Izolab, il fablab del Donbass

Home / Blog / Focus / Izolab, il fablab del Donbass25 Marzo 2022Izolab, il fablab del Donbass

La guerra in Ucraina e le conseguenze dell’invasione russa sulla popolazione civile hanno sconvolto il mondo nel corso dell’ultimo mese. Senza pretesa di fare analisi politica, o geopolitica, come si ama dire di questi tempi, è bene contestualizzare quello che vogliamo raccontare in questo articolo alla luce degli accadimenti degli ultimi anni.

Nel Donbass, una porzione di territorio nella parte orientale del Paese, la popolazione vive infatti in un contesto di conflitto e occupazione da parte delle forze filo-russe da più di sette anni. È proprio nella città di Donetsk, controllata dalla Russia e annessa a una delle due repubbliche auto-proclamate del Donbass nel 2014, che aveva la sua sede originaria Izolab, il primo fablab ucraino.

Grazie alla storia di Izolab e del collettivo artistico e culturale di cui fa parte, Izolyatsia, possiamo capire meglio, o almeno raccontare, quali sono le sensibilità e le tensioni che si sono avvicendate in questi anni, mostrando al contempo un esempio della volontà di ricostruire ciò che è andato perduto e mantenere in vita uno spazio libero e democratico anche in contesti di estrema difficoltà. Ecco quindi la nostra sintesi su un fenomeno di attivazione sociale che ci tocca da vicino, come fablab e spazio di contaminazione culturale.

L’attivismo culturale di Izolab e Izolyatsia

Izolab, attivo fino al 2014 nella città di Donetsk e poi nella capitale Kiev in seguito all’occupazione dei territori del Donbass, è stato il primo fablab ufficialmente aperto e pienamente funzionante in Ucraina. La sua missione principale, in quanto officina digitale no-profit e in piena coerenza con lo spirito maker, era quella di fornire a tutti la strumentazione e la formazione necessaria per realizzare progetti e prototipi, unendo tecnologia e creatività.

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L’attività di Izolab, che aveva ottenuto riconoscimenti da parte della stampa nazionale ucraina già prima del trasferimento a Kiev, si proponeva di dare nuova vita alla formazione tecnica e professionale grazie all’utilizzo di strumenti all’avanguardia e all’apertura verso il mondo del digitale.

I progetti di Izolab spaziavano dalla costruzione di robot e droni con schede Arduino a laboratori in cui si realizzavano sculture fatte di pasta: quest’ultima attività, rivolta sia ai più piccoli che agli adulti con l’obiettivo di stimolare il pensiero spaziale e la creatività, aveva riscosso particolare successo ed è stata proposta più volte nel corso degli anni.

Nella sua sede originaria a Donetsk Izolab metteva a disposizione diverse stampanti 3D, macchine CNC e un’ampia gamma di utensili manuali ed elettrici per la lavorazione del legno, della plastica e del metallo, oltre ad organizzare corsi e workshop per insegnare a tutti le basi della prototipazione e dell’artigianato digitale, in accordo con i principi del noto Fab Charter a cui anch’esso aderiva.

Izolab faceva parte dei progetti di Izolyatsia, una vivace piattaforma di iniziative artistiche e culturali tuttora in attività, fondata nel 2010 dalla mecenate Liuba Mikhailova. L’imprenditrice, figlia di un importante ingegnere, ha inizialmente riconvertito in un centro polifunzionale la fabbrica costruita dal padre alle porte di Donetsk, che produceva appunto materiali isolanti per l’industria edile, mantenendone il nome e gran parte della struttura con l’intento di riqualificare il tessuto sociale dell’area circostante.

Così Izolyatsia si presenta nel suo sito Web, ad oggi ancora online:

IZOLYATSIA mira ad effettuare un cambiamento sistematico nella società ucraina attraverso lo sviluppo di progetti culturali. La fondazione sta sviluppando un contesto istituzionale, che promuove il collegamento tra gli enti culturali e crea le condizioni necessarie per l’emergere di nuovi protagonisti. IZOLYATSIA orienta la sua attività verso la nuova generazione ucraina che è coinvolta nel settore creativo e culturale. IZOLYATSIA è una piattaforma per la ricerca, la discussione e la presentazione di problemi socio-politici sostanziali alle diverse scale del contesto locale e globale.

Durante i suoi primi due anni di attività nella sede di Donetsk, Izolyatsia ha rappresentato un importante centro di scambio per artisti e creativi di ogni genere, un vero e proprio incubatore culturale per realtà sia ucraine che internazionali con una forte impronta sociale, sia nel contesto globale che in quello locale.

Da un lato la collaborazione con altre realtà culturali in “progetti che si trovano al confine tra arte contemporanea e società civile, e lavora nelle seguenti aree: ricerca, progetti site-specific, mostre e residenze” ha conferito a Izolyatsia un’impronta progressista e internazionale, aperta alle sperimentazioni in campo artistico così come alle questioni di genere, mentre dall’altro il collettivo si è occupato della conservazione storica del passato sovietico dell’Ucraina grazie al progetto Soviet Mosaics in Ukraine, una delle prime iniziative successive all’esilio da Donetsk.

Quest’ultima attività, svolta da Izolyatsia con l’intento di documentare il dissenso interno alle opere d’arte del realismo sovietico, in particolare nei mosaici monumentali realizzati nei territori della Russia sovietica tra gli anni ‘60 e ‘70, ha rappresentato una presa di posizione controversa rispetto alla legge di “decomunistizzazione” vigente in Ucraina, che impone invece la rimozione – e in alcuni casi la distruzione – dei resti del passato sovietico nel Paese.

L’invasione e l’esilio

La storia di Izolyatsia, già inestricabilmente legata sin dalla nascita alla complessità dei rapporti tra Ucraina e Russia, ha subito una traumatica interruzione tra la primavera e l’estate del 2014, quando le milizie filo-russe hanno occupato i territori del Donbass, tra cui la città di Donetsk.

Tra il 9 e 10 giugno del 2014 i filo-russi sono entrati nella sede di Izolyatsia, l’hanno requisita e hanno distrutto subito gli strumenti e le installazioni artistiche che si trovavano all’interno del complesso industriale, documentando il tutto con testimonianze video.

Il simbolo dell’opposizione ideologica delle milizie all’arte di Izolyatsia, considerata “degenerata” e “pornografica”, è stata l’immediata distruzione dell’installazione Transform! dell’artista camerunense Pascale Marthine Tayou, un omaggio alle donne del Donbass che prendeva la forma di un gigantesco rossetto posizionato sulla parte superiore di una ciminiera alta più di 40 metri.

Il complesso industriale in cui aveva sede Izolyatsia è inoltre risultato particolarmente utile alle milizie filo-russe, dal momento che sotto di esso corre una rete di tunnel sotterranei strategicamente fondamentali all’occupazione del territorio. Al giorno d’oggi sembra che l’edificio industriale che una volta ospitava Izolyatsia sia ora utilizzato come prigione e base di addestramento per i soldati delle milizie filo-russe.

In seguito all’occupazione alcuni membri di Izolyatsia, che continua a esistere come organizzazione “in esilio” a struttura decentralizzata, sono riusciti a trasferirsi a Kiev. Purtroppo, in seguito all’occupazione, i membri di Izolyatsia non sono riusciti a recuperare le opere d’arte o la documentazione della sede di Donetsk: lo stesso è valso per gli strumenti del fablab Izolab, dei quali si sono salvati solo pochi materiali.

Per recuperare le perdite delle macchine restate tra le mani delle milizie, con tutta probabilità distrutte per ricavarne metallo da utilizzare a fini bellici, il team di Izolab ha subito avviato una campagna di crowdfunding per l’acquisto di macchinari CNC e attrezzature elettroniche necessarie a far ripartire l’attività quotidiana del fablab.

La comunità di makers ha fatto sì che l’obiettivo della campagna fosse raggiunto e superato in soli 80 giorni, ma ancora più importante è stata la costruzione di una vera e propria rete di solidarietà messa in campo dagli appassionati del settore, che hanno fatto conoscere la storia di Izolab dentro e fuori l’Ucraina.

Nella nuova sede di Kiev, che trova spazio anch’essa in un contesto industriale, più di preciso in un ex cantiere navale, la storia di Izolab è proseguita con incontri e workshop almeno fino al 2018, data ultima dopo cui non vi sono più tracce dell’attività del fablab sul Web, con tutta probabilità per ragioni estranee ai fatti del 2014.

Izolab ha svolto tuttavia il ruolo di apripista di quella che è divenuta una vera e propria rete di fablab in Ucraina, con aggiunte più recenti come Fabricator, anch’esso con base nella capitale.

Isolyatsia oggi

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, il mese scorso il collettivo Izolyatsia, che vive anche al di là dello spazio fisico si è schierato da subito per mezzo di un comunicato pubblicato sul sito Web contro l’invasione della Russia, partecipando alla sofferenza della nazione e del popolo ucraino, “che ora si trovano in un gigantesco campo di concentramento, simile al carcere illegale di Izolyatsia”, con un chiaro riferimento all’invasione e al conseguente esilio del collettivo da Donetsk.

Il team di Izolyatsia si è anche mobilitato fin da subito sui suoi canali social per supportare gli aiuti alla popolazione ucraina e la salvaguardia dei beni culturali, condividendo iniziative e raccolte fondi attive a livello internazionale nel campo della cultura e delle industrie creative. Più di recente, la storia di Izolab è stata portata alla ribalta dalla FabFoundation, che in un comunicato sul sito e nella newsletter ha riconosciuto al fablab il ruolo di apripista per la diffusione dell’artigianato digitale in Ucraina.

La Fab Foundation ha condannato duramente le operazioni di guerra del governo russo ed espresso solidarietà al popolo ucraino, chiamando a raccolta la comunità dei makers per costituire ancora una volta una rete di mutua solidarietà e supporto umanitario.

Per approfondire:

Francesca Fenaroli



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