Città progettate per tutti

Home / Blog / Design / Città progettate per tutti4 Marzo 2022Città progettate per tutti

Le città dovrebbero essere progettate per tutti, poiché l’ambiente in cui viviamo influisce sulla qualità della nostra vita. Invece le città sono progettate dagli uomini, per gli uomini. Questo causa dei disagi importanti per la qualità della vita delle donne e delle minoranze.
Per avere un’idea della minore considerazione riservata alle donne all’interno delle città, anche italiane, basta ricordare il recente dibattito riguardante le statue. Solo nel 2021, la città di Milano ha dedicato la prima statua ad una donna: Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Il fatto stesso che fino a due anni fa non ne fosse presente nemmeno una è molto significato, ma la riflessione è arrivata fino al Comune. Gli esponenti milanesi dell’organizzazione per i diritti umani EveryOne Group hanno lanciato un appello chiedendo una maggiore rappresentazione femminile, proponendo anche di titolare più strade alle donne storiche di Milano.

Discriminazione nelle città moderne

L’esclusione di alcune fasce di popolazione deriva da un’estromissione che è sempre esistita nell’era moderna. Da questa impostazione maschilista derivano ancora oggi delle scelte di pianificazione urbana che si rivelano essere limitanti nei confronti delle persone di sesso femminile. Dalla minore presenza femminile e delle minoranze ai vertici aziendali – anche nella pianificazione urbanistica – all’esclusione dai processi decisionali in merito; è chiaro che le opportunità non sono ancora uguali per tutti. Quella del genere infatti non è l’unica discriminazione che viene sottolineata e perpetrata dalla struttura delle città moderne. Anche i diritti delle minoranze di genere, sessuali, etniche, e delle fasce più fragili non sono rappresentati adeguatamente. Le città quindi sono comode e sicure soprattutto per uomini bianchi, cisgender, eterosessuali, abili.

Spesso architetti e pianificatori urbani non sono consapevoli dell’importanza di attuare strategie inclusive. Per questo oggi la pianificazione non viene affidata solo a queste figure, ma anche ad esperti di scienze sociali, ambientali, comportamentali. In questo modo le città potranno cambiare seguendo l’ottica pluralistica del gender mainstreaming, che consiste nel valutare come ogni azione viene percepita e ha effetto su uomini e donne.

Aree critiche

Esistono diverse aree della pianificazione urbana in cui la disuguaglianza emerge:

  • Accesso. La possibilità di fruire dei servizi pubblici. Tra questi, ad esempio, i bagni pubblici presentano tante problematiche da risolvere; soprattutto per quanto riguarda sicurezza ed igiene.
  • Mobilità. Muoversi in città in modo sicuro e comodo. Spesso nella pianificazione della mobilità vengono considerati solo i pendolari o i lavoratori che fanno orario d’ufficio. In questo modo moltissimi spostamenti che non hanno a che vedere con il lavoro non vengono rappresentati e facilitati, nonostante siano frequenti e imprescindibili. La mobilità dovrebbe essere garantita a tutti i mezzi di trasporto e per i pedoni, e dovrebbe essere incoraggiato un minore utilizzo dell’automobile privata.
  • Sicurezza. Essere liberi dal pericolo reale e percepito, nella sfera pubblica e privata. Tristemente noto è il percorso del ddl Zan, che nonostante non facesse parte di una pianificazione urbana, era un provvedimento che avrebbe portato ad una maggiore sicurezza.
    Sempre per quanto riguarda la tutela della sicurezza, in questo caso delle donne, nel dicembre 2021 il sito Change.org è stato veicolo di una petizione per chiedere a Trenord di dedicare una carrozza in ogni treno alle viaggiatrici. Questo perché accade spesso che le donne che viaggiano da sole subiscano molestie. In altri paesi esistono già vagoni dedicati, e la petizione ha avuto molto successo, ma la realtà dei fatti è che questa non è un’idea risolutiva. Già il programma Pink Transportation attuato in Messico con le stesse finalità si è rivelato fallimentare nel 2013. Separare le donne dagli uomini è una forma di ghettizzazione, più che di protezione – come fa notare Laura Boldrini in un tweet. La via per la sicurezza dovrebbe passare per prima cosa attraverso l’educazione.
  • Salute. Il coinvolgimento e l’inclusione sono fondamentali per avere una popolazione con uno stile di vita privo di rischi per la salute – fisica e mentale.
  • Resistenza climatica. Far fronte agli effetti del riscaldamento climatico.

Una pianificazione inclusiva

Alcune organizzazioni stanno cercando di operare dei miglioramenti. Tra queste c’è World Bank, partenariato a livello globale che si occupa di promuovere l’uguaglianza e la sostenibilità. A questo scopo è stato dedicato, nel 2020, un manuale per la pianificazione urbana inclusiva, che deve avere come obiettivo quello di dare voce a chi è normalmente escluso dal processo decisionale – aumentandone l’influenza, prevedendo un approccio a 360°, promuovendo il rapporto cittadino-città.
All’interno delle amministrazioni cittadine, può capitare che questi obiettivi diventino occasione di diversity washing, e che la parità di rappresentazione diventi solo il modo di spuntare la casella di una lista, senza altre conseguenze.

Città che si muovono nella giusta direzione

Una delle città attualmente più sensibili alle questioni di genere è Vienna. Fin dalla fine del secolo scorso la capitale austriaca ha promosso un’architettura inclusiva, creando una women’s unit all’interno dell’amministrazione cittadina. Il progetto era ambizioso per i tempi, poiché selezionare esclusivamente architetti di sesso femminile voleva dire restringere di molto il campo. Questo gruppo ha avanzato diverse proposte per un progetto di social housing in atto in quegli anni, con un occhio di riguardo verso la quotidianità delle donne.

Negli anni successivi, la pianificazione inclusiva della città ha fatto altri passi avanti. Ad esempio sono emerse delle linee guida per la pianificazione delle aree verdi, che vengono seguite tuttora. L’obiettivo era quello di renderle sicure per le adolescenti, che dopo una certa età smettevano di frequentare i parchi poiché non si sentivano più al sicuro. I provvedimenti sono stati selezionati attraverso lo studio delle motivazioni che spingevano le ragazze ad abbandonare determinati luoghi. Così ora troviamo percorsi pedonali strutturati, ed un’illuminazione adeguata. Partendo da questo progetto, tutta l’urbanistica viennese ne è stata influenzata. Presto è comparsa sui mezzi di trasporto una segnaletica che include l’invito a cedere il posto a padri con bambini piccoli e non solo alle madri, le strade sono diventate più accessibili a passeggini e sedie a rotelle.

Anche l’amministrazione di Parigi ha cercato un modo per sensibilizzare i cittadini all’inclusività. Nel 2016 è stata pubblicata una guida sul rapporto tra genere e spazio pubblico, che promuove delle “passeggiate esplorative” per individuare elementi che fanno sentire le donne più sicure, in modo da poterli replicare.

In America Latina, l’area più urbanizzata al mondo, un esempio di pianificazione inclusiva è rappresentato dal quartiere argentino di La Favorita (Mendoza). All’interno di questa zona si trova Aliar Square, uno spazio pubblico che nel 2018 è stato al centro di un progetto di riqualificazione. La comunità stessa ha contribuito a ri-progettare la piazza, con soluzioni concrete per migliorare sicurezza, accesso, mobilità. Nei prossimi anni questo processo dovrebbe essere portato a compimento.

Per approfondire:

cover image credit: The Met (Accession number: )

Chiara Giulia Stoppa



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