Organizzare eventi: il Festival della Fotografia Etica

Home / Blog / Work / Organizzare eventi: il Festival della Fotografia Etica21 Gennaio 2021Organizzare eventi: il Festival della Fotografia Etica

L’organizzazione di eventi è un’attività complessa che consiste nel progettare e realizzare momenti pubblici ad alta frequentazione quali concerti, spettacoli, festival, fiere e appuntamenti di rilievo. Tutto il processo di coordinamento di questa gestione ruota intorno alla quale alla figura dell’organizzatore, una figura professionale che ha il compito di coordinare le molteplici attività che portano il progetto dalla fase creativa e di ideazione dell’evento a quella esecutiva, nonché il team di persone coinvolte nella manifestazione. Dalla location ai fondi per l’organizzazione, dalla quantità di forza lavoro a quella del contenuto dell’evento stesso, che deve essere pianificato al dettaglio con lo scopo di raggiungere il suo obiettivo. Tutti aspetti che in linea teorica potrebbero sembrare semplici, ma che per volume e per contingenze di vario tipo nel concreto possono rivelarsi ostacoli, a volte insormontabili, da gestire.

La figura dell’organizzatore di eventi è decisamente un ruolo difficile da ricoprire con successo. Le pubbliche relazioni sono, fuori da ogni dubbio, l’attività principale che questa figura svolge. Tessere un network di contatti con le figure chiave delle realtà da coinvolgere è di fondamentale importanza, non solo sul piano logistico, ma anche quello delle opportunità che si possono generare. Innanzitutto per un evento fortemente territoriale bisogna costruire un rapporto con le amministrazioni locali. Avere il supporto del Sindaco o dell’Assessore di turno può essere determinante per ottenere la location giusta per l’evento o un supporto economico, che comunque passa attraverso -giustamente- delibere e strette regolamentazioni.

Inoltre, le pubbliche relazioni vanno gestite a tutto campo, dai partner commerciali fino ad arrivare alla forza lavoro che partecipa all’organizzazione dell’evento. La qualità dei rapporti è ancora più importante se gli enti promotori sono realtà no-profit, che date le finalità benefiche ricorrono spesso a volontari, verso i quali nella maggior parte dei casi è possibile offrire solo un rimborso spese per i costi vivi del periodo nel quale sono attivi nella manifestazione.

Per quanto possa sembrare ovvio, è necessario sottolineare quanto l’organizzatore di eventi debba essere competente sui temi oggetto dell’evento. Non si tratta quindi di una figura che applica solo un metodo organizzativo, ma deve essere fortemente connesso alle motivazioni che hanno portato alla nascita dello stesso. Ogni evento è una storia personale e trasmette un sentire peculiare, per questo serve il “tatto” che solo un team competente può avere, concretizzati  e gestiti nei minimi dettagli dall’organizzatore.

Il Festival della Fotografia Etica

Entrando nello specifico di un evento importante, abbiamo deciso di raccontare un evento che negli anni ha conquistato notorietà e blasone nel mondo della fotografia: il Festival della Fotografia Etica di Lodi. Nato nel 2010 per opera dell’Associazione Culturale Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi, il Festival della Fotografia Etica si è mostrato come un’ottima coniugazione di capacità organizzativa e promozione culturale, tramite il medium della fotografia. Organizzato a cadenza annuale nei mesi autunnali, con luogo di svolgimento il bel centro storico della città di Lodi, nel quale convergono fotografi di talento, noti o da far conoscere, dall’Italia e dall’estero. Ne emerge una sana competizione che permette agli autori di mettersi in gioco e dare il massimo, attirando in città numeri importanti di pubblico, dai curiosi ai cultori della fotografia, agli studenti. Per avere una panoramica completa della proposta del Festival, abbiamo intervistato, Alberto Prina, Art Director e curatore del Festival sin dalla sua prima edizione.

Appare affascinante, innanzitutto, il concetto di etica che viene promosso dal Festival, al punto diventare l’aggettivo caratterizzante questa proposta e uno dei suoi obiettivi principali: “Non ci definiamo etici – ci racconta Prina -, sarebbe da presuntuosi. Il nostro Festival non giudica le opere sulla base della loro eticità. Noi vogliamo che, tramite la fotografia, vengano comunicate emozioni e messaggi su tematiche delicate, etiche per l’appunto, in modo vero, semplice e puro come solo la fotografia può fare. Ambiente, attenzione alla comunità, minoranze. Sono tutti aspetti della realtà che le immagini sanno raccontare in un modo tutto loro e noi vogliamo che i fotografi siano liberi di esprimersi in tal senso. Scegliamo tematiche che spingano la ricerca dell’etica e cerchiamo di metterne in luce valori positivi e negativi”.

Per questo, il Festival della Fotografia Etica durante ogni giorno dell’evento rivolge il suo sguardo verso la produzione fotografica internazionale. La tematica, quindi, non è diversa in ogni edizione, ma viene data ai fotografi la libertà di di esprimersi e di scegliere ciò che sta loro più a cuore. È importante presentare una fotografia che rispecchi la realtà, nei suoi aspetti etici positivi e negativi. E’ la verità dei fatti nella loro forma pi# diretta e “pura” quello che viene raccontata e che principalmente conta, e per questa ragione sono particolarmente apprezzate le foto in cui le modifiche in post-produzione digitale sono minime. Ciò che cercano i curatori del Festival della Fotografia Etica sono emozioni vere e tensioni intellettuali.

I partecipanti più graditi dagli organizzatori, spiega bene Prina, sono i giovani. Nei desideri di chi organizza l’evento c’è, infatti, quello di essere parte del loro bagaglio di esperienza o essere, addirittura, trampolino di lancio. Tra gli obiettivi principali del Festival c’è, infatti, quello di essere di sostegno ai fotografi, dar loro visibilità. Soprattutto i più giovani hanno sempre bisogno di un trampolino di lancio, di mettersi in gioco. La scelta dei concorrenti avviene con incontri preparatori, in cui i curatori si confrontano tra loro e chiedono pareri ad una fitta rete di volontari e addetti ai lavori. La decisione finale, chiaramente, spetta a loro. La giuria, infine, è internazionale, per seguire proprio il fil rouge che collega il Festival all’impronta internazionale che cerca sempre di avere.

Tra i tanti fotografi, concorrenti e ospiti, passati negli anni nel Festival, sono ormai molti a contribuire al blasone dell’evento. Su tutti, nella terza edizione (2012), spicca il nome di Eugene Richards, ritenuto uno dei più grandi fotogiornalisti del mondo, che ha presenziato quando il Festival era solo agli albori. “A lui dobbiamo veramente tantissimo, perché ci ha permesso di avere un appeal molto più forte che ci ha lanciato nel panorama internazionale. Poi, abbiamo il piacere di annoverare tantissimi giovani, che dopo di noi sono riusciti a costruire carriere importanti”. Nello specifico, si riferisce ad Antonio Faccilongo, fotografo premiato a livello internazionale, famoso in tutto il globo. È la punta dell’iceberg del progetto Sezione Spotlight, dedicato a scovare giovani talenti e portarli al Festival. Francesco Comello è un altro tra questi, che vanta anche numerosi premi nella sua carriera. Nell’edizione di ottobre 2020 ha vinto Nikita Teryoshin, le cui immagini sono state candidate addirittura al The picture of the year. “Per noi è fondamentale lavorare sui giovani, per aiutarli ad avere visibilità, per sostenere loro e la fotografia stessa, i suoi messaggi etici, valori ed emozioni”.

Organizzare il Festival

Curare un evento del genere in un contesto come la città di Lodi presenta tantissime sfaccettature di diversa natura, positiva e negativa: “Non è semplice per tante ragioni – continua Prina -, ma sicuramente farlo da così tanti anni, nonostante le difficoltà, ci inorgoglisce. Essere a Lodi vuol dire lavorare coi piedi per terra e dover costruire radici solide. Non c’è la possibilità di grande supporto economico e questo ci costringe a stare attenti ad ogni minimo dettaglio, partendo soprattutto dalla location. Per fortuna, riusciamo sempre a costruire una rete di fondi economici con cui portiamo a compimento il progetto e, a tal proposito, ci tengo a ringraziare Fondazione Cariplo, che ci sosterrà economicamente nel prossimo futuro. Ci dà orgoglio perché un attestato di stima del genere non ha prezzo e significa che il lavoro manageriale di questi anni ha dato dei frutti molto importanti. Tornando a Lodi, voglio dire anche che il vantaggio di una città piccola, però, è che è estremamente adatta ad ospitare tanti visitatori. Paradossalmente, Lodi quasi non si rende conto di quanto sia bella e quanto impreziosisca il festival, anziché ridimensionarlo. La pandemia ha anche dato la possibilità a città del genere di risorgere rispetto alla fuga verso le grandi città degli anni scorsi e Lodi non fa eccezione. È estremamente collegata al resto della Lombardia, d’Italia e d’Europa e questo rende molto semplici gli spostamenti. Poi, certo, le difficoltà non mancano, specie se parliamo di vicissitudini politiche che non riguardano solo noi, ma tutto il contesto sociale che ne soffre di conseguenza. Un altro ostacolo sempre presente è quello che riguarda gli spazi espositivi. Le presenze crescono ogni anno e quindi aumenta sempre la necessità di grandi spazi”.

Se organizzare eventi segue uno schema ben preciso, questo è stato di certo stravolto dalla pandemia di coronavirus che rende impossibili gli spostamenti e gli assembramenti, sia per gli spettatori che per gli addetti ai lavori. E non parliamo di certo solo del Festival della Fotografia Etica. Tuttavia, lo stesso Prina ammette come, insieme agli effetti inevitabilmente negativi che il Covid-19 ha provocato, ce ne sono stati altri che hanno spinto lo sviluppo di nuove prospettive altrimenti messe da parte. Nella storia dell’associazione Gruppo Fotografico Progetto Immagine, che oltre al Festival da sempre organizza tanti altri eventi significativi ma di minore portata, i cambiamenti sono sempre stati momenti fecondi di nuove opportunità, così come continua a raccontare lo stesso Alberto Prina: “Se si riesce a vincere la difficoltà che qualunque cambiamento comporta e a far sì che non venga compromessa la vita di un evento o di un’associazione, possono presentarsi contingenze che spingono la nascita di nuove idee, per ripensare le attività e realizzarle in modo differente. La pandemia, per noi, ha rappresentato proprio questo”. I visitatori dell’undicesima edizioni, tenutasi tra settembre e ottobre 2020, sono stati circa 7.000, poco più di un terzo rispetto al 2019. Se all’apparenza può sembrare un passo indietro, ma Prina e i suoi collaboratori all’opposto hanno visto un passo in avanti della loro proposta, dettato dalla risposta di un pubblico fedele che ha creduto nel progetto ed ha pagato per andare a Lodi nonostante le criticità negli spostamenti.

Il Festival nel futuro

Proprio perché la pandemia ha rappresentato un cambiamento non indifferente, che ha spinto a ripensare tanti aspetti del Festival, lo stesso Prina ammette che si dovranno seguire delle direzioni che prima di questo momento si erano messe da parte. Se, da un lato, continua ad essere perseguita la strada dell’internazionalizzazione, dall’altro è volontà dei curatori “sperimentare nuove tecnologie, proiettare sempre di più l’evento verso un futuro avanguardistico”. E’ iniziata da poco la fase di test di un’app, così come è aumentata la mole di lavoro in campo social. “Vogliamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo per aiutare noi, la cultura e la fotografia, per avere stimoli in più e farci guardare il nuovo come possibile e non come difficile che fa paura. La fotografia stessa, oggi, è tecnologia allo stato puro, anche se non dimentichiamo mai l’analogico, che ha sempre la sua importanza e il suo valore. Vogliamo, inoltre, crescere con organizzazione, struttura e consapevolezza. Le solide radici che abbiamo costruito ci hanno aiutato a rimanere in piedi e questo non va mai scordato. Ma tanti cambiamenti che abbiamo fatto non li avremmo fatti senza la pandemia, quindi non tutti i mali vengono per nuocere”.

E’ già iniziata la programmazione della dodicesima elezione, per la quale è stata estesa anche una raccolta fondi fino al 30 gennaio. Il Festival, che continua sempre tutto l’anno in forme diverse, è riuscito anche a far breccia nel mondo scolastico, con le lezioni in DaD, con cui si è riusciti comunque a coinvolgere i bambini.

Tra sviluppo tecnologico, sapienti rapporti con gli stakeholders e fondamentali raccolte fondi, il futuro del Festival fotografico italiano per eccellenza sembra più solido che mai, anche in campo internazionale.



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