I piani Industria 4.0 nel mondo

Home / Blog / Focus / I piani Industria 4.0 nel mondo11 Settembre 2020I piani Industria 4.0 nel mondo

Siamo nel pieno di una nuova rivoluzione industriale. La quarta. Dopo il vapore, l’elettricità e l’automazione delle linee di produzione, oggi possiamo riconoscere chiaramente una serie di tecnologie abilitanti che ridefiniscono i modo di produrre beni e servizi. Tecnologie digitali che mettono in connessione tutti i punti attraverso i quali si sviluppa la produzione e ne raccolgono i dati.

Una produzione costantemente monitorata e quindi ottimizzabile al massimo della sua potenzialità. Tutto questo ha molto a che vedere con il concetto di Internet of Things (Internet delle cose), ovvero connettere i macchinari alla rete, facendoli diventare delle “periferiche” che comunicano; ma in ambito produttivo è bene distinguere la versione industriale di questo approccio, utilizzando la sigla IIoT – Industrial Internet of Things.

L’informatizzazione è centrale in questa visione, al punto che questa quarta rivoluzione industriale usa una notazione tipica dell’informatica “4.0”, come si usa con le versioni di rilascio dei software.

Non bisogna però ridurre questo cambiamento epocale ad un solo fatto tecnologico o alla semplice somma di tutte le tecnologie disponibili per raggiungere il massimo dei risultati possibili. Si tratta di scegliere una strategia per far evolvere la propria produzione, un mix di visione, competenze  e quindi di strumenti. È richiesta quindi un’analisi profonda e non si tratta di un cambiamento rapido e i risultati a livello di paese si mostrano nel corso del tempo.

Storia recente dell’Industria 4.0

Il primo Paese a proporre un piano di sviluppo denominato Industry 4.0 è stata la Germania nel 2011. La visione tedesca ha da subito fatto leva sul rinnovamento dei mezzi di produzione, in virtù del peso e del ruolo dell’industria interna, facendo suo il concetto di cyber-physical systems (CPS), ovvero la messa in connessione dei sistemi informatici con gli apparati fisici, cioè appunto i macchinari di produzione.

Nell’ottica della connettività tipica della quarta rivoluzione industriale, i macchinari quindi non vengono visti solo come mezzi potenziati per eseguire una lavorazione, ma diventano “intelligenti”, dotati di sensoristica, indispensabili per interfacciarsi (in input e output) con il mondo esterno. Si prospettava anche la possibilità di autoregolazione dei macchinari durante le lavorazioni, in termini di capacità produttiva e di manutenzione (predittiva), grazie all’osservazione delle variazioni dei dati provenienti dalla produzione.

Negli Stati Uniti si preferisce dare più attenzione al concetto di manifattura, in particolare con le politiche che vanno sotto il nome di Manufacturing USA, una visione con qualche accento patriottico, che ha al centro il lavoro delle persone “del posto”, ma che più in generale mira a riportare in patria molti processi produttivi che in passato sono stati delocalizzati (reshoring, ovvero il contrario della delocalizzazione).

In questa visione più il focus è meno sulle tecnologie (che pure sono centrali e delle quali gli USA sono fortemente dotati) e maggiormente sul sistema di investimenti, la detassazione, lo sviluppo di centri di ricerca, aziende e Università.

Il terzo grande polo dell’economia mondiale è la Cina, che ormai è riduttivo chiamare solo la “la fabbrica del mondo”. Rispetto alla visione 4.0 della quale stiamo parlando, la cornice di riferimento viene definita nel 2015 per i dieci anni a seguire con il piano Made in China 2025. Una visione ambiziosa che prevede di incrementare il numero di robot per operaio da 49 a 350.

Ma una differenza di questo modello rispetto a quelli di Europa e USA è l’intervento “top-down” praticato dal Governo cinese, che interviene decisamente nell’orientare l’azione dei privati, delineando centralmente la direzione produttiva del paese.

L’Italia non può perdere il passo

L’Italia ha una storia importante per quanto riguarda l’industria, ma con una peculiarità nelle dimensioni: le imprese sono medio-piccole (PMI) e spesso a conduzione familiare e tramandate tra generazioni successive. Non si tratta di necessariamente di un problema, ma di una peculiarità, che ci ha portato ad essere la seconda manifattura d’Europa, fino al 2019, per essere poi superata dalla Francia. Portando la prospettiva di un rinnovamento ad essere ancora più urgente.

I governi di questi anni hanno infatti gestito politiche in questa direzione, arrivando a varare un Piano nazionale Industria 4.0 per il periodo 2017-2020, delineando strategie e investimenti. Sono due linee d’azione principali e riguardano investimenti innovativi (in macchinari e tecnologie) e competenze. A queste si aggiunge il ruolo determinante delle infrastrutture abilitanti, ovvero la diffusione capillare della fibra ottica e il 5G.

Le iniziative recenti promosse nella fase pre-Covid fanno parte del percorso denominato Transizione 4.0, ma le politiche stanno rapidamente cambiando alla luce della crisi attuale e del ruolo di propulsore del Governo in economia. Oggi si sta delineando un piano Industria 4.0 Plus che beneficerà delle risorse del Recovery Fund.

Milano, città che continua ad innovare

Milano è la città di riferimento quando si parla di innovazione nel nostro paese, come visione e strategie, ma anche come centri di eccellenza. Ma non è più una città di industrie, almeno non all’interno dei confini amministrativi del comune (un discorso diverso invece meriterebbe l’area della Città Metropolitana). Però è rimasta una città di artigiani, per quanto questo emerga meno nell’immagine solitamente associata alla città.

Il progetto di riferimento a Milano è Manifattura Milano, interessante declinazione del tema 4.0 nel contesto locale alla luce delle sue peculiarità. Il richiamo esplicito è agli artigiani e alle loro botteghe, ma anche alle imprese di piccole dimensioni, dove la cura della produzione e più vicina alla personalizzazione che alla produzione standardizzata. Tutte però caratterizzate da un elemento di tecnologia e di innovatività.

Anche grazie a questa politica sono state supportate attività esistenti e la nascita di nuove (come ad esempio la stessa YATTA!, prima ancora che Manifattura Milano venisse formalizzata) in un fiorire di idee e progetti che ha contribuito a far rinascere Milano negli ultimi anni.

Il Comune di Milano in collaborazione con Assolombarda ha raccolto i dati sull’evoluzione del concetto “4.0” da parte delle imprese del territorio lombardo. Da un confronto tra i dati del 2017 e quelli del 2015 si nota che la percentuale di imprese che integrano produzione e innovazione tecnologica è raddoppiato. Inoltre c’è un aumento percentuale di sei punti tra le aziende con l’intenzione di innovare la propria impresa. Oggi però lo scenario potrebbe mutare profondamente con la crisi dovuta all’emergenza sanitaria.

 

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