Arte digitale e blockchain: l’era della crypto art

Home / Blog / Design / Arte digitale e blockchain: l’era della crypto art30 Luglio 2021Arte digitale e blockchain: l’era della crypto art

Parliamo di crypto art e del suo stretto rapporto con la tecnologia blockchain, di cui abbiamo già visto le principali caratteristiche nell’articolo sui bitcoin.

Cos’è la crypto art

Innanzitutto, la crypto art è arte digitale, certificata e venduta tramite blockchain. Essa è slegata dal concetto di materia e di tangibilità di un’opera. La crypto art, infatti, si riferisce a un nuovo modo di interpretare il mercato dell’arte, e sembra essersi perfettamente adattata alla nascita e alla circolazione delle criptovalute.

Una volta realizzata un’opera d’arte digitale, il lavoro viene registrato sulla blockchain attraverso i Non-Fungible Tokens (NFT). Gli NFT sono dei certificati di attendibilità digitale che attestano l’origine dell’opera e la rendono commerciabile senza alcun bisogno di intermediari. In pratica, grazie agli NFT è possibile tracciare tutto il percorso di un’opera, dalla prima vendita alle successive, avendo sempre sotto traccia la proprietà e il valore della stessa.

Questi token rappresentano una sorta di passaporto dell’opera d’arte: ogni acquisto viene registrato e passa da un portafoglio di un collezionista a un altro attraverso uno smart contract, che ne protegge l’autenticità e ne conserva la provenienza tramite la blockchain.

L’immaterialità delle opere

La prima grande differenza tra arte digitale e arte tradizionale è rappresentata dall’immaterialità delle opere. Gli artisti digitali possono sfruttare la rete per arrivare al grande pubblico e provare a farsi conoscere. Così, il mondo della digital art è coerente con la disintermediazione che viviamo ogni giorno.

Le principali case d’asta sembrano interessate ad approfondire i meccanismi della crypto art. Christie’s, ad esempio, ha battuto quest’anno l’opera “Everydays: the first 5000 days”, realizzata da Beeple, per 69 milioni di dollari. Per la prima volta, una delle maggiori case d’asta del mondo ha venduto un’opera totalmente digitale e univoca – per gli NFT – e ha accettato anche pagamenti in criptovaluta.

La proprietà digitale e le nuove generazioni

Con l’avvento dell’arte digitale anche il concetto di possesso cambia i suoi connotati e si traduce in proprietà digitale. Questo può dimostrare anche lo scarto generazionale tra i potenziali acquirenti di opere d’arte: se, da un lato, le opere d’arte “materiali” continuano a interessare la maggior parte degli amanti dell’arte e dei collezionisti “classici”, dall’altro, un numero sempre più elevato di persone si sta avvicinando alla digital art.

Come dimostrano le statistiche sugli utenti collegati alla già menzionata asta di Christie’s, sono le nuove generazioni a trainare il neonato mercato della crypto art. Infatti, il 6% dei partecipanti apparteneva alla Generazione Z (1997-2012), il 58% a quella dei Millenial (1981-1996), il 33% alla Generazione X (1965-1980) e solo il 3% era composto da Baby Boomer (1946-1964). Un altro dato interessante è quello relativo al rapporto tra partecipanti all’asta e mondo dell’arte in generale: il 91% degli offerenti non aveva mai partecipato a un’asta di Christie’s. Ciò attesta un enorme interessamento delle nuove generazioni alla crypto art.

La velocità dello scambio di opere tra i soggetti interessati rappresenta un’altra notevole differenza con il mondo dell’arte tradizionale. Lo sfruttamento della blockchain rende possibili compravendite istantanee da ogni parte del mondo. Inoltre, le opere digitali certificate dagli NFT sono sostanzialmente eterne, non possono subire manomissioni o contraffazioni. La proprietà intellettuale delle opere è sempre contenuta nel codice sorgente realizzato dall’autore, che viene poi passato al compratore anonimo.

Il valore delle opere d’arte digitali

Un’altra differenza sostanziale tra arte digitale e arte tradizionale riguarda il valore delle opere. Per quanto riguarda la digital art, questo valore si lega spesso alla volatilità delle criptovalute e può aprirsi a una corsa speculativa senza pari. Molti commentatori delle nuove correnti artistiche condannano proprio questo aspetto. Senza la mediazione di galleristi e critici, il valore delle opere d’arte sembra essere totalmente arbitrario e privo di leggi di mercato.

In realtà, queste critiche sono solo parzialmente vere: per quanto possano esistere gallerie digitali accessibili ad ogni tipo di contenuto – come OpenSea – il ruolo dell’artista e la sua fama restano fondamentali. Diventare artisti quotati, magari sfruttando i social media per ingaggiare seguaci, può garantire un posto nelle gallerie d’arte digitali riconosciute.

Il collezionismo di oggi

Prendiamo il caso di Pablo Rodriguez-Fraile, un collezionista d’arte che, nell’ottobre del 2020, ha comprato per 67mila dollari l’opera digitale “Crossroads”, realizzata da Beeple. Questo prodotto artistico è un video di dieci secondi che vede l’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sconfitto a terra e sommerso da slogan. Pochi mesi dopo, il collezionista venticinquenne l’ha rivenduta per 6,6 milioni di dollari. Il valore dell’opera è centuplicato, e tutto grazie alla garanzia degli NFT e alla tecnologia blockchain.

L’opera è infatti ben visibile gratuitamente online, ma questo aspetto non è distante dall’arte tradizionale e non ne contraddice l’acquisto. Tutti possiamo ammirare la Gioconda a Parigi – peraltro gratuitamente per gli under 26 – ma solo il Museo del Louvre ne possiede la copia originale. Una foto della Gioconda o una sua riproduzione hanno un valore irrisorio se confrontati con il dipinto autentico. Nel caso della crypto art, l’opera originale è immateriale tanto quanto le sue riproduzioni, ma il suo possesso resta reale e il valore unico.

La convergenza tra tradizione e digitale

Oltre alle differenze tra il digitale e il tradizionale, il mondo dell’arte sta vivendo una grande convergenza tra forme di intrattenimento passate e future. La pandemia ha portato molti musei a un decisivo avvicinamento al mondo digitale.

Secondo le indagini condotte dall’Osservatorio Innovazione digitale nei beni e attività culturali della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020, l’80% dei musei italiani ha offerto almeno un contenuto online. In generale, il settore della cultura ha esplorato molto di più il digitale, offrendo laboratori, attività didattiche, visite guidate e podcast sui contenuti museali.

Alcuni musei italiani hanno anche reso fruibili le proprie collezioni online e hanno potenziato la propria presenza su Internet, sia tramite sito web, sia tramite social network. Oggi, il 95% dei musei italiani ha un sito web e l’83% un account ufficiale sui social. Inoltre, sono sempre di più le realtà che permettono di acquistare online i propri biglietti (la presenza di marketplace per l’acquisto di biglietti è aumentata dal 23% al 39%).

Seguendo la crypto art, tutto il comparto artistico e culturale si può avvicinare a un pubblico più giovane, abituato a una fruizione diversa dei contenuti, e sicuramente più rapida rispetto al passato.

Crypto art: speculazione o opportunità

In conclusione, la crypto art è qualcosa di più di una semplice corrente artistica che ha come protagonisti l’Intelligenza Artificiale o nuove forme di rappresentazioni digitali. Rappresenta un passaggio graduale verso un mondo più digitalizzato, coerente con i cambiamenti che stiamo vivendo ogni giorno.

I pregiudizi nei confronti di queste nuove forme tecnologiche si fondano sulla speculazione che vi gira attorno. Basti pensare che a novembre 2020 le vendite di NFT corrispondevano a circa 1,5 milioni di dollari, mentre a marzo 2021 avevano già superato i 120 milioni. Non tutti, all’interno di queste cifre, sono collezionisti d’arte. Molti vedono facili guadagni e alimentano la bolla speculativa che sembra sommergere ogni nuova tecnologia. Sembra di assistere al fenomeno di fear of missing out, ovvero la paura di perdere l’occasione e la volontà di non rischiare di restare fuori da una speculazione.

Come ci insegnano i primi anni duemila, dietro all’esplosione delle dot com vi era un certo livello speculativo, che, però, non ha interrotto la nascita e lo sviluppo dei conglomerati oggi dominanti. Perciò, non ha senso ridurre tutto il mercato degli NFT a una semplice bolla, ma occorre viceversa provare a intercettare gli sviluppi futuri, facendosi trovare pronti a ogni evenienza.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: The Met (Object: 42268 / Accession: 1996.471)

Raimondo M. Cataldo



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