Apprendimento permanente: ottima idea!

Home / Blog / Edu / Apprendimento permanente: ottima idea!5 Agosto 2020Apprendimento permanente: ottima idea!

Quante volte abbiamo detto, o sentito, la frase “non si finisce mai di imparare”?  In effetti è proprio così. Una volta concluso il percorso scolastico o universitario inizia l’affannosa ricerca di un posto di lavoro. Ma il mondo del lavoro oggi è cambiato ed è sempre più in movimento.

La formazione acquisita nei percorsi canonici non è più sufficiente per ottenere e soprattutto mantenere il proprio posto al quale si punta. È un tema delicato, sul quale le semplificazioni sono dannose, ma è necessario rendere sempre più competitive le nostre conoscenze alla luce di un mercato in continua evoluzione e sempre più esigente. Oggi è necessario aggiornarsi continuamente con corsi specialistici che permettono di acquisire nuove skill, sia hard (tecniche, specifiche, verticali) che soft (relazionali).

Cosa si intende per apprendimento permanente?

Questo approccio a una formazione continuativa nel corso della vita lavorativa è stata anche normata dalla Legge 28 giugno 2012, n. 92, “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Essa definisce questo tipo di formazione come “qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale e informale, nelle varie  fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale”.

L’apprendimento permanente quindi può essere formale, col quale si intende la formazione tradizionale scolastica e universitaria o di altro tipo che si conclude col conseguimento di un titolo di studio validato; non formale, che avviene in seguito ad una decisione personale in situazioni quali il volontariato o nel contesto aziendale; informale, che si svolge nel normale flusso di conoscenza del contesto nel quale viviamo, ovvero in ambito lavorativo, familiare o nel tempo libero.

L’apprendimento permanente (conosciuto internazionalmente come lifelong learning) è quindi un processo individuale di acquisizione di competenze. Esso permette di aggiornare ed adeguare la propria qualifica o più in generale le proprie conoscenze rispetto ai mutamenti della società, ma soprattutto delle esigenze del mondo del lavoro e di quelle richieste dal proprio inquadramento professionale.

Se male interpretato, l’apprendimento permanente diventa un mero accumulo casuale di conoscenze. Serve invece una sistematizzazione del sapere in un profilo coerente, che permetta di mantenere una posizione lavorativa significativa, per quanto mutata e mutevole.

A che punto è l’italia?

Dal 1997 l’Unione Europea ha proposto un quadro di riferimento (la Commissione europea collabora con gli Stati membri per promuovere conoscenze e facilitare l’apprendimento a lungo termine, nello specifico in Italia se ne occupa il MIUR) ma tali indicazioni non sono state recepite molto velocemente in Italia. Sono poche le aziende che, dotate di academy aziendali (sono solitamente le più grandi ad averne una, un esempio è la Comau Academy del gruppo FCA leader in sistemi di automazione industriale, aperta anche al mondo scolastico e universitario), che offrono formazione ai propri dipendenti. Quello che si riscontra è che soprattutto si tende a fare formazione a chi è già più qualificato, aumentando così il divario di conoscenze e competenze tra dipendenti nei differenti ruoli.

Le piccole aziende fanno meno formazione di quelle grandi, perché? Gli ingenti investimenti in termini di denaro e tempo che questa richiederebbe sono importanti. A pesare è soprattutto il secondo aspetto, che potremmo sintetizzare con “quando ci si forma non si lavora alla produzione”; ma è presente anche una certa riluttanza nei confronti del cambiamento e dell’aggiornamento delle competenze (“quello che sappiamo fare funziona già bene”).

Consideriamo però che le persone che rientrano nella fascia di età 35-49 nell’agosto del 2017, secondo un’indagine Istat sull’occupazione, erano quelle più in crisi sul fronte lavorativo: i disoccupati in Italia arrivavano a quasi un milione. Per loro la formazione continua può essere una via superare le difficoltà che comporta un re-ingresso nel mondo del lavoro ad età avanzata.

Però c’è un dato interessante da tenere in considerazione: se nel 2015 le piccole-medie imprese che facevano formazione erano una quarantina, nel 2017 erano attive più di 100 academy aziendali volte a formare il proprio personale e aumentarne le competenze, in alcuni casi aperte anche a persone terze (esterni ai quali vendere la formazione a mercato).

Essere aggiornati è un plus

Per quanto possa essere considerato un costo, il lifelong learning porta vantaggi sia al singolo che all’azienda di cui fa parte. La crescita professionale si traduce in una maggiore competitività del proprio ruolo lavorativo e si riversa in una maggiore capacità di performance dell’azienda.

I dipendenti ai quali viene offerto dalla propria azienda un percorso formativo non obbligatorio si sentono valorizzati. Questo porta potenzialmente ad un minore turnover del personale (“dove lavoravo avevo smesso di imparare”);  l’azienda che investe nei propri dipendenti tenderà a trattenerli perché saranno le loro eccellenze. Da un punto di vista psicologico un continuo apprendimento può anche migliorare l’autostima delle persone, facendole sentire più realizzate e più fiduciose nelle proprie capacità.

L’apprendimento continuo è utile quindi per la realizzazione personale di ognuno di noi ma soprattutto necessario nel mondo del lavoro. L’investimento delle aziende nei propri dipendenti è sempre una scelta vincente per tutti.

 

Per approfondire:



Copyright © Yatta! 2020. All rights reserved.

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi