Gli algoritmi al servizio dei lavoratori nella logistica

Home / Blog / Work / Gli algoritmi al servizio dei lavoratori nella logistica8 Aprile 2021Gli algoritmi al servizio dei lavoratori nella logistica

“Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire.”

Lucio Anneo Seneca

L’innovazione tecnologica permea sempre di più il nostro quotidiano, cambiando le modalità di consumo e modificando i processi produttivi. Il progresso raggiunto dalla tecnologia ci permette di acquistare un bene online e di poterlo ricevere nelle 24 ore successive, direttamente a casa.

Chi paga, ad oggi, il prezzo di tale innovazione, è la categoria dei corrieri (o driver) inseriti nella catena distributiva retail (B2C) che lavorano in aziende appaltatrici di Amazon Logistics, impegnati nella cosiddetta “consegna dell’ultimo miglio”.

Questi, come il Charlie Chaplin di Tempi Moderni, vengono scavalcati dalla tecnologia senza la possibilità di ricevere attenzioni. Il progresso guarda avanti, e loro che stanno dietro vedono la tecnologia incombere su di loro come la “Launch Machine” che strizza e malmena il commediante britannico.

La trattativa sul Contratto

La categoria dei driver che effettuano la consegna “last mile”, come accaduto negli anni precedenti, ha scioperato nell’ultima settimana di marzo, per porre attenzione sulle proprie tutele contrattuali e sulla loro mancata attuazione. Quest’anno sono state oltre 30.000 le persone, il 75% dei lavoratori nell’indotto secondo Filt-Cgil, che hanno preso parte a questa mobilitazione in presidio davanti agli stabilimenti ed i centri di smistamento sul territorio, mosse dall’interruzione nella trattativa per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon.

Oltre ai carichi di lavoro, il rispetto delle normative di salute e sicurezza, i lavoratori hanno lamentato la forte disattenzione dell’azienda americana verso la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore. Tali tutele, concesse dall’articolo 42 del Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro Logistica, Trasporto merci e spedizioni), non vengono attualmente riconosciute ai lavoratori.

Le concause dello sciopero

Il problema lamentato maggiormente dai driver dell’ultimo miglio è relativo alla richiesta di effettuare consegne a ritmi frenetici, facendo venir meno l’attenzione alle norme della strada, ma anche alla salute del lavoratore.

Negli ultimi anni sono svariati i reportage prodotti da magazine televisivi riguardo questo tema e facilmente reperibili su youtube. Questi documenti che raccontano, in presa diretta, la giornata tipo dei lavoratori impegnati nella consegna dell’ultimo miglio descrivono con semplicità e chiarezza il ritmo frenetico richiesto da Amazon: le mancate tutele del lavoratore impongono allo stesso di aver maggiore attenzione nella consegna dei pacchi.

I corrieri che lavorano per le aziende appaltatrici di Amazon Logistics dispongono dell’utilizzo di un palmare Android con cui, attraverso l’app di Amazon Flex (precedentemente chiamatasi rabbit), viene monitorato l’andamento lavorativo. Non solo: l’app che consente di “consegnare sorrisi” indica anche i tracciati da seguire, mostra l’andamento delle consegne al driver, gli comunica se è in ritardo o in anticipo sulla tabella di marcia.

Precedentemente sul blog di YATTA si è affrontato il tema della sorveglianza del lavoro da remoto e quali siano le norme a tutela dei lavoratori: nel caso dei corrieri italiani, questi vengono monitorati affinché raggiungano la massima efficienza di consegna. Il tempo stimato per ogni consegna presso un civico è stimata attorno ai 3 minuti, con consegne che prevedono oltre 100 fermate per più di 150 pacchi, in 8-9 ore lavorative.

Essendo equiparati normativamente agli autotrasportatori, i corrieri vengono sanzionati se sorpresi alla guida oltre la nona/decima ora; a pesare su ciò c’è la possibilità di conseguire in un richiamo per non aver consegnato la totalità di pacchi nelle ore prestabilite. Tale ritmo estenuante a cui sono sottoposti i corrieri non consente o prevede pause per esigenze fisiologiche o anche per la pausa pranzo.

Sono svariati i driver che raccontano pubblicamente nei reportage i controlli a cui erano sottoposti: c’è chi lamenta di essere stato richiamato in diretta per una pausa considerata “troppo lunga”, chi accusa stati d’ansia o di stress dovuti alla pressione della consegna.

C’è poi chi accusa che l’algoritmo non sia calibrato rispetto al contesto italiano in modo adeguato, non prevedendo le variabili di traffico o di limitate possibilità di fermata o parcheggio. Inoltre, vi è chi lamenta la poca accuratezza riguardo gli itinerari generati dall’algoritmo del sistema di logistica, che  – sottoposto alla visione customer centric di Amazon – aumenta l’impatto ambientale e il tracciato da percorrere, richiedendo più fermate in uno stesso luogo ma in orari differenti; altri infatti lamentano che l’impegno di Amazon nello sviluppo della propria app Flex sia da rivedere, in quanto i bug della stessa sono anch’essi parte della somma di attributi che generano frustrazione nei lavoratori inseriti nel settore.

Vi è perciò un aspetto psicologico di come tale innovazione portata dagli algoritmi della logistica impatti sugli individui e vi è poi una conseguenza ambientale di tale “logistica del capriccio”.

Una riflessione ambientale sull’indotto

Si apre quindi una riflessione su tale progresso, soprattutto dal punto di vista ambientale: in letteratura, si individua come vantaggioso per l’ambiente, l’acquisto su e-commerce se tale negozio si trova ad oltre 15 km di distanza da chi lo acquista.

La consegna di pacchi relativa all’acquisto online da negozi limitrofi è inserita in una logistica che non prevede e non consente il groupage (un particolare tipo di spedizione che consiste nel raggruppare merci provenienti da partite di clienti diversi di uno stesso paese in un’unica operazione di trasporto, realizzata con un unico mezzo e allo scopo di ottenere tariffe di trasporto più convenienti). Perciò aumentano esponenzialmente le emissioni di CO2 nei centri abitati, soprattutto se si considera che tale consegna avviene -quasi esclusivamente- per mezzi su gomma che consumano combustibile fossile.

Amazon si impegna da anni per abbattere le proprie emissioni. Ad oggi, il totale dell’indotto di Amazon, produce una quantità di emissioni di CO2 pari a quelle prodotte dalla Svezia. L’impronta ambientale dell’azienda statunitense ammonta a 44,40 Milioni di tonnellate di CO2 (nel 2019). Questo è il risultato dei servizi di logistica impegnati tra navi, aerei, treni, autocarri e furgoni di ogni taglia (in Italia sono oltre 20.000 i furgoni che ogni giorno consegnano pacchi a domicilio).

Il prezzo del successo dell’e-commerce di casa Bezos è di certo stato pagato a livello ambientale: la leva che ha portato a ciò è il servizio “prime”, che permette la spedizione in un giorno. Tale servizio impone, per lo stress generato sul sistema di logistica, l’utilizzo massiccio di flotte aeree per lo stoccaggio di nuovo materiale negli hub e nei centri di smistamento. L’aereo, da questo punto di vista, è enormemente più impattante e meno efficiente di una nave.

Le soluzioni regionali per la tutela dei lavoratori

Se dal punto di vista ambientale l’innovazione si fa aspettare, dal punto di vista delle tutele individuali qualche spiraglio c’è. Dopo oltre sette mesi di trattativa la Liguria fa infatti da apripista: i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno firmato un accordo con l’associazione dei corrieri Fedit e con le società BRT, SDA e GLS sul lavoro degli autisti che svolgono le consegne nell’ultimo miglio in tutta la regione. In una nota, le tre sigle dichiarano che “con fierezza siamo riusciti a sottoscrivere con alcuni maggiori committenti un accordo che disciplini l’orario di lavoro, le retribuzioni e i premi per i driver, uguale per tutti i cantieri al fine da non generare dumping tra lavoratori e aziende nel settore”.

In termini concreti, l’accordo regola l’orario di lavoro, la retribuzione e i premi, sulla base del Ccnl Logistica, Trasporto merci e spedizione citato in apertura di articolo. In caso di cambio di fornitore, il committente lo comunicherà ai sindacati almeno con quindici giorni di anticipo. Nei contratti stipulati con i subappaltatori dell’autotrasporto, i corrieri devono favorire i lavoratori che operano da almeno sei mesi, a parità di condizioni contrattuali.

Il testo comprende anche i ciclo-fattorini (i cosiddetti rider), anche loro inquadrati nel contratto nazionale e con un buono pasto di otto euro. Altri punti dell’accordo riguardano la verifica della malattia, le nuove assunzioni, cali improvvisi di lavoro, i periodi di picco e quello natalizio.

L’accordo, che scadrà il 31 dicembre 2023, è il primo a livello regionale stipulato con l’intera categoria e vale anche per i sub-vettori. Potrebbe essere il modello per estendere la trattativa in altre regioni o a livello nazionale, affinché le tutele dei lavoratori nel settore siano attuate. Potremmo allora parlare di progresso provando meno sdegno.

 

Per approfondire

 

cover image credit: “Katagami”, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, Gift of Helen Snyder, mid 18th – early 19th century (Accession: 1976-103-87)  



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