ITsArt: il palcoscenico virtuale italiano

Home / Blog / Design / ITsArt: il palcoscenico virtuale italiano19 Marzo 2021ITsArt: il palcoscenico virtuale italiano

A seguito della chiusura di teatri e cinema dovuta alla Pandemia da Covid-19, il mondo dello spettacolo e della cultura è stato sicuramente uno dei settori più duramente colpiti nell’ultimo anno, con le conseguenti perdite e ricadute sui livelli occupazionali. Per tale motivo, il mercato dell’arte ha deciso di sfruttare il digitale per inventare nuove forme di partecipazione.

Teatro come rito sociale

Così, sul web iniziano, ad esempio, le prime sperimentazioni teatrali, spostando online quell’arte tradizionalmente connessa all’ambiente fisico e al contatto diretto con il pubblico. In quest’ottica, il digitale ha il grande pregio di avvicinare il pubblico al teatro in maniera decentrata, perché fa sì che il pubblico stesso possa essere ovunque. Il digitale, in tal senso, potrebbe far aumentare la numerosità degli spettatori producendo nuovi modelli di business.

Nell’intersecarsi sempre più forte e inevitabile tra web e spettacolo non si può non notare che il teatro è la forma d’arte più difficile da smaterializzare, poiché strettamente connesso all’ambiente fisico della sala teatrale. Per quanto, infatti, questo faccia parte del sistema di produzione in cui viviamo, e sia riconosciuto più comunemente come un’industria culturale che ha la possibilità, quindi, di rispondere alle nuove logiche di digitalizzazione, il teatro è prima di tutto un’abitudine, un rito sociale della nostra comunità: un vero e proprio modo trovato dall’uomo per esprimere sé stesso sia individualmente che collettivamente, in cui la mera voce dell’attore o del cantante  –  fruibile quindi anche tramite la visione online  –  non basta, poiché un rito è un evento che riempie il luogo, disegna uno spazio in cui la comunità trova coesione proprio nella possibilità corporea di immedesimarsi.

Ci si chiede, allora, è veramente possibile che il digitale sia capace di trasformare il teatro senza togliergli la dimensione del “qui e ora”? La pandemia ci obbliga a sperimentare nuove forme di spettacolo virtuali, e la sfida sarà quella di integrare le due modalità, cercando di costruire un nuovo patto empatico con lo spettatore.

La piattaforma ITsArt

È in questo contesto che è stata lanciata la nuova piattaforma digitale italiana ITsArt (Italy is art): nuovo palcoscenico virtuale a pagamento, volto a estendere le platee e promuovere nuovi format per il teatro, la musica, il cinema, la danza e ogni forma d’arte.

Voluta dal Ministro del Mibact, Dario Franceschini, la piattaforma è stata pensata per distribuire e commercializzare in Italia e nel mondo i prodotti della cultura. Soprannominata “Netflix della cultura”, ITsArt è stata annunciata dal Ministro dopo che, nell’aprile 2020, il Decreto Rilancio ha dato il via libera al finanziamento di 10 milioni di euro per il progetto della piattaforma pubblica della cultura.

L’idea, inizialmente criticata e derisa sui social network, è stata dimenticata fino a quando, lo scorso 12 gennaio, si è saputo il nome della piattaforma e che a occuparsene sarebbero state Cassa Depositi e Prestiti  – società controllata dal ministero dell’Economia che ha, tra i compiti, quello di investire per conto dello Stato Italiano  – e Chili, azienda milanese fondata nel 2012 da Stefano Parisi, ex candidato sindaco di Milano, che offre un servizio di streaming e permette di noleggiare serie tv e film.

ITsArt per sostenere arte e artisti

La società è stata costituita il 22 dicembre, ed è partecipata al 51% dallo Stato tramite CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e al 49% da Chili. Per accedere al servizio basterà collegarsi al sito ufficiale, ancora in stand-by, che probabilmente diventerà operativo a brevissimo.

I contenuti proposti saranno legati al mondo dell’arte per raccontare il patrimonio culturale italiano e offrirlo al pubblico di tutto il mondo, con aggiunta di film e tour virtuali dei musei. L’obiettivo principale del progetto è, infatti, quello di sostenere il settore delle arti visive con particolare attenzione nei confronti delle realtà minori colpite dall’emergenza Covid-19. In quest’ottica, l’idea sarebbe quella di garantire agli artisti il diritto a metà dell’incasso degli spettacoli in streaming.

Perplessità su ITsArt

L’iniziativa promossa dal ministro Franceschini è stata guardata con sospetto su più fronti: in prima istanza, una delle perplessità in merito al progetto è quella relativa ai finanziamenti. Sembrerebbe infatti che, i 30 milioni di euro stanziati da parte del Mibact e delle due società (CDP e Chili), siano troppo esigui per poter competere con un settore come quello dello streaming.

Inoltre, su Wired.it si mette in luce che la presenza di Chili.tv ha scatenato non poche reazioni e pareri contrari. Principalmente perché Chili è un distributore di contenuti a pagamento, ma soprattutto perché il naturale partner di un’operazione come questa, per alcuni, sarebbe dovuta essere la Rai, servizio pubblico che è riuscito a implementare negli ultimi anni il servizio RayPlay fornendo un contributo importante per la cultura e la DAD.

A tale critica il ministro ha risposto che ITsArt nasce anche con lo scopo di essere uno strumento commerciale per promuovere la cultura italiana all’estero, e che Chili, in tal senso, essendo già presente in altri paesi oltre l’Italia (UK, Austria, Germania e Polonia) è molto più utile.

Allo stesso tempo, però, Chili ha già implementato un sistema di pagamento per ogni singolo contenuto distribuito, con una logica tv on demand, ragion per cui, tra l’altro, il riferimento a Netflix (ItsArt come nuova “Netflix della cultura”) che è basato su abbonamento mensile, è stato considerato errato e fuori luogo.

Arte e Rete

Nonostante le critiche mosse alla piattaforma ITsArt e malgrado le sue debolezze, un’iniziativa del genere pone comunque in luce un discorso più ampio relativo al cambiamento dei modi di fruizione dell’arte.

Quando si pensa a un connubio come quello tra Arte e Rete, si rimane prima di tutto “impigliati” nelle reticenze dovute alle abitudini consolidate in merito al modo di vivere l’arte stessa. Siamo abituati a contemplare le opere d’arte nei musei, nelle gallerie, facendo attenzione alle opinioni degli esperti: la visione tradizionale dell’arte è quella della condivisione, del “consumo collettivo”, proprio perché stimola la socialità, gli incontri e lo scambio.

Nell’era della rete, dunque, l’arte si trasforma: le gallerie diventano vetrine online, da ammirare a distanza, e ciò ne determina anche uno stravolgimento dei criteri per valutare le opere d’arte stesse. Non si valuta più in base a dei criteri tecnici, relativi alla corrente artistica di appartenenza, ma facendo riferimento al proprio piacere e ai propri canoni estetici. Infatti, ad esempio, i quadri che oggi vengono acquistati sono scelti sulla base dello stile della propria casa, seguendo quelle che sono le tendenze del design di interni.

Allo stesso tempo, un cambiamento di paradigma come questo, relativo al mero gusto estetico, non basta a mettere in luce la complessità di un tema come quello della fruizione dell’opera d’arte online, tema che prevede una rivoluzione dei modi in cui la nostra percezione ed emotività vengono stimolate e sollecitate una volta che viene a mancare la dimensione fisica e immersiva dell’esperienza dal vivo.

Insomma, la pandemia ci ha oggi obbligati a sperimentare nuove forme di spettacolo online, facendo sorgere la sfida di riuscire a capire come integrare le due modalità, virtuale e dal vivo, in maniera naturale e migliorativa: come cambierà, allora, la percezione dell’evento una volta online? è davvero possibile sostituire la dimensione fisica dell’esperienza artistica?

 

Approfondimenti

 

cover image credit: The Met (Object: 42479 / Accession: 26.292.47)



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