
Home / Blog / Design / 26 Febbraio 2021Hito Steyerl e il ruolo dell’immagine nel mondo digitale
Il nuovo corpo digitale
La tecnologia è sempre più in grado di soddisfare i bisogni e le pulsioni dell’uomo elevandoli su un piano astratto (o virtuale) rispetto a quello corporeo, e l’immagine in questo processo svolge un ruolo centrale. Lo sviluppo dell’inter-connettività globale ha dato, infatti, una spinta alla diffusione delle immagini e alla loro capacità – rispetto ad altri strumenti di comunicazione – di interpretare, raccogliere ed essere lo specchio dei nostri tempi.
L’immagine non è solo la fotografia del reale, ma anche la sua costruzione: essa, anche grazie alla sua onnipresenza in rete, ha un potere edificante sul reale, che contribuisce a rendere se stessa sempre più concreta e farsi artefice della costruzione del mondo e dell’uomo stesso. La predominanza della comunicazione visuale, infatti, ha reso l’immagine lo strumento analitico, traduttivo, descrittivo e interpretativo principale della realtà, specie grazie alla capacità che essa ha di comunicare l’emotività del messaggio.
Ciò che si viene a creare all’interno della rete è una proliferazione di informazioni visuali che costituisce il primo effettivo contatto esplorativo fra utenti: la virtualità della comunicazione impone a questi ultimi di creare contenuti visivi che siano filtro della propria personalità. Soprattutto in un passaggio storico come questo, in cui la comunicazione ha un ruolo egemone nella percezione del reale, e dove la moltitudine di narrazioni individuali prende il posto delle grandi ideologie novecentesche, si insinua in noi la voglia di raccontarci all’insegna dell’immagine che costruiamo di noi stessi.
Rapporto tra immagine e realtà: imaginificazione
La capacità di rappresentarci agli occhi degli altri prende oggi dei contorni ben precisi: tale processo viene chiamato imaginificazione, che indica la tendenza della società digitale all’assorbimento dell’immagine in funzione della realtà e alla trasposizione dei nostri tratti distintivi sul piano iconico e simbolico.
Ampliando lo sguardo ci si rende conto di quanto la dimensione visuale stia conquistando un ruolo centrale in molti ambiti del sapere e del fare. Il linguaggio visivo inizia a condizionare in modo sempre più pervasivo le prassi correnti della società, diventando strumento necessario e indispensabile per sollecitare l’attenzione e la comprensione. È nell’atto dell’invenzione – con riferimento alla capacità dell’immagine di “plasmare” l’idea nella mente – che nel pensiero artistico e scientifico questa nasce già formata nei suoi aspetti strutturali.
Hito Steyerl e le poor images
È in questo contesto che appare interessante riflettere intorno alla figura di Hito Steyerl – regista, artista visiva e scrittrice di Monaco Di Baviera – e alla sua definizione di poor image.
Tedesca e di origine giapponese, Steyerl decide di rivalutare e riflettere su quelle immagini, dette povere o cattive, che consistono nell’insieme di selfie sfocati, screenshot con enormi pixel, disastri di Photoshop: tutte quelle immagini di bassa qualità che inondano i nostri schermi, riprodotte e condivise in un ciclo continuo e massivo. Steyerl tiene a dimostrare che queste ultime non vanno criticate perché anch’esse hanno una loro validità, e lo fa in particolare in un suo saggio del 2009 intitolato “In defense of the Poor Image”, in cui l’artista sostiene che quell’insieme di immagini divulgative ci mostrano, piuttosto, “la rarità, l’ovvio e l’incredibile”. È in tal senso che la Steyerl incarna il nuovo paradigma dell’artista: colui che non è più un genio solitario, ma un pensatore connesso a più livelli su varie reti.
Steyler definisce l’immagine povera come una copia in movimento. Quest’ultima mostra l’idea visiva nel suo divenire: le immagini vengono condivise e ri-editate continuamente, in base alle esigenze delle persone, e dalla loro ricreazione è possibile constatare la differenza fra le popolazioni e la maniera in cui un’immagine è intesa culturalmente. Queste immagini in movimento diventano gradualmente il linguaggio primario delle nuove generazioni degli habitat di internet.
La dispersione dell’immagine scadente
Mettere in luce l’aspetto dispersivo delle immagini, secondo cui queste ultime si diffondono e circolano in rete in maniera irregolare rispetto alle immagini di qualità – siano esse le opere d’arte o i contenuti cinematografici – significa anche evidenziare il loro ruolo attivo e interattivo: le poor images sono un linguaggio che permette di riflettere e incidere sul significato: hanno, cioè, un modo proprio di raccontare le informazioni e il loro contesto visivo.
La necessità della dispersione dell’immagine o del video nasce anche dalle esigenze del mercato. Internet e la tecnologia digitale, capaci di risvegliare e rimettere in circolo le immagini ri-editate, sono i mezzi principali utilizzati per far fluire la dispersione dinamica del mercato stesso. È in questa luce che la generazione di immagini scadenti diventa una chiave per rompere e sfidare le immagini “ricche” (high quality), le industrie centralizzate, i poteri della cultura nazionale e gli effetti del copyright. All’interno di quest’ottica, la Steyler sostiene che “le immagini innescano desideri mimetici e fanno sì che le persone vogliano diventare come i prodotti in esse rappresentati. In quest’ottica, l’egemonia si infiltra nella cultura quotidiana e diffonde i suoi valori attraverso la rappresentazione mondana”.
I social media diventano, così, una grande pratica sociale all’interno della quale si fanno i conti con la rinascita di una dittatura – quella del controllo dei post e della limitazione della libertà degli utenti di navigare – e con la consapevolezza della sorveglianza di massa.
Gerarchia dell’immagine
Nell’articolo In defense of the Poor Image Hito suddivide la cattiva immagine sulla base di sei criteri: risoluzione, resurrezione, privatizzazione e pirateria, cinema imperfetto, significato e “come viene vista l’immagine oggi”. L’attenzione viene posta sull’identificazione della posizione di classe e su come l’essere fuori fuoco porti a un valore inferiore. I criteri per definire le immagini scadenti sono, dunque, criteri volti a illustrare una gerarchia dell’immagine. Allo stesso tempo, la possibilità di distribuire più facilmente immagini scadenti consente la partecipazione e il contributo da parte di gruppi di persone molto più ampi: all’interno della rete gli utenti diventano editori, critici, traduttori, e co-autori di immagini povere. Quello che la Steyerl tiene a sostenere è che seppur un’immagine cattiva perde la sua qualità ritrova ricchezza nei suoi significati e nei suoi contenuti.
Saturazione visuale e invisibilità
Alla luce delle riflessioni dell’artista tedesca in merito alla definizione delle poor images, è interessante fare riferimento anche al suo video-tutorial intitolato How Not To Be Seen. Presa coscienza del fatto che il mondo è saturo di stimoli, informazioni e immagini che disorientano, ne deriva che il misto di realtà e finzione che compone il nostro immaginario è sempre più esteso. È in quest’ottica che Hito Steyerl propone l’idea secondo cui bisogna imparare a scomparire da quello che potrebbe essere definito il regime “orwelliano” dell’epoca della visibilità reale e digitale.

Hito Steyerl – How Not To Be Seen
L’opera, dal taglio pure ironico, descrive diversi metodi per imparare a diventare invisibili, e intende l’invisibilità stessa nei suoi lati positivi – l’artista gioca sull’imparare a sfuggire alla sorveglianza generalizzata – ma anche negativi, intesa essa come marginalità ed esclusione. La sua ricerca sull’immagine ha quindi ruolo di sabotaggio: una riappropriazione cosciente del flusso così da non essere travolti da quest’ultimo. Lei parte da tale quesito: si può scappare dai tentacoli del tracciamento digitale, oppure, dovremmo sottometterci ad esso pienamente? Così Steyerl tenta di affrontare ed evocare gli effetti dei progressi incessanti della tecnologia sulla qualità e sull’ubiquità delle immagini.
Anche grazie a riflessioni e procedure artistiche di questo tipo, volte a indagare e analizzare il ruolo delle immagini nella cultura digitale, viene da chiedersi non più se siano esse stesse a bramare un corpo in carne e ossa, nel momento in cui circolano e si diffondono, ma se non siamo proprio noi, in fin dei conti, a volerci liberare dei limiti del mondo fisico per proiettare la nostra corporeità nel mondo della rappresentazione visuale.
Approfondimenti
- The Smart View > Between Aesthetic Fiction and Fragments of Reality
- The New York Times > Hito Steyerl is an artist with power
- Wired > Una società di riconoscimento facciale cancella i dati di un cittadino europeo
cover image credit: The Met (Object: 7943 / Accession: 40.13.1a, b)
