La telemedicina è sempre più realtà

Home / Blog / Work / La telemedicina è sempre più realtà8 Ottobre 2020La telemedicina è sempre più realtà

La telemedicina è un argomento di dibattito da molto prima dell’emergenza Covid, e il tentativo di superare alcune abitudini ha l’obiettivo di velocizzare il processo di diagnosi delle malattie e di razionalizzare le mansioni della professione, evitando anche di congestionare gli studi, divisi tra casi ordinari e urgenze reali.

Come sappiamo, anche per esperienza diretta di molti di noi, le circostanze eccezionali del 2020 hanno portato ad una forte cambiamento in tanti settori lavorativi e produttivi, diffondendo capillarmente le pratiche di telelavoro. Anche in settori dove la presenza fisica pareva indispensabile l’impatto del distanziamento obbligato ha portato cambiamenti, e tra questi c’è anche la professione medica e la gestione della visita medica e della conseguente diagnosi, ma con una distinzione innegabile: nel settore medico il cambiamento è arrivato in maniera più dirompente che altrove, portando ad una revisione delle proprie abitudini in pochi giorni. Ma il sistema sanitario, va riconosciuto, anche sotto forte “stress” è riuscito a non collassare e ottenere risultati enormi.

Ma davanti a questa situazione contingente il tema della telemedicina oggi non più rimandabile, spinto dalla priorità vitale di effettuare diagnosi efficaci e in tempi brevi, ma anche dal bisogno fondamentale di proteggere i medici durante il loro servizio. La sanità pubblica ha dovuto quindi far pienamente sue le indicazioni contenute nelle linee guida sul telelavoro nel suo settore.

Telemedicina, il riferimento normativo

Il 20 febbraio 2014 il Ministero della Salute ha pubblicato un documento contenenti le linee di indirizzo nazionale sulla telemedicina, partendo dalla definizione di questa pratica lavorativa: “Per Telemedicina si intende una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente (o due professionisti) non si trovano nella stessa località. La Telemedicina comporta la trasmissione sicura di informazioni e dati di carattere medico nella forma di testi, suoni, immagini o altre forme necessarie per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il successivo controllo dei pazienti.”

Un aspetto non secondario che appare in queste poche righe è quello della riservatezza delle informazioni che vengono trasmesse tra i due estremi della comunicazione, forse ancora troppo poco considerato. Ma il centro del provvedimento è invece la visione di “efficientamento” del processo, come si intuisce dall’elenco dei benefici redatto a scopo promozionale, di un nuovo modello da promuovere:

  • Equità nell’accesso alle cure in territori remoti
  • Supporto alla gestione delle cronicità
  • Canale d’accesso all’alta specializzazione
  • Continuità della cura attraverso il confronto multidisciplinare
  • Fondamentale ausilio per i servizi di emergenza-urgenza
  • Potenziale razionalizzazione dei processi socio-sanitari con possibile contenimento della spesa

Esperienza della telemedicina durante il Covid

Ma vediamo questo cambiamento alla prova dei fatti, mettendo in evidenza alcuni numeri della ricerca presentata dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di mostrare le tendenze nell’utilizzo della telemedicina durante il primo periodo di picco della diffusione del Coronavirus.

La telemedicina intesa come comunicazione scritta tra le parti (e-mail, chat) era già in uso prima dell’emergenza sanitaria, infatti il 56% dei medici di medicina generale (MMG) e il 46% dei medici specialisti hanno dichiarato di usarla anche in precedenza tramite sistemi di instant messaging, quali WhatsApp.

Questi numeri si sono ampliati notevolmente con l’emergenza sanitaria, portando la comunicazione digitale remota tra pazienti e dottor, infatti il 93% (su 750 MMG intervistati) afferma di aver utilizzato il consulto telefonico come principale strumento; il 51% invece ha lavorato da remoto giudicando l’esperienza positiva, soprattutto per rispondere sia a situazioni d’urgenza ma anche per condividere informazioni più ordinarie con i pazienti. Dal lato dell’invasività di questi strumenti nella gestione della propria giornata lavorativa, il 38% ritiene di avere avuto delle criticità per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro, aspetto che è emerso anche da sondaggi effettuati su professioni non sanitarie.

Ma a non far pensare che si tratti di un fenomeno transitorio c’è il 40% degli intervistati che ritiene come la diagnosi da remoto sia la strada giusta, da seguire e potenziare, investendo in tecnologie e strumenti per lavorare a distanza e per comunicare efficacemente con i pazienti. Infine, il 66% dei MMG e il 60% dei medici specialisti, in mancanza d’altro, si appoggia a piattaforme di condivisione quali Skype, Zoom e Teams, evidenza che porta in primo piano il tema della privacy e la necessità di ragionare su piattaforme create ad hoc nel rispetto di criteri che massimizzino la tutela delle informazioni del paziente.

 

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