Pilotare i droni. Regolamentazioni e prospettive lavorative

Home / Blog / Work / Pilotare i droni. Regolamentazioni e prospettive lavorative29 Ottobre 2020Pilotare i droni. Regolamentazioni e prospettive lavorative

Tra i simboli degli ultimi anni di innovazione digitale ci sono sicuramente i droni, un variegato mondo di prodotti che ha conosciuto un vero e proprio boom nelle vendite e un’interessante varietà di soluzioni, a partire dal settore hobbistico fino ad arrivare a quello professionale.

La caratteristica peculiare dei droni è quella del pilotaggio da remoto, mentre a livello di struttura esistono alcune macro-tipologie, ovvero: oggetti volanti, genericamente definiti multicottero; che attuano un movimento terrestre, rover; che possono muoversi in un ambiente subacqueo. Tendenzialmente quando si parla di droni ci si riferisce a quelli volanti, i multicotteri.

I droni in quanto oggetti a pilotaggio remoto possono essere controllati anche da una distanza di svariati chilometri, quando non sono controllati da satellite condizione che permette di comandarli in qualsiasi parte del mondo. Nel caso di droni di ridotte dimensioni è facile che questi esca dal campo visivo del conducente, e quando il controllo in linea visiva diretta viene a mancare devono necessariamente entrare in gioco delle telecamere per offrire la visuale dal drone (FPV) dell’area nella quale si sta muovendo.

La possibilità di poter “dominare” l’aria con un drone può essere molto allettante e l’entusiasmo derivato può far abbassare il grado di attenzione. Inoltre può trattarsi di un oggetto di ridotte dimensioni, quindi difficilmente percepibile o al contrario particolarmente voluminoso, con la capacità di produrre seri danni in caso di impatto. Bisognerebbe, pertanto, sempre manovrarli con una severa attenzione nell’evitare usi inadeguati, pericolosi o lesivi della privacy di terzi. Tra gli esempi più popolari di uso non adeguato di un drone -volanti- vi è la pericolosa interferenza con le rotte aeree di aeromobili di grandi dimensioni, o il volo di droni a distanza troppo ravvicinata da altre persone.

Questa varietà di impieghi, di struttura e di movimento richiedono l’acquisizione di skill adeguati alla loro guida, e se l’attività è complessa potrebbero essere necessarie più di una persona per gestirne le funzionalità. L’attenzione a questi aspetti è centrale nell’utilizzo di questi prodotti, motivo per il quale utilizzo e regole hanno portato alla definizione di diverse figure addette all’operatività del mezzo. Si parla infatti di piloti.

La necessità di una regolamentazione

Il drone, come detto, è un oggetto volante radiocomandato. Le competenze che deve acquisire chi vuole diventare pilota sono normate da enti di settore. L’ente predisposto in Italia per la regolamentazione per gli usi in ambito civile, ludico o professionale è ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Le funzioni di ENAC sono di regolamentazione ma anche di certificazione e vigilanza su tutto ciò che rientra nel suo settore. E data la diffusione del fenomeno dei droni, nel 2013 ENAC ha pubblicato il primo Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, per dare attuazione all’Art. 743 del Codice della Navigazione.

La portata del fenomeno, e la conseguente necessità di regolarlo, è dovuta alla forte diffusione dei droni, quasi un fenomeno di massa, che ha avuto come effetto l’abbassamento dei costi, rendendoli economicamente accessibili a una larga fetta di consumatori.

I droni occupano uno spazio aereo già fortemente regolamentato, in particolare per la presenza di moltissime rotte aeree costantemente praticate per altri scopi da altri mezzi volanti. Per salvaguardare la sicurezza di persone e mezzi sono quindi previsti dei paletti molto stringenti sull’utilizzo dei droni in zone adibite al traffico aeroportuale.

Tipi di volo, categorie e classificazioni dei droni

ENAC fornisce patenti e certificati di volo per la guida dei droni e pone una prima distinzione che verte sulla presenza di criticità delle operazioni di volo da effettuare.

Definiamo quindi cosa si intende per criticità delle operazioni di volo. Le operazioni non critiche sono attività di pilotaggio del drone sotto lo stretto controllo visivo del pilota a terra e non prevedono il sorvolo di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani ed infrastrutture sensibili. Se viceversa il volo del drone rientra in una delle casistiche precedenti, anche solo in parte, il volo viene definito critico.

La seconda distinzione, più rilevante, è in riferimento alla massa e tipologia del drone. ENAC distingue tre classi di drone, suddivise per peso, e quattro categorie, suddivise per tipologia di drone.

Classificazione per peso:

  • VL che sta per Very Light compresi tra i 300 grammi e 4 kg;
  • L per Light maggiori di 4 kg e inferiori o uguali a 25 Kg;
  • infine, H per Heavy maggiori di 25 Kg.

Categorie in base alla tipologia:

  • Ap che è il drone ad ala fissa;
  • Hc che sono droni elicottero;
  • Mc detti multicotteri;
  • infine As in cui rientrano i droni dirigibili.

Se ad esempio posseggo un multicottero di 5 Kg, dovrò avere un patentino L/Mc e non potrò guidare un drone ad ala fissa anche se di 5 Kg.

E i droni sotto i 300 grammi? In questo caso, non c’è alcun bisogno di un patentino ENAC per poterli pilotare. Questi droni possono volare sopra le zone urbane ad eccezione delle ATZ (cioè all’interno di 5 chilometri di raggio da un aeroporto), zone riservate o proibite. Può inoltre sorvolare le persone, purché non siano assembrate. In ogni caso non possono essere fatti volare sopra le persone in caso di concerti, manifestazioni e sagre di paese.

La classificazione dei droni e relativi patentini cambieranno con l’adozione del Regolamento EASA (che sarà applicato dal 1 gennaio 2021). Quando entrerà in vigore il regolamento europeo, bisognerà avere un attestato di competenza per operazioni non critiche per poterli pilotare.

Ultimi aggiornamenti alla normativa

Nel 2020 sono state introdotte delle novità, riassunte nel Regolamento CE 2019/947, in vigore dal 1° luglio 2020, il quale prevede che i certificati ENAC siano riparametrati secondo le nuove categorie individuate dall’EASA, l’Agenzia Governativa Europea per l’Aviazione Civile.

L’EASA ha optato per una diversa categorizzazione dei droni, basata sul tipo di operazione che viene svolta e non più sul peso come discriminante principale:

  •  OPEN: sono operazioni che non prevedono un’autorizzazione preventiva né una dichiarazione di operazione da parte dell’operatore prima che avvenga la stessa. Può essere effettuata con droni fino a 25 chilogrammi che devono volare sempre a vista del conducente. Nel caso di volo in FPV (First Person View – Vista in prima persona) dev’essere presente un altro individuo vicino all’operatore che possa tenere sotto controllo visivo il drone. I droni per rientrare in questa categoria non possono volare sopra i 120 metri di altezza e fino ad un massimo di 500 metri di distanza dal pilota.
  •  SPECIFIC: le operazioni di questa categoria necessitano di un’autorizzazione operativa rilasciata dall’Autorità Competente (che in Italia è l’ENAC). Chi intende effettuare l’operazione dovrà dimostrare all’Autorità di aver valutato le componenti di rischio e le procedure di contenimento delle stesse. L’Autorità procederà al vaglio e, se positivo, al rilascio dell’autorizzazione. Rispettando il limite di 25 chilogrammi massimi per il drone, può essere fatto volare però anche oltre il campo visivo del pilota.
  •  CERTIFIED: le operazioni necessitano della certificazione dell’operatore e del drone. Sono le operazioni più rischiose e comprendono quelle svolte in aree di assembramenti, ad esempio le manifestazioni, e quelle svolte negli spazi aerei controllati. Il drone dovrà essere certificato come fosse un velivolo tradizionale, il pilota regolare licenza. Dovrà inoltre essere presentato un progetto di volo che dev’essere approvato.

Chi fosse già in possesso di un certificato ENAC può stare tranquillo, questi mantengono la loro scadenza naturale. E se la scadenza del certificato di cinque anni (durata standard della certificazione) fosse successiva al 1° luglio 2021, ENAC li convertirà per renderli aderenti al regolamento EASA.

Professioni

Le possibilità di utilizzo professionale dei droni sono praticamente infinite, perché sono moltissimi gli ambiti di applicazione, basti pensare alla consegna di pacchi di importanti siti di e-commerce, che può essere eseguita con mezzi a controllo remoto dal magazzino fino al recapito del cliente (a questo proposito è di quest’anno l’autorizzazione a procedere alla consegna dei pacchi tramite drone per Amazon USA).

Nel 2020 durante il lockdown per contrastare il Covid, si è assistito all’utilizzo dei droni da parte delle forze dell’ordine per la sorveglianza del territorio; questa  pratica ha permesso di controllare zone ampie e intercettare i “furbetti” anche in posti difficilmente raggiungibili. Un’altro utilizzo dei droni in ottica di sorveglianza è nel campo della sicurezza aziendale. Ad esempio, Sicuritalia, azienda che offre servizi di vigilanza, ha nel suo “parco” anche una flotta di droni per permettere un controllo maggiore rispetto alla sola presenza della guardia.

È molto interessante che uno dei campi dove aumenta l’utilizzo dei droni è l’agricoltura. Tramite l’utilizzo di sensori posti nel terreno, si può verificare lo stato di salute di una pianta e calcolare la quantità di pesticidi o fertilizzanti che dev’essere utilizzato nel determinato appezzamento di terreno.

Dronezine, il primo magazine nato in Italia dedicato al mondo dei droni, aveva svolto una ricerca che ha delineato un quadro un po’ scoraggiante. Il campione preso in considerazione raggruppa sia liberi professionisti dei campi più disparati (fotografi, videomaker, operatori edilizi, topografi per esempio) sia operatori dipendenti. In media, il 62% dei piloti con un patentino professionale guadagna meno di 5000 Euro all’anno. L’85% del campione preso in esame dalla ricerca, non supera la cifra di 15.000 Euro all’anno. C’è anche chi ce l’ha fatta e il 7% del campione  analizzato guadagna tra i 20.000 Euro e i 50.000 Euro. I più “fortunati”, che si attestano al 4% del campione preso in esame, raggiungono cifre intorno ai 100.000 Euro. Pertanto, anche se l’utilizzo dei droni è in aumento, la vita di un pilota professionale di droni non è proprio facile, anche se lo scenario è ricco di possibilità.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: Smithsonian Institution (Accession: 1943-43-73)



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