Lavoreremo per sempre da remoto

Home / Blog / Coworking / Lavoreremo per sempre da remoto23 Luglio 2020Lavoreremo per sempre da remoto

Nei giorni scorsi è stato dato il via formale alla conversione del Decreto Rilancio, contenete dei passaggi che riformeranno parte delle prassi lavorative di molti italiani. Un provvedimento che era già stato approvato il 7 luglio dal Parlamento e al quale mancava solo l’ultimo passaggio del Senato prima di diventare a tutti gli effetti legge.

Il Decreto Rilancio ha formalizzato le risposte a molte esigenze emerse durante la fase acuta dell’emergenza Covid-19. In tema di lavoro si è posto l’obiettivo di ridurre la presenza fisica per favorire un maggior distanziamento sociale anche al chiuso, limitando potenziali rischi di nuovi contagi, in particolare quelli con spazi meno ampi a disposizione. Un tema connesso al lavoro è quello della famiglia, con riferimento a quelle situazioni dove lavoro da casa e gestione dei figli (ma non solo) diventa critica. Questo tema non era eludibile dal legislatore perché è emerso chiaramente come fosse una delle problematiche maggiori riscontrate durante il lockdown.

La validità delle misure proposte con il Decreto Rilancio doveva avere una validità temporanea con scadenza fino al prossimo 31 luglio, ovvero la data ultima dello stato di emergenza sanitaria nel nostro paese. In questi giorni il Governo ha invece deciso di prolungare questa emergenza fino al termine dell’anno, poi rivedendo il termine al 21 ottobre prossimo, in pieno autunno. Per le aziende l’indicazione (art.90) rimane quella di continuare ad utilizzare forme di lavoro agile quale modalità preferenziale per permette il proseguimento delle attività lavorative.

Un cambiamento già in atto

Dal 2021 lavorare in modalità agile non sarà più un consiglio bensì una disposizione di Legge, determinando un cambio epocale nell’approccio al lavoro. Il 17 luglio scorso infatti è stata approvata la Legge di Conversione (Legge 77/2020) del Decreto Rilancio che di fatto rende lo smart working strutturale, con un’attenzione particolare al personale di ogni grado della pubblica amministrazione.

Fino al 2019 i lavoratori ad aver adottato il lavoro agile erano circa cinquecentomila e la possibilità che buona parte di loro iniziasse a praticare lo smart working era uno scenario difficilmente immaginabile in concreto. Con l’arrivo della pandemia sono stati oltre 4 milioni i lavoratori a lavorare da casa e sono molti quelli che vorrebbero continuare a farlo anche in futuro, come indicato nei nostri post precedenti.

La maggior parte dei lavoratori, soprattutto coloro che lavorano lontano da casa o nelle grandi città, si dicono favorevoli a lavorare da remoto. Una visione molto ottimista del miglioramento delle proprie prassi lavorative, a partire dai tempi di spostamento casa-lavoro o per le conseguenze, auspicabilmente anch’esse positive, sul rapporto tra lavoro e vita familiare.

Un percorso da tracciare

Se il cambiamento è stato determinato da una costrizione di fatto, con un approccio strutturale al lavoro agile sarà bene individuare anche nuovi metodi di lavoro e un approccio mentale (mindset) adeguato a lavorare in un contesto lavorativo diffuso. Perché lo scenario è variegato: c’è chi è abituato da sempre a lavorare per obiettivi e molti altri che sono cresciuti in un’era con un’abbondanza di strumenti software in cloud che permettono di collaborare da qualsiasi luogo. Ma non tutti i ruoli lavorativi rendono al meglio in queste condizioni e, non ultimo, molti non hanno mai sperimentato questa prassi lavorativa come regola. Su questi ultime due prospettive ci sarà molto da lavorare.

Per alcuni il lavoro da remoto non è vero lavoro (magari sottolineando che lo stipendio è comunque assicurato). Se ci sono state delle distorsioni, questa non è stata comunque la regola diffusa. Il sistema ha funzionato anche con soluzioni approntate in tempi rapidissimi. C’è stato sicuramente spazio anche per molta polemica sulla qualità del lavoro da remoto, come quella (poi ricomposta, ma che ha avuto il merito di sollevare un tema) scaturita dalle parole del Sindaco di Milano sul “tornare al lavoro”.

L’idea che il lavoro in presenza sia sempre il migliore dei modi per eseguire le proprie mansioni è tutta da verificare. Probabilmente una carenza nello modello organizzativo interno alle aziende porta ad un’ansia da controllo da parte dei datori di lavoro, che hanno bisogno della presenza del dipendente da controllare. Ma in un contesto produttivo sempre più rivolto all’innovazione, la fiducia nelle capacità dei propri dipendenti di raggiungere obiettivi deve essere un prerequisito, sottoposto a periodiche, anziché costanti, verifiche.

Che questo sia un approccio tipico del contesto italiano è un sentore diffuso, ma da sottoporre ad analisi. Un indicatore può essere il posizionamento del nostro paese in coda alla lista dei paesi europei che nell’ultimo decennio hanno promosso lo smart working e il telelavoro.

Lavorare consapevolmente da luoghi belli

Se le mansioni sono chiare, la capacità di raggiungere gli obiettivi è consolidata e le condizioni lo permettono, lo smart working apre scenari molto appetibili. Si potrebbe, ad esempio, lavorare in un ufficio nel centro di Milano rimanendo nella propria casa a Palermo o meglio ancora in un meraviglioso luogo di villeggiatura o immersi nella natura (ma la qualità della connessione a che livello è in quei luoghi?). Questo è quanto ha fatto Elena Militello, ideatrice del progetto “South Working – Lavorare dal sud”.

South Working nasce dall’esperienza di remotizzazione fatta durante il lockdown e dall’esigenza di proporre un’alternativa alla fuga di lavoratori dal Sud Italia. Lo smart working in quest’ottica potrebbe far saltare equilibri importanti tra Nord e Sud Italia (ma l’analogia vale per altri contesti) e forzare una riprogettazione dei contesti urbani ad alto tasso di insediamento di imprese e quindi di impiego.

La pandemia ha posto una questione di metodo non rimandabile, una presa di consapevolezza diffusa sul tema dell’organizzazione del lavoro. E la necessità di programmare e progettare consapevolmente l’organizzazione del lavoro e sociale oggi è ancora più evidente. La sfida è aperta.

Per approfondire:



Copyright © Yatta! 2020. All rights reserved.

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi