devono riconoscere la natura dei cambiamenti tecnologici stessi per migliorare la gamma di competenze professionali richieste per gestirli. Se consideriamo, ad esempio, la conservazione e catalogazione del patrimonio della biblioteca, è impensabile non affidare questo compito a sistemi informatici che possano processare le informazioni in velocità. Gli utenti hanno spesso e volentieri la necessità di consultare i cataloghi delle biblioteche nel minor tempo e in maggior profondità possibile. Per fare ciò, sono necessari software complessi, che il bibliotecario deve saper gestire con dimestichezza.
Secondo un’interessante ricerca di Adriano Solidoro, insegnante dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, i temi formativi ritenuti più utili ai bibliotecari per essere efficaci nel proprio lavoro sono risultati essere:
- Comunicazione sui social media;
- Software di presentazione (powerpoint, prezi, ecc.)
- Software per la produzione di documenti scritti;
- Software di grafica e manipolazione immagini (Photoshop, InDesign, ecc.).
I dati emersi, derivati da un sondaggio i cui rispondenti sono poco più di mille bibliotecari italiani, evidenziano anche delle carenze in altri ambiti tecnologici che, però, risultano necessari per lavorare al meglio. Si tratta di:
- Creazione/montaggio di brevi contenuti video;
- Strumenti di sondaggio e raccolta dati (Google-Form, Survey-Monkey ecc);
- Software di analisi e rappresentazione dei dati;
- Strumenti per la collaborazione a distanza (chat, calendari, repository, Skype ecc.);
Alla luce proprio di questi aspetti, è evidente come il cambiamento nelle biblioteche stia andando molto più veloce di quanto i bibliotecari riescano a starvi al passo.
Nel 2015, la celebre bibliotecaria Anna Maria Tammaro ha intervistato, in un seminario incentrato proprio sul bibliotecario digitale, colleghi e colleghe del settore, con cui sono stati commentati i radicali cambiamenti presi in analisi. Marialaura Vignocchi, della biblioteca dell’Università degli Studi di Bologna, tramite la sua esperienza personale, ha ben disegnato il quadro della concezione attuale delle biblioteche: “Dal 2004 ho lavorato soprattutto su collezioni digitali native o derivate, prodotte dall’università di Bologna: prodotti della ricerca, tesi, materiali didattici, digitalizzazioni di documenti antichi e di pregio, pubblicazione di riviste scientifiche, pubblicazioni multimediali e dati della ricerca. Le principali funzioni riguardano lo sviluppo delle collezioni digitali (acquisizione/ incremento, copertura, scelta dei formati…), […] il controllo bibliografico, il rapporto con gli utenti-autori e i fruitori dei contenuti digitali, […] la progettazione dei servizi e la mediazione fra i bisogni degli utenti e i collaboratori informatici addetti alla manutenzione correttiva ed evolutiva. […] Recentemente sono emerse esigenze di data curation: conversione dei dati verso nuovi formati e revisione dei servizi per “aggiornare” le collezioni e adattarle alle nuove esigenze degli utenti”.
Nicola Benvenuti, biblioteca dell’Università di Firenze, spiega come in una organizzazione complessa e centralizzata come sono ormai gli SBA (Sistemi Bibliotecari d’Ateneo), i ruoli sono differenziati. Le funzioni “digitali” si esplicano nella gestione del sistema informatico, nella manutenzione tecnica dei cataloghi (tra cui l’Indice di SBN), nella gestione del sito web e della comunicazione, nella raccolta di dati per la valutazione dei servizi, nella gestione di fornitori di risorse digitali e nella cooperazione.
Va detto anche che l’Italia, sotto questi aspetti, risulta ancora un passo indietro rispetto al resto d’Europa. Nei Paesi del Nord, le professionalità crescono costantemente al passo con i cambiamenti sociali, come risultato di una concezione sempre innovativa delle competenze personali. Alla progressiva informatizzazione delle biblioteche è conseguita un’inevitabile estensione multidisciplinare delle competenze professionali, come quelle legislative per le politiche dell’informazione, quelle di coordinamento e di gestione degli archivi. L’interdisciplinarietà è diventata d’obbligo, con skills tecnologiche integrate in ognuno dei processi e servizi professionali. Il ruolo sociale del bibliotecario è diventato più evidente rispetto agli ultimi anni, con il bibliotecario digitale sempre più coinvolto e inserito nei flussi di lavoro degli utenti e nei loro contesti istituzionali e di comunità. Di conseguenza, il nuovo profilo del bibliotecario digitale necessita di formazione di base e continua. Le competenze tecnologiche devono essere integrate nel curriculum e nelle singole discipline del corso e vanno considerate parte del bagaglio culturale professionale.
