Didattica inclusiva, didattica di qualità (per tutti)

Home / Blog / Edu / Didattica inclusiva, didattica di qualità (per tutti)30 Settembre 2020Didattica inclusiva, didattica di qualità (per tutti)

Le forme di didattica tradizionali possono non essere sufficienti o adatte alle diverse forme di apprendimento dei ragazzi. In alcuni casi sono codificati in sigle, che sono la premessa ad un diverso approccio formativo che il corpo docente deve mettere in atto.

Secondo alcune ricerche nel 3 al 5% dei casi in Italia, gli studenti presentano una diversità neuronale che si riflette sulle modalità di apprendimento, dando vita a quelle che vengono chiamati Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Il corpo docente e l’istituzione scolastica deve quindi attivare dei percorsi specifici, anche in affiancamento durante il flusso normale della lezione. Tutto ciò senza evidenziare le “differenze”, ma al contrario cercando di raggiungere gli obiettivi formativi, eventualmente commisurandoli alle possibilità del singolo ragazzo.

In questi casi è quindi emersa la necessità di una didattica inclusiva. La casa editrice Pearson la definisce come “la didattica di tutti, che si basa sulla personalizzazione e sulla individualizzazione tramite metodologie attive, partecipative, costruttive e affettive”. Non è rivolta solo a chi ha difficoltà di apprendimento ma ha la volontà di raggiungere tutti i membri della classe. E spesso i percorsi innovativi all’interno della scuola arrivano proprio dimostrando particolare attenzione ad esigenze particolari.

Una didattica inclusiva è una didattica di qualità e per tutti perché si adatta a ogni studente, rispettando e valorizzando le differenze di ognuno. “Una scuola è inclusiva quando guarda, indistintamente, a tutti gli alunni e a tutte le loro differenti potenzialità”. Detto questo però le specificità dei singoli vanno prese in considerazione in quanto tali.

DSA e BES

Secondo una definizione generale, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento consistono nella mancata automazione di processi di base della lettura, della scrittura e del calcolo. I più comuni sono:

  • Dislessia: problemi nella lettura come difficoltà a pronunciare parole, a leggere velocemente e a comprendere ciò che si legge;
  • Disgrafia: difficoltà nel riprodurre i segni numerici e alfabetici, spesso rende la grafia disordinata e illeggibile;
  • Disortografia: impossibilità a tradurre i suoni che compongono le parole in grafemi scritti (omissioni, sostituzioni o inversioni di fonemi)
  • Discalculia: difficoltà nel comprendere e manipolare i numeri e i concetti matematici.

Secondo i dati MIUR del 2019, facenti riferimento all’anno scolastico 2017-2018, gli studenti con DSA erano il 3,2% (276.109 studenti) del totale (più precisamente 2% nella scuola primaria, 5,6% nella scuola secondaria di primo grado e 4,7% nella scuola secondaria di secondo grado).  Il disturbo più comune (o meglio, più diagnosticato), era la dislessia con ben 177.212 diagnosi.

Rispetto invece ai Bisogni Speciali Educativi, una direttiva del MIUR del 2012 specifica tre categorie:

  • allievi con disabilità certificate (fisiche, psichiche e sensoriali), che sono supportati da insegnanti di sostegno ad hoc;
  • allievi con DSA (come sopra definiti) e diagnosi similari;
  • alunni in situazioni di svantaggio socio-culturale o linguistico.

In entrambi i casi questi problemi hanno ripercussioni anche su altre funzioni come la memoria e la velocità di processamento di nuove informazioni. Di conseguenza il singolo proverà un senso di disagio, demotivazione e delusione in parte derivante dal confronto (inevitabile) con gli altri compagni di classe, arrivando a lederne l’autostima.

Strumenti innovativi

Secondo l’articolo 5 comma 2 della Legge 170/2010, riferimento normativo per i DSA la didattica inclusiva garantisce “l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche,  nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere”. Dal 2010 ad oggi gli strumenti inseriti nei percorsi didattici sono molti e di vario genere. Eccone alcuni:

  • Sintesi vocale: consente la lettura automatica di un testo digitale, impostando anche la velocità, la voce o la porzione di testo da leggere. Può essere combinata con un editor di testo per modificare eventuali errori durante la lettura
  • Programma di video-scrittura: la creazione di testi è molto più rapida e gli errori grammaticali e di battitura vengono corretti automaticamente (utile per chi è affetto da disortografia)
  • Riconoscimento ottico di carattere (OCR): strumenti del genere riconoscono i testi cartacei e li scansionano rendendoli digitali, che possono poi essere modificati tramite editori di testi e letti tramite sintesi vocale. Un esempio recente è l’Iris Scan Mouse Executive 2, un mouse che permette di scansionare documenti mentre scorre sul foglio ma non solo, può anche leggere il testo con la sintesi vocale.
  • Riconoscimento vocale: strumento con il quale trascrivere digitalmente un testo orale.
  • Programmi per annotare PDF: con essi si può intervenire sui documenti PDF e evidenziando porzioni di testo e aggiungendo annotazioni rendendolo più personale
  • Ebook e audiolibri: libri digitali leggibili tramite dispositivi appositi (tablet o ebook reader)
  • Tecnologie per la matematica: fogli di calcolo ormai ampiamente conosciuti, ma anche calcolatrici parlanti dotate di sintesi vocale che leggono le operazioni svolte.
  • Programmi per creare mappe concettuali a partire da testi lunghi e complessi. Centro Leonardo, specializzato in psicologia dell’età dello svilluppo, ha stilato una lista delle migliori app per studenti con difficoltà di apprendimento, come per esempio Duolingo per imparare le lingue straniere o Aritmeticando con cui i bambini possono svolgere esercizi di matematica.
  • Tecnologie per lingue straniere: i dizionari elettronici consultabili su tablet o ebook reader.

Ma tutti questi strumenti non possono essere sfruttati al meglio se i docenti non li sanno usare. Anche gli insegnanti vanno formati a riguardo, dedicando loro corsi di aggiornamento quando necessario. Gli strumenti soprattutto vanno scelti valutando i casi specifici, a seconda delle difficoltà che deve affrontare ogni bambino, del tipo di persona e delle funzionalità di ogni strumento.

Strategie di insegnamento

Oltre agli strumenti da utilizzare bisogna mettere in pratica delle strategie per insegnare nel modo migliore seguendo il criterio dell’inclusione e affinché i docenti si rapportino nel modo migliore nei confronti di tutti. Ci sono dei modi per costruire un clima sereno e di fiducia e tra docenti e alunni in classe (e fuori dalla scuola con i genitori):

  • guardare cogliere le differenze insite in ogni alunno: solo così si potrà lavorare nel modo migliore e il più efficiente possibile.
  • definire il metodo di studio più adatto ad ognuno per gestire meglio il tempo da dedicare ad ogni possibile problematica.
  • lavorare per piccoli gruppi, eterogenei ma anche omogenei a seconda delle finalità che possono essere di apprendimento, approfondimento o potenziamento. Questo suggerimento è particolarmente difficile da seguire ora che i ragazzi in aula devono stare distanti tra loro.
  • utilizzare gli strumenti selezionati e a disposizione dei ragazzi segnalati come portatori di BES e DSA e allargarli a tutti perché la didattica inclusiva è una risorsa per l’intera classe. Bisogna integrare la tecnologia alla didattica tradizionale
  • puntare ad una maggiore connessione tra scuola e famiglia. Lo studente infatti lavora meglio se è seguito sia a scuola che a casa.

Alla base di una didattica inclusiva capace di offrire dei risultati “tangibili” secondo Giunti Edu è auspicabile creare una stretta collaborazione tra tutti i soggetti, progettazione dei corsi e delle modalità di erogazione delle lezioni in modo da facilitare l’apprendimento e soprattutto empatia che è fondamentale nelle relazioni tra insegnanti e alunni.

Per approfondire:



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