L’ufficio sarà in casa e i servizi nel quartiere

Home / Blog / Focus / L’ufficio sarà in casa e i servizi nel quartiere7 Agosto 2020L’ufficio sarà in casa e i servizi nel quartiere

Con la fine del lockdown le aziende e gli uffici che avevano adottano forme di smartworking (o meglio, lavoro da remoto) stanno lentamente riprendendo le proprie attività in sede e devono attenersi scrupolosamente alle disposizioni sanitarie vigenti.

Lo scenario è comunque variegato, ci sono realtà che hanno continuato a lavorare in presenza (si pensi ai servizi di delivery e alla produzione materiale di beni) e hanno adottato da subito soluzioni per limitare la trasmissibilità del virus.

Nella fase post-emergenza da COVID (ma non possiamo certo dire di esserne usciti del tutto), il luogo di lavoro vedrà cambiamenti importanti nella sua configurazione fisica; si stanno progettando, quasi ex-novo, spazi e arredi che permetteranno modalità di interazione coerenti con le nuove regole di comportamento.

Parola d’ordine: distanza. L’ufficio dei “6 passi”

L’idea su cui si basa il progetto “The 6 feet office”, nasce da una società americana, la Cushman & Wakefield, che si occupa di fornire servizi immobiliari a livello globale.
Il progetto non è innovativo solo per il design introdotto nella nuova organizzazione dell’ufficio, ma anche perché definisce delle vere e proprie linee guida da applicare nell’ambiente di lavoro.

Il numero 6 rappresenta, infatti, sia i “piedi” di distanza tra le persone (corrispondenti a circa 2 metri) come consigliato dagli esperti, sia il numero di regole da rispettare sul posto di lavoro per evitare la trasmissione del virus.

(photo credit: The 6 feet office Project – cushmanwakefield.com)

 

Come ben descritto in questo articolo, il The 6 feet office Project, è composto da sei linee guida, tra le quali:

  • un’analisi approfondita dell’ambiente di lavoro di partenza, per individuare i punti deboli e implementarli per contrastare la diffusione del virus;
  • un sistema di segnalazione visivo (i disegni neri sul pavimento) che definisce come ci si deve muovere nell’ufficio, rendendo più sicuri gli spostamenti;
  • camminare per l’ufficio in senso orario ed entrare e uscire dalle sale nell’ordine indicato dalle etichette;
  • utilizzare una tovaglietta usa e getta per non contaminare la propria postazione di lavoro, poggiarci sopra le proprie cose (tastiera, computer, ecc.) e poi lasciare la scrivania pulita e disinfettata al termine del lavoro.

L’alternativa può essere lavorare da casa

Durante il lockdown, moltissimi lavoratori sono stati costretti a rimanere in casa e svolgere il proprio lavoro da remoto secondo la sempre più diffusa modalità dello smart working.

Stare in casa più a lungo significa desiderare un ambiente confortevole, oltre che sicuro, e che non annoi. I progettisti possono così sbizzarrirsi per riformulare l’idea di spazio domestico a cui siamo abituati.

Essenziale nella nuova disposizione degli ambienti domestici sarà la divisione acustica, sia per garantire la privacy della famiglia, sia per aspetti pratici come le lezioni online o le riunioni di lavoro, che richiedono silenzio. Nella scelta delle case, in futuro, è probabile che si preferiscano quelle composte da più ambienti separati e spazi modulari (magari divisi da porte scorrevoli che possono quindi creare fisionomie sempre diverse e spazi indipendenti quando ce n’è bisogno).

Non tutti però hanno la possibilità di cambiare casa o richiedere l’intervento di un esperto per disporre gli ambienti in modo diverso. Per questo non c’è problema, basta ricorrere a una serie di consigli e pratiche “fai-da-te” utili per ricavarsi il proprio spazio di lavoro all’interno della propria casa.

Soprattutto nei piccoli spazi, anche solo spostare la disposizione dei mobili, arricchire di piante gli ambienti, adornare le pareti con cornici e poster colorati, rende la casa un luogo sempre nuovo.
In ogni caso, nel decidere dove posizionare la propria postazione di lavoro, non meno importante è la scelta della seduta e dell’illuminazione.

Una sedia comoda ed ergonomica, soprattutto per una corretta postura, e un’illuminazione ove possibile naturale o, se artificiale, ben regolata e che non crei zone d’ombra per non stancare gli occhi, sono fondamentali.

Un nuovo concetto di “distanza”: la città dei “15 minuti”

Oltre agli ambienti interni, i cambiamenti potranno riguardare anche -ma è meglio dire soprattutto- le zone limitrofe alle proprie abitazioni. Un effetto positivo della Fase 2, quando ci siamo riaffacciati alla città, è stata il valore che abbiamo attribuito al nostro quartiere di residenza.

Limitare gli spostamenti ha significato porsi domande circa la facilità di reperire e avere a disposizione tutti i beni e servizi che sono necessari alla nostra quotidianità. Per quanto la vita di quartiere per alcuni sia un orientamento naturale, per la praticità e l’abitudine delle relazioni che sono state costruite nel tempo, ora il discorso viene esteso alla totalità dei servizi di base.

Idealmente questa prospettiva sembra portare solo dei vantaggi, permette ad esempio di vivere relazioni “lente”, chiacchierare con i vicini e non dover prendere un mezzo di trasporto per raggiungere i servizi dei quali abbiamo bisogno. Tutto diventa “di prossimità” con la possibilità di scoprire anche nuovi spazi prima ignorati o spingere la ricerca di nuovi luoghi di socializzazione, partendo anche dal proprio condominio.

Il modello della città del futuro (molto) prossimo potrebbe essere basato proprio su quest’ultima visione. E ha anche un nome, si chiama Ville du quart d’heure (città del quarto d’ora), un progetto che ruota intorno all’idea che casa, scuole, uffici, supermercati, servizi e svaghi, siano raggiungibili -appunto- in 15 minuti, a piedi o al limite in bici.

Questa proposta è stata avanzata da Carlos Moreno, professore universitario ed esperto di Human Smart City, e ha trovato accoglienza nelle politiche della sindaca di Parigi Anne Hidalgo, recentemente confermata e da tempo attenta al miglioramento della vita urbana, ad esempio con politiche quali il “Plan Vélo” che prevede la costruzione di nuove piste ciclabili e incentivi per l’acquisto di biciclette o monopattini elettrici.

Il progetto è molto ambizioso e prevede una complessa riorganizzazione della città e i suoi spazi, ma il fine è importantissimo: rendere la capitale meno frenetica e migliorare le condizioni dell’aria, temi e preoccupazioni condivise in molte capitali e metropoli nel mondo.

Contrariamente alla politica “accentratrice” adottata finora dalla Francia, per realizzare concretamente detto progetto, è necessario una sorta di decentramento nei vari arrondissement. I quartieri, infatti, devono essere autosufficienti e facilmente raggiungibili.

Anche Milano, con il progetto dedicato “Prossima Impresa 2020”, per evitare che le zone decentrate subiscano un ulteriore danno economico, ha deciso di sostenere, con un fondo da un milione di euro, le imprese di prossimità e i negozi di quartiere. Tale fondo, incoraggerà uno sviluppo socio-economico maggiore di detti quartieri e migliorerà così anche la qualità di vita dei residenti.

Per approfondire:



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