South Working. Lavoro da dove mi piace

Home / Blog / Focus / South Working. Lavoro da dove mi piace30 Luglio 2020South Working. Lavoro da dove mi piace

South Working. Neologismo fortunato inventato da Elena Militiello, ricercatrice dell’Università del Lussemburgo, che con la pandemia ha potuto applicare lo smart working dalla sua terra natale, la Sicilia.

Elena è una professionista nel settore della consulenza legale che ha provato cosa vuol dire emigrare dalla propria terra per costruirsi un futuro. Il ritorno in Sicilia come lavoratrice da remoto le ha fatto scattare la famosa lampadina. Così insieme ad un gruppo di amici e professionisti di Global Shapers Palermo Hub, ha visto un’opportunità per conciliare vita lavorativa e volontà di restare nella sua Palermo.

South Working. L’idea dietro la creazione di questo progetto è quella di poter lavorare sulla creazione di contratti di lavoro a distanza che permetta ai dipendenti di lavorare da dove preferiscono. Il tutto anche a distanza di centinaia di chilometri dal quartier generale. Il Sole24Ore fa notare che questo cambiamento porterebbe vantaggi sociali, economici e territoriali. Non solo per il Sud, ma anche per tutte quelle realtà italiane che nei decenni si sono svuotate per confluire nei grandi centri urbani. Milano e Roma in primis. Ma il tema è controverso, almeno per chi deve gestire le economie delle grandi città, che potrebbero perdere popolazione.

Sguardo all’Italia

In italia, secondo il Politecnico di Milano, attualmente gli occupati compatibil con il telelavoro sono un milione (su una popolazione lavorativa di 23,4 milioni). Oltre ad una nuova mentalità aziendale, il lavoro agile, soprattutto in una forma così “estrema”, deve accompagnarsi ad un cambio culturale di matrice organizzativa. Da parte sia dei cittadini che di chi li governa.

Beppe Sala, sindaco di Milano, è parso preoccupato dai risvolti inattesi che potrebbero emergere da una pratica di smart working che diventa strutturale. Milano è una città – principalmente – rivolta al terziario e ai servizi e deve la sua ricchezza anche al grande flusso di lavoratori che provengono dalla provincia o da altre zone d’Italia. La morfologia della città stessa è stata modificata e adattata proprio dalla sua storia lavorativa. Nel bene e nel male.

Il timore di una città svuotata, di un centro storico con uffici e attività commerciali costrette a chiudere, con un conseguente ribasso del valore immobiliare, è comprensibile. Ma se si guarda in un’ottica nazionale è forse auspicabile che ci possa essere una rinascita di zone in “depressione”. Con che ampiezza di sguardo occorre guardare questo cambiamento che si presenta come epocale?

Telelavoro di massa 

Spostando lo sguardo sulle realtà europee e nord-americane vediamo che il proposito di South Working è un fenomeno che ha iniziato a prendere piede. Negli Stati Uniti la pandemia ha dato impulso al passaggio da lavoro in ufficio a lavoro da casa. Infatti le aziende americane, non solo stanno incentivando i dipendenti a lavorare da dove desiderano, ma vedono in ciò un’opportunità per la ricerca di nuovi talenti oltre i confini cittadini o regionali. I benefici del lavoro da remoto per le aziende sembrano evidenti, tra minori costi di gestione degli spazi e maggiori possibilità di acquisizione di talenti. Aziende quali Facebook e Google hanno deciso di ampliare la possibilità di lavorare da casa. Twitter ha pensato di estendere la possibilità di lavorare da casa, anche una volta terminata la pandemia, in modo permanente.

In Europa la situazione sembra tenere conto di questa tendenza. Andando a vedere il sito EuRemoteJobs, dedicato al telelavoro, si possono vedere come siano in aumento le offerte di lavoro che come luogo di lavoro specificano “from anywhere”. Questa prospettiva nuova, data dalla contingenza di due fattori (la necessità di contenere l’emergenza sanitaria e la possibilità di lavorare digitalmente dalla propria abitazione), ha generato anche proposte e condizioni inedite.

From anywhere

Per coniugare la tenuta del turismo nei luoghi di vacanza con le esigenze di lavoro dei singoli, la Georgia e le Barbados hanno offerto la possibilità a persone da tutto il mondo di lavorare in quei paesi, con un visto speciale o addirittura senza visto. Se grazie alla tecnologia attuale e alle aziende che la usano nel migliore dei modi è possibile lavorare da qualsiasi luogo nel mondo, perché non scegliere un paradiso tropicale o una capitale tra le montagne?

Dando uno sguardo all’ estremo oriente, Taiwan si candida tra i migliori paesi dove lavorare da remoto. Non tanto per le stesse aziende di Taiwan, ma proprio come un vero hub tecnologico mondiale, per chiunque volesse lavorare da remoto affacciandosi in maniera privilegiata sul mercato asiatico.

Per molti ma non per tutti

Con buona probabilità, quello che si prefigge South Working è di dar consistenza ad una forma organizzata di telelavoro, piuttosto che ad un vero e proprio smart working diffuso.

Lo smart working è certamente una prospettiva allettante per i cosiddetti “nomadi digitali”, i consulenti e chi lavora attraverso piattaforme e tecnologie digitali. Lavorare in questa modalità è particolarmente attrattivo per professionisti (altamente) specializzati, che fanno del lavoro intellettuale la principale mansione.

Non tutti i lavori si possono adattare a questa modalità. L’operaio o l’artigiano dovranno necessariamente recarsi in azienda o nel proprio laboratorio. Il tecnico specializzato (pensiamo alla manutenzione di apparecchiature) dovrà necessariamente essere reperibile sul posto di lavoro. Il magazziniere, il cuoco, mansioni che necessariamente vanno svolte in presenza. Ma dall’altra parte per chi lavora nell’economia dei servizi il lavoro agile potrebbe diventare (e per molti lo è già) una prassi che si concilia bene con la qualità sia del lavoro che della vita.

Una novità tutta da testare è l’applicazione del lavoro agile alla pubblica amministrazione. Le modalità di attivazione dovranno essere testate adeguatamente, anche se la sperimentazione forzata di questi mesi ha dato frutti interessanti.Ad esempio nel Comune di Milano, dove hanno lavorato da remoto circa 6000 dipendenti su 7300 e i servizi non si sono fermati.

 

PER APPROFONDIRE



Copyright © Yatta! 2020. All rights reserved.

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi