Le nuove prospettive del design

Home / Blog / Work / Le nuove prospettive del design28 Ottobre 2021Le nuove prospettive del design

Le numerose applicazioni del design pervadono la vita quotidiana in ogni suo aspetto. Il design ha assunto la forma di un sistema organico e integrato che ingloba al proprio interno un insieme di discipline e competenze in grado di concorrere alla progettazione di oggetti, esperienze e spazi reali o virtuali.

L’avvento delle nuove tecnologie ha introdotto cambiamenti profondi nel mondo del design. Da una parte ha avuto luogo un ripensamento completo del graphic design e del design di prodotto, grazie all’impiego sempre più esteso, di programmi informatici dedicati; dall’altro sono emerse nuove figure professionali come il Web designer o lo User Experience designer, il cui ruolo consiste proprio nel progettare siti web e prodotti multimediali esteticamente gradevoli e funzionali.

Un altro importante fattore da prendere in considerazione sono i cambiamenti nel contesto sociale e culturale che pongono ai progettisti la sfida di interagire in modo utile ed efficace con il loro pubblico di riferimento. Ad esempio, il design si pone sempre di più alla base dei processi di modifica del tessuto urbano e rurale, rispondendo alla necessità di progettare in modo efficace lo spazio, utilizzando materiali e pratiche sostenibili.

La professione del designer tra passato e presente

Ad aver previsto, già nel 1946, la duttilità della professione del designer fu László Moholy-Nagy, fondatore della Nuova scuola del Bauhaus di Chicago. Così Moholy-Nagy si esprime nel volume Vision in Motion:

Progettare oggi non è solo una professione, ma prima di tutto un atteggiamento. Il design ha molte connotazioni. È l’organizzazione di materiali e processi in modo più produttivo, in un equilibrio armonico di tutti gli elementi necessari per una determinata funzione. È l’integrazione dei requisiti tecnologici, sociali ed economici, necessità biologiche, ed effetti psicologici di materiali, forma, colore, volume e spazio. Non dimenticando mai le relazioni che tutto questo instaura.

In accordo con le parole di Moholy-Nagy, la designer Lara Furniss ha individuato, in un articolo per la testata DesignWeek, i tre cambiamenti principali che i designer si trovano ad affrontare nel ventunesimo secolo:

  • Ridefinire la professione del designer. I designer stanno entrando sempre più in contatto con questioni politiche, ambientali e sociali. Il cambiamento di paradigma secondo cui il profitto economico non è più l’obiettivo principale della progettazione ha dato luogo a progetti per migliorare la qualità di vita presente e futura, come dimostrano ad esempio le iniziative intraprese dalla designer Emily Pilloton, che coordina un team di riqualificazione scolastica e insegnamento delle discipline tecniche nelle aree rurali degli Stati Uniti.
  • Reinventare la progettazione in tutte le sue fasi. Il design ha una natura intrinsecamente partecipativa, ma negli ultimi decenni la collaborazione ha assunto una dimensione di massa. Tramite collettivi e spazi di coworking, designer afferenti ad aree diverse possono entrare in contatto e ridefinire i propri flussi di lavoro per un obiettivo comune. A una fluidità nelle fasi di progettazione corrisponde una sempre crescente flessibilità nelle aree di specializzazione: è sempre più richiesta per i designer una prospettiva multidisciplinare per la realizzazione di progetti complessi, che coinvolgono diverse branche del design.
  • Affrontare un mondo del lavoro in continua evoluzione. Furniss afferma che, nel tentativo di rispondere alle esigenze di un mercato quanto mai instabile, il settore del design è diventato irriconoscibile rispetto a dieci anni fa. Da una parte i lavoratori freelance sono in continuo aumento, dall’altro gli studi di design tendono alla frammentazione in realtà più piccole o subunità (nel caso delle realtà più articolate), più flessibili e in grado di adattarsi alla natura dei singoli progetti.

Una volta fatto il punto su cosa voglia dire essere designer oggi, abbiamo individuato tre figure professionali  che applicano queste innovazioni in settori molto diversi del mondo del lavoro: il Toy designer, l’Urban designer e il CAD designer. Tre figure professionali, queste, che rispecchiano a pieno anche la visione e le possibilità di applicazione del design secondo YATTA.

Toy designer: il gioco è una cosa seria

Al di fuori dal mondo dei grandi produttori di giochi c’è la figura del Toy designer, un designer specializzato appunto nella progettazione di giocattoli ed esperienze ludiche per i più giovani. In molti casi l’obiettivo del Toy designer è valorizzare il gioco in quanto esperienza, stimolando la creatività e la cooperazione in un contesto spesso laboratoriale.

Al giorno d’oggi non c’è ancora un percorso accademico dedicato per diventare Toy designer; al contrario, ogni professionista mette in gioco le proprie competenze e il proprio background per soddisfare le esigenze di un pubblico molto particolare.

  • Graphic e product design: i Toy designer Bice Dantona e Bernardo Corbellini, dopo una formazione tradizionale nell’ambito del design, hanno fondato lo studio di design creativo Internotrentatre con l’obiettivo di progettare giocattoli non solo belli da vedere, ma anche educativi e funzionali. I giocattoli realizzati da Internotrentatre si contraddistinguono per la presenza di piccoli pezzi ed elementi interattivi, che permettono di stimolare le capacità logiche e l’immaginazione dei bambini.
  • Artigianato: la Toy designer Chiara Barone, specializzata nella costruzione di giocattoli in legno, proviene da una famiglia di artigiani altamente specializzati in questo materiale. Dal laboratorio nella mansarda di casa ai progetti di falegnameria per la scuola dell’infanzia, i giocattoli progettati da Chiara Barone stimolano la creatività e la collaborazione.
  • Progettazione 3D e coding: il Toy designer può infine avvalersi dell’uso delle nuove tecnologie, utilizzando tecniche di progettazione e stampa 3D per creare i componenti dei giocattoli oppure software di programmazione informatica. È questo il caso dei laboratori di tinkering e di robotica educativa, all’interno dei quali i ragazzi possono sperimentare con mano le applicazioni pratiche delle discipline STEM.

Urban designer: città a misura di tutti

Le responsabilità dell’Urban designer, figura professionale attinente all’ambito dell’architettura e dell’urbanistica, vanno ormai ben oltre alla semplice progettazione dello spazio urbano nei suoi elementi fisici come palazzi, strade e isolati. Ritornando ancora una volta a Moholy-Nagy, la nozione di “design” può essere estesa all’intera esperienza umana:

C’è progettazione nell’organizzazione di esperienze emotive, nella vita familiare, nei rapporti di lavoro, nella pianificazione di una città, nel lavorare insieme come esseri umani. In fin dei conti tutti compiti a cui siamo chiamati come designer possono essere riassunti in un unico assoluto problema: creare per la vita umana.

La comunità è parte integrante di una città: è compito pertanto dell’Urban designer progettare tale spazio con l’obiettivo di migliorare le condizioni economiche, sociali e ambientali dell’area su cui interviene. Per arrivare a questo risultato l’Urban designer lavora sulla base di dati e prove concrete sulle condizioni di vita dell’area di riferimento, senza dimenticarsi di pensare anche alle ripercussioni a lungo termine.

Il fine ultimo dell’Urban design è quello di progettare città a misura di uomo, funzionali per tutti. L’inclinazione all’aspetto etico e alle implicazioni sociali nella progettazione è quindi fondamentale per un buon Urban designer, che dovrà avere un occhio di riguardo anche verso le normative di sicurezza e accessibilità, per esempio:

  • Rafforzando il senso di identità e coesione tra cittadini attraverso il miglioramento della qualità di vita dell’area e la creazione di spazi comuni;
  • Minimizzando le barriere psicologiche (come la paura della criminalità o degli incidenti sulle strade) e riducendo le occasioni di pericolo per la comunità, per esempio nella gestione dei flussi di traffico stradale;
  • Riducendo, anzi preferibilmente eliminando, le barriere architettoniche grazie alla progettazione spazi pubblici e infrastrutture adatti anche a persone con diversi tipi di disabilità.

CAD designer: un nuovo modo di progettare

L’acronimo CAD (Computer Aided Design) indica lo sviluppo per mezzo di programmi informatici di progetti industriali, scientifici e tecnici: a occuparsene, a stretto contatto con il mondo dell’ingegneria, è il CAD designer.

Il CAD designer, o disegnatore progettista CAD, mette in campo le proprie competenze nell’uso di software di progettazione come AutoCAD per generare progetti in 2D o 3D, utilizzati come base per la realizzazione di componenti e macchinari impiegati in diversi settori industriali.

Nello specifico, l’Unione italiana delle Camere di commercio riassume così le attività che svolge un progettista CAD:

  • introduzione nel computer dei parametri del progetto;
  • intervento diretto sulle visualizzazioni prodotte dal computer; modifica e ridefinizione delle coordinate del disegno;
  • impostazione delle specifiche tecniche del pezzo che deve essere inviato in produzione.

Altrettanto fondamentale per un CAD designer è la capacità di comunicare con gli altri membri del team per stabilire scadenze e decisioni riguardo ai progetti intrapresi. Un buon CAD designer deve perciò avere una conoscenza estesa non solo dei software che utilizza per disegni e render, ma anche dell’industria di riferimento. A questo scopo risulta particolarmente utile una formazione in ambito STEM, con enfasi sulla matematica e sulle scienze dei materiali.

Ad accomunare queste tre figure professionali, profondamente diverse per formazione e ambito settoriale, è l’idea di un design utile e democratico, che unisca funzionalità ed estetica, e che possa essere accessibile o fruibile dal maggior numero di utenti.

Per approfondire:

 

cover image credit: Smithsonian (Accession number: 1979-91-1337)

Francesca Fenaroli



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