Tecnologia nella didattica, usiamola bene

Home / Blog / Formazione / Tecnologia nella didattica, usiamola bene26 Agosto 2020Tecnologia nella didattica, usiamola bene

L’emergenza sanitaria ha imposto dei cambiamenti di vita radicali e tra i settori più colpiti c’è quello dell’istruzione, nel quale sin da subito si sono dovute trovare soluzioni alternative a carico dei singoli docenti e delle strutture scolastiche. Alle soluzioni d’emergenza, per quanto funzionali e tecnologicamente avanzate, non sono però seguite misure strutturali nazionali che permettessero un riavvicinamento alla normalità, come è successo per le attività commerciali.

Il problema più grande è stato trovare un metodo alternativo per proseguire le lezioni senza la presenza in aula. Com’è noto, l’opzione immediatamente praticabile è stata la Didattica a Distanza (DaD) tramite piattaforme digitali. Gli istituti, in tempi e modi diversi, si sono affidati a vari strumenti, dalla semplice video chiamata di gruppo, fino a avanzate piattaforme di e-learning per offrire valore aggiunto durante la lezione. E l’anno scolastico è stato portato a termine con queste modalità.

Tirando le somme di questa sperimentazione forzata è emerso che la DAD, come prevedibile, non si è attuata ovunque con un livello adeguato di didattica. La ragione è una distribuzione delle tecnologie (connessione alla rete in banda larga, mancanza di dispositivi per tutti i membri della famiglia) non uguale su tutto il territorio nazionale. Ma non sono gli aspetti tecnici ad aver pesato. La distanza ha messo in evidenza anche la dimensione personale e psicologica vissuta dal discente (mancanza di motivazione e concentrazione).

Se di condizione di emergenza si è trattato, il lato positivo è la diffusione di nuove prassi ad un numero elevato di operatori scolastici. Questo patrimonio di conoscenze oggi non va accantonato, ma messo nel giusto ordine di importanza nei differenti percorsi di formazione scolastica, integrandolo dove serve. Se enti come le università -telematiche- possono appoggiarsi fortemente alla DaD, negli istituti scolastici è necessario affiancarla alla più ricca didattica frontale. Se vogliamo mantenere una finestra aperta su tutte le modalità di formazione, allora il futuro della scuola sarà l’apprendimento misto.

Un nuovo mix di apprendimento

L’apprendimento misto (in inglese blended learning), come è facile intuire dall’espressione stessa, prevede una combinazione tra la formazione individuale, la presenza del docente e l’utilizzo di strumenti tecnologici di supporto.

Questo approccio va visto come un potenziamento della formazione tradizionale e delle potenzialità dell’e-learning presi singolarmente, nella ricerca di un ibrido virtuoso tra queste due modalità. Bisogna evitare però le semplificazioni e la creazione di un modello asettico. Non si tratta infatti di associare i corsi in aula con delle risorse aggiuntive online, bisogna ripensare radicalmente il modello di didattica con un disegno progettuale più strutturato.

I cosiddetti Millennials sono più portate a interfacciarsi con le tecnologie digitali perché, nel bene e nel male, già da molto piccoli si sono avvicinati all’uso di smartphone e tablet. C’è tuttavia quale remora, a nostro parere giustificata, nell’inserire troppa tecnologia nei metodi tradizionali di educazione. Bisogna però lasciare spazio alla sperimentazione e ragionare su come inserirle nella didattica. Il fine ultimo è rendere l’interazione tra docenti e studenti più ricca e incrementare la capacità di apprendimento, anche in autonomia, degli studenti.

Il docente rimane il perno della didattica

Il blended learning così come viene teorizzato (il primo libro specifico su questo tema è di Bonk e Graham del 2006: “The Handbook of Blended Learning”) consiste nella combinazione di più strumenti e risorse quali attività in aula con docente o esperto della materia, fruizione tramite piattaforme di e-learning, discussioni su gruppi/forum online. Il fattore umano però rimane fondamentale. È sempre necessario un insegnante competente e capace di trasmettere i concetti in modo coinvolgente e empatico, al di là della validità di un corso o un contenuto online.

L’apprendimento misto funziona quando il docente è in grado di utilizzare al meglio e con metodo tutti gli strumenti tecnologici a disposizione. Gli insegnanti però a loro volta devono essere formati all’utilizzo delle nuove tecnologie. Viceversa gli strumenti digitali diventano più un peso che un supporto utile e proficuo per lo sviluppo della didattica. I docenti, di qualsiasi età, sono capaci di sfruttare al meglio gli strumenti innovativi? È una domanda non retorica, che riguarda il possesso di determinate competenze digitali e di comunicazione, delle quali un docente esperto in una determinata materia non è automaticamente portatore.

Peculiarità del blended learning

Ma vediamo come il blended learning si differenzia da altri tipi di apprendimento, ovvero quali caratteristiche peculiari lo contraddistinguano:

  • Fruizione sincrona / asincrona. I partecipanti possono assistere alla lezione in tempo reale, oppure in un secondo momento, con (o senza) libertà di muoversi all’interno della sequenza della lezione;
  • Chi guida il processo di apprendimento. Questa figura di solito è ricoperta dal docente, ma esiste anche dinamiche “dal basso”, ovvero gestite direttamente dai ragazzi, che autogestiscono la fruizione dei contenuti
  • Solitaria o di gruppo. Gli studenti tramite piattaforme online possono facilmente condividere i loro lavori e produrli collaborativamente e con un confronto continuo all’interno di sottogruppi (peer-to-peer).
  • La presenza della tecnologia digitale. Molte di queste dinamiche non sarebbero praticabili, soprattutto nel periodo attuale, senza la presenza di tecnologie che smaterializzano i supporti fisici e che permettono la condivisione e il confronto da remoto.

Queste caratteristiche possono essere presenti in misura diversa in base al tipo di corso che si vuole impartire e alle esigenze dei partecipanti.

L’apprendimento misto presenta quindi dei vantaggi: la formazione è più accessibile in quanto lezioni e materiali sono consultabili sempre e ovunque, diventando potenzialmente anche più efficaci e “su misura”. Le lezioni online, grazie ad un utilizzo accorto della multimedialità, possono rendere il percorso di apprendimento più divertente. Di conseguenza può incrementare la volontà di approfondire i temi o di proseguire il proprio percorso formazione. Infine anche l’interazione tra studenti e docente può migliorare, evitando magari quell’imbarazzo tipico di quando si deve porre una domanda ad alta voce davanti ai compagni.

Non mancano però gli svantaggi, insiti nell’uso stesso della tecnologia. Le infrastrutture e i dispositivi necessari per questo tipo di apprendimento hanno un costo per l’acquisto e richiedono manutenzione e aggiornamenti in caso di problemi tecnici. I docenti viceversa devono essere in grado di utilizzare gli strumenti su cui si baserà la didattica, fatto non scontato, come dicevamo.

C’è un rischio reale di diventare dipendenti dalla tecnologia, in un processo che può funzionare benissimo in modalità totalmente analogica e in presenza. Starà a noi progettare percorsi validi che sfruttino al meglio le potenzialità del digitale, formando nel contempo gli attori ad utilizzarle consapevolmente.

La formazione del futuro

L’apprendimento misto può sembrare un tipo di formazione innovativo (e sicuramente è così) ma in realtà già dal 1990 l’avvento del CD-Rom ha aperto la strada a una didattica digitale a supporto di quella tradizionale in presenza. Da allora molte cose sono cambiate: basti pensare che ora è possibile studiare anche solo col proprio smartphone e mai avremmo immaginato una cosa del genere 20 anni fa. La tecnologia è continuamente in evoluzione, l’apprendimento misto sarà sicuramente la didattica del futuro, oltre che del presente.

Per approfondire:



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