
Home / Blog / Edu / 13 Gennaio 2021Formazione per l’impresa nei competence center
Il Piano Industria 4.0 gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico prevede una serie di incentivi economici e agevolazioni sugli investimenti per accompagnare il tessuto imprenditoriale italiano in un processo di rinnovamento dell’industria secondo linee che definiscono un nuovo paradigma, al punto di arrivare a quella che è stata identificata come una quarta rivoluzione industriale: un’applicazione delle avanzate tecnologie digitali, della robotica, dell’intelligenza artificiale all’ambito industriale per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività attraverso la nascita delle smart factories.
Il primo ad utilizzare questa espressione parlando dell’innovazione in atto è Klaus Schwab, direttore esecutivo del World Economic Forum e autore del libro Quarta rivoluzione industriale, sostenendo che esattamente come le rivoluzioni che l’hanno preceduta, anche questa ha il potenziale di innalzare i livelli globali di reddito e migliorare la qualità della vita:
“Nel futuro, le innovazioni tecnologiche porteranno anche a un miracolo sul lato dell’offerta, con benefici a lungo termine per l’efficienza e la produttività. I costi di trasporto e comunicazione caleranno, la logistica e le supply chain globali diventeranno più efficienti e il costo del commercio diminuirà; tutto questo aprirà nuovi mercati e promuoverà la crescita economica”.
Le sempre crescente automazione e interconnessione delle produzioni avranno un grande impatto sull’industria e una delle sfide più grandi per le aziende sarà adattare le competenze di ogni lavoratore alle nuove esigenze. La formazione 4.0 diventa un punto fondamentale per la transizione, in quanto la capacità di gestire i nuovi macchinari e monitorare i nuovi processi richiede competenze digitali aggiornate e certificate. Diventa fondamentale quindi che oltre all’introduzione di nuovi supporti tecnologici, la transizione comporti la formazione dei dipendenti di diversi settori aziendali, come la vendita e marketing, le tecnologie di produzione, l’informatica attraverso attività e corsi in ambiti come l’analisi dei dati, realtà virtuale e realtà aumentata, internet of things, sistemi cyber-fisici; il MISE ha colto la necessità di rinnovare e certificare le conoscenze e le capacità delle figure lavorative già presenti, cercando una soluzione per incentivare le aziende ad investire sui lavoratori.
I competence center
Il Piano nazionale ha adottato, tra le altre misure, il Credito d’imposta Formazione 4.0 con il fine di stimolare gli investimenti da parte delle aziende per la formazione e l’aggiornamento del personale, che si troverà a contatto con l’innovazione tecnologica e un nuovo modello di impresa. Questo credito mette in luce l’importanza del capitale umano per la transizione verso un’industria 4.0: le nuove tecnologie hanno un grande potenziale, ma è necessario formare nuove figure o riqualificare quelle già presenti per poterlo utilizzare appieno.
Durante la presentazione del Piano, nel 2016, vengono introdotti anche i Competence Center ovvero dei centri di competenza ad alta specializzazione su tematiche Industria 4.0 che nascono con lo scopo di aiutare soprattutto la piccola e media impresa italiana nell’introduzione di nuove tecnologie produttive e di sistemi decentralizzati nell’ottica di un aumento della produttività e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Questi poli di eccellenza nascono con il fine di fornire corsi e attività di formazione e orientamento alle imprese, funzionare come supporto ai progetti durante il percorso di transizione, fare ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti o al miglioramento dei servizi.
Il bando istituito dal MISE (i cui destinatari sono proprio i competence center) ha messo a disposizione 73 milioni di euro, 65% dei quali servirà a coprire le spese di realizzazione dei competence center stessi e all’avviamento delle loro attività, la restante parte sarà finalizzata al finanziamento della ricerca tecnologica e dei primi progetti. La graduatoria uscita ad inizio 2019 ha privilegiato la ricerca applicata e ha valutato i candidati in base a criteri come la solidità economico-finanziaria degli enti proponenti, la qualità del programma di attività, le pubblicazioni tecnico-scientifiche in ambito Industry 4.0, la sostenibilità economica del programma proposto, assegni di ricerca e dottorati 4.0.
I soggetti ammessi al bando sono operatori pubblici o privati come associazioni di categoria nazionale o territoriale, imprese o altri operatori economici, con la partecipazione di almeno un organismo di ricerca (ad esempio università, istituti di ricerca come il CNR o IFNC, agenzie incaricate al trasferimento di tecnologie). Al primo posto in graduatoria si trova il Politecnico di Torino, seguito dal Politecnico di Milano e dall’Università di Bologna: le università si aprono verso il mondo delle imprese attraverso una partnership pubblico-privata, con la funzione di aiutarle nella costruzione di un nuovo sistema. L’obiettivo è quello di intensificare le relazioni tra ricerca e industria, unire le tecnologie digitali avanzate al Made in Italy per incrementare la competitività del nostro paese.
I progetti delle università: Il Politecnico di Torino
Il Politecnico di Torino, capofila nella graduatoria, collabora con alcune grandi aziende come FCA, General Motors, Thales Alenia e General Electric Avio per la realizzazione del suo progetto Manufacturing 4.0 che prevede la realizzazione di tre centri interdipartimentali (anche interni alle aziende) incentrati su addictive manufacturing, aerospazio, mobilità ed energia; un altro centro sarà dedicato allo studio di big data e data science. Il centro potrà aiutare l’impresa a realizzare il suo piano, mettendo a disposizione per esempio le potenzialità della stampa 3D, ma anche fornire una consulenza riguardo a quali investimenti fare e quali tecnologie possono migliorarla in base alle sue specificità.
Saranno presenti anche attività di formazione, come percorsi curriculari di Industria 4.0 (informatica, meccanica, ingegneria dei materiali) e master; secondo Marco Gilli, rettore del Politecnico di Torino, la formazione 4.0 “deve essere interdisciplinare, e a vari livelli: l’impresa ha bisogno dell’ingegnere molto specializzato, del Phd, ma anche del livello intermedio, quindi dell’equivalente del diplomato delle Fachhochschulen tedeshe. E anche questa sarà una scommessa dei competence center, che dovranno lavorare insieme agli Istituti Tecnici Superiori”.
Il Politecnico di Milano
Il Competence Center di Milano, Made in Italy 4.0, si focalizza sulla necessità di dare alle imprese i mezzi per realizzare una fabbrica 4.0, integrata e flessibile. Gli ambiti che il progetto toccherà sono quello della formazione, orientamento e progetti innovativi; il fine è quello di accompagnare l’azienda in tutto il percorso di trasformazione.
Per fare ciò, il primo passo è prendere consapevolezza del livello attuale dell’azienda che si appoggia al centro, così da poter poi procedere con l’orientamento; con questo fine nasce Dreamy 4.0 (Digital readiness assessment maturity model), uno strumento per valutare il livello di maturità dei processi attraverso un questionario di circa 200 domande destinate ai responsabili aziendali per comprendere a quale livello è effettivamente pronta per il passaggio alla digitalizzazione.
Questo metodo nasce dalla consapevolezza che il possedere il supporto tecnologico necessario per l’innovazione non è l’unico requisito sufficiente, è necessario anche avere il supporto organizzativo adatto e la capacità di seguire e monitorare i processi di miglioramento continuo.
Università di Bologna
Posizionato terzo in graduatoria, per il progetto Bi-Rex (Big Data Innovation and Research Excellence) l’Università di Bologna collabora con l’Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Ferrara e Università degli Studi di Parma; a queste si affiancano poi Cineca e l’Istituto Italiano di Fisica Nucleare. Il focus di questo Competence Center è mettere a disposizione tecnologie riguardanti determinate eccellenze della regione: Meccatronica, Agrifood, Biomedicale; da sempre infatti le specificità del territorio emiliano sono la meccanica, l’agricoltura e l’alimentazione, le aziende farmaceutiche.
Fava, docente dell’università di Bologna sottolinea che “Industria 4.0 per molte aziende è un processo già in atto” e aggiunge “è particolarmente importante fare un salto ulteriore, che deve essere facilitato da attori di primo livello”. Per questo motivo far coincidere le Università con i poli di eccellenza sembra la giusta mossa per accompagnare il tessuto industriale del nostro paese, caratterizzato da imprese piccole e medie, in una transizione non facile ma necessaria per mantenere la competitività a livello mondiale.
Per approfondire:
