Coworking: benessere per il lavoratore e per l’ambiente

Home / Blog / Work / Coworking: benessere per il lavoratore e per l’ambiente29 Aprile 2021Coworking: benessere per il lavoratore e per l’ambiente

Lavorare in spazi di coworking è una tendenza di lavoro agile in grande espansione anche nel nostro paese, soprattutto nei grandi centri come Milano e Roma, e YATTA!  ne è un esempio dal 2014. In questi luoghi di lavoro è frequente imbattersi in lavoratori freelance, liberi professionisti, ma anche intere organizzazioni.

Uno degli aspetti che più attrae del coworking è la possibilità di lavorare in un ambiente creativo in cui professionalità differenti convivono e condividono le proprie competenze, a favore del senso di comunità e della creazione di una vantaggiosa rete di contatti, che è alla base del networking.

Cos’è il coworking?

Il termine si riferisce alla condivisione di uno spazio lavorativo da parte di persone che svolgono attività (singole o in team) differenti, anche in settori diversi. Le persone condividono il medesimo luogo di lavoro, ed usufruiscono di servizi quali ad esempio la connessione, i servizi, la cucina, il parcheggio bici, l’elettricità, le sale per le riunioni. I coworker dispongono tuttavia di una propria postazione, una scrivania, un’area o una stanza dedicata per la quale pagano un affitto. Tale postazione può essere affittata per poche ore, per una giornata, per un mese, per un anno, secondo convenzioni diverse.

Dal punto di vista strutturale, un ambiente destinato al coworking può essere sia uno spazio pubblico come un semplice bar, sia un luogo attrezzato come un vero e proprio ufficio, sia una normale casa privata. L’importante è che abbia una serie di caratteristiche quali: uno spazio condiviso per lavorare con accesso libero h 24, una cucina, una sala riunioni, una zona relax comune, servizi igienici, connessione Wi-Fi e tutte le apparecchiature necessarie per stampare, fotocopiare, inviare fax e scansionare documenti.

Di ogni tipologia e per ogni settore

Negli ultimi anni, oltre a spazi di coworking immersi nelle città, sono sorti anche luoghi di coworking alternativi: dai camper alle barche, dai moduli galleggianti alle chiese sconsacrate.

Vi è anche grande attenzione riguardo i coworking rurali, come quello di Treballu, a Laconi in Sardegna: uno spazio di coworking e coliving per digital nomads, che ricalca il modello di altre realtà simili sorte in tutta Europa.

Il coworking spesso si lega a settori della digital economy, ma non solo: nelle principali città italiane, già da tempo, hanno aperto diverse dark kitchen (o ghost kitchen). Kuiri, azienda italiana nel settore, ha innovato aprendo delle Cloud Kitchen, ovvero degli spazi in condivisione ove vengono messe a disposizione mini-cucine già allestite e pronte da noleggiare per un periodo variabile (dai 6 mesi) e con diversi servizi.

Milano, capitale italiana del coworking

Secondo il report di Italiancoworking, a gennaio 2021 i coworking sparsi sul territorio italiano erano 779, con il 60% dei coworking localizzato nel Nord Italia (472) con una prevalenza nel Nord-ovest, in particolare in Lombardia, che registra una crescita più sostenuta rispetto al resto del paese.

Una ricerca realizzata da DAStU – Politecnico di Milano analizza la geografia degli spazi di lavoro, dimostrando come il fenomeno dei coworking sia prevalentemente urbano: il 51% infatti si concentra nelle 14 aree metropolitane, con Milano che detiene il primato, ospitandone 119 nel 2021, con una crescita del 75% rispetto al 2014.

Quelle milanesi sono strutture che mostrano una buona copertura del territorio tra centro, semicentro e periferia, sviluppandosi per lo più nelle aree periferiche e sempre raggiungibili in meno di 15 minuti di bicicletta contribuendo così alla costruzione di un nuovo modello di città più attenta alla prossimità e votata al near working.

I vantaggi lavorativi

Possibilità di aggregazione e networking sono sicuramente due delle attrattive principali del coworking. Queste strutture, infatti, favoriscono la creazione di una cultura aziendale più collaborativa e dinamica e danno l’opportunità di costruire una vera e propria rete di contatti. Non solo attraverso l’utilizzo di desk condivisi, open space e sale comuni, ma anche tramite l’organizzazione di eventi e iniziative rivolte a tutti gli utenti del coworking.

Individuare opportunità di business emergenti è un altro vantaggio degli uffici condivisi. Lavorare al fianco di altre aziende o start up è un ottimo modo per creare sinergie e dare vita a collaborazioni, ma anche per individuare precocemente trend di mercato da cavalcare.

L’impatto del CoViD-19

La pandemia ha avuto un forte impatto sugli spazi di coworking: il 57% di questi ha perso clienti durante il 2020 e il 48% ha dovuto diminuire il numero di postazioni. Dalla crisi però emergono segnali incoraggianti: il 35% dei gestori dichiara di aver avuto nuovi clienti proprio dal quartiere.

Secondo un’indagine condotta da TRAILab – Università Cattolica del Sacro cuore cambia quindi la clientela: il 52% dei gestori ha ricevuto richieste di postazioni o uffici da aziende mentre il 37% ha dichiarato di avere dipendenti privati interessati a svolgere lo smart working in ambienti diversi dalla propria abitazione.

Questa nuova esigenza può rappresentare un incentivo per istituzioni pubbliche, aziende e professionisti per ripensare ai propri uffici e spazi di lavoro con una maggiore attenzione alla prossimità e all’ibridazione.

L’ambiente ne giova

Nella rivoluzione verde che si sta imponendo, soprattutto come trend opportunamente sfruttato nei mercati capitalistici, ogni lavoratore rivede le sue priorità del quotidiano mosso da una maggiore consapevolezza riguardo il proprio impatto ambientale.

Se in un periodo pre-pandemico le imprese più innovative rivedevano la propria impronta ambientale strutturando percorsi condivisi e più efficienti per il tragitto casa-lavoro dei lavoratori, oggi queste si rivolgono ai luoghi di coworking per favorire una prossimità lavorativa dei propri lavoratori. E questa metodologia impatta in maniera favorevole sull’organisation enviromental footprint (OEF).

Il popolamento degli spazi di coworking -così- assume un nuovo aspetto, favorendo anche una migliore conciliazione famiglia-lavoro. Ma il lavoratore non è il solo a guadagnarci, in termini di spostamento, tempo o benessere; anche l’ambiente viene giovato da questa tendenza.

Vi è infatti la possibilità per il lavoratore di effettuare un tragitto più breve per raggiungere il luogo di lavoro, e se questo è in prossimità può giungervi attraverso i mezzi pubblici o con la mobilità leggera, autonoma o in sharing.

Perciò, se in origine i luoghi adibiti al coworking erano frequentati soprattutto da liberi professionisti, freelance, giovani creativi, oggi, con la crisi Covid-19 e la diffusione dello smart working, queste realtà costituiscono una risorsa per tutti coloro che cercano un’alternativa al lavoro da casa e ai lunghi spostamenti per raggiungere l’ufficio.

Quale futuro per gli spazi di coworking

Il benessere ricercato e trovato dal lavoratore si riflette nel benevolo impatto verso l’ambiente degli spazi di coworking. Le città studiano nuovi percorsi per la mobilità leggera e aumentano le opportunità e le condizioni che possono portare i coworking a diventare sempre più “uffici di prossimità”, luoghi di appartenenza territoriale che, in aggiunta alla tradizionale funzione di ospitalità lavorativa, si rendono centro di servizi per il territorio.

Gli spazi di coworking come YATTA! sono già centri di formazione e apprendimento a disposizione della comunità. Questi, non solo favoriscono un fenomeno di near working sostenibile ma sono anche un luogo ibrido di scambio di servizi, beni e competenze; veri e propri hub di conoscenze e di skill.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, Gift of Elinor Merrell – 18th century (Accession: 1973-29-11)

Federico Lebole



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