Innovation Manager, che bisogno ne abbiamo?

Home / Blog / Work / Innovation Manager, che bisogno ne abbiamo?4 Febbraio 2021Innovation Manager, che bisogno ne abbiamo?

Nel luglio del 2019, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato un Decreto con il quale stabiliva i termini e le modalità di presentazione delle domande di iscrizione nell’apposito elenco dei manager qualificati e delle società di consulenza. A partire da quell’esatto momento, ha cominciato ad essere sempre più frequente, nel linguaggio comune del mondo lavorativo, il termine di “Innovation Manager”, così come indicato anche con l’hashtag del Ministero stesso sul proprio sito. Il segnale lanciato dal Ministero dello Sviluppo Economico è quello di dare  continuità a quanto già indicato nel 2018, con il progetto Piano nazionale Industria 4.0, come risposta italiana allo sviluppo economico e tecnologico in tutto il mondo.

L’Innovation Manager è il professionista che opera nel campo della consulenza per le piccole e medie imprese e le accompagna nella loro crescita in ambito digitale. Il suo obiettivo è quello di spingere le aziende ad investire nella tecnologia, a proiettarle nel mondo dell’innovazione non solo con i giusti strumenti, ma anche formando il personale dell’azienda stessa, al fine di migliorarne le performance e rendere più raggiungibili i maggiori obiettivi di business. Per favorire la collaborazione tra Innovation Manager e imprese, lo stesso MiSE ha disposto, con la legge di bilancio dello stesso anno, una cifra di 75 milioni di euro (25 milioni di euro all’anno per il 2019, 2020 e il 2021) destinate, grazie a dei voucher, alle imprese che ne avessero fatto richiesta per assumere l’Innovation Manager.

LE COMPETENZE

Emergono spontanei i dubbi sulle procedure di selezione, sulla loro trasparenza e sulla non riapertura dell’albo. Tali dubbi si ripercuotono anche sia sugli obiettivi concreti, che sulle competenze che questa figura deve possedere per iscriversi all’albo dei manager qualificati. Innanzitutto, secondo una ricerca compiuta da Osservatori Digitali, l’Innovation Manager è un:

  • esploratore, ovvero quello che si occupa di selezionare i collaboratori, che coglie le opportunità di mercato per l’azienda attraverso un’attenta attività di ricerca, che crea una proiezione dei trend sociali e di mercato, che pone la lente di ingrandimento sui concorrenti e che immerge l’azienda nel contesto del mercato di riferimento;
  • evangelista dell’innovazione, ovvero colui che introduce le nuove tecnologie in azienda e che favorisce la metamorfosi culturale del personale;
  • abilitatore, cioè tiene rapporti con tutte le parti dell’azienda e collabora a stretto contatto con i Project Manager.

Un innovatore al quale, insomma, non devono mancare competenze scientifiche e digitali, ma che deve anche possedere soft skills quali leadership, problem solving, padronanza di più lingue, capacità di affrontare le sfide, capacità di generare e sviluppare nuove idee, project management. Per raggiungere i suoi obiettivi, l’Innovation Manager necessita di grandi competenze in materie tecniche (elettronica e informatica su tutte), ma questo non esclude un background di diverso tipo.

Ivan Ortensi, autore del libro Innovation Manager, in un’intervista riportata su Digital Innovation Hub Lombardia, ha dichiarato che “possiamo definire il ruolo dell’Innovation Manager come il regista dell’innovazione in azienda, il cui ruolo parte proprio dal disegnare il perimetro dell’innovazione nell’azienda stessa, visto che il concetto stesso di innovazione è associato a molte differenti interpretazioni con finalità diverse. Questo perimetro è il campo di gioco dell’Innovation Manager, nel quale egli opera con una struttura dedicata, organizzata per un impegno sistematico, strutturato e reiterato nel tempo utilizzando gli strumenti propri dell’innovazione e delle metodologie ad essa dedicate. Il suo principale obiettivo – continua Ortensi – è quello discutere e mettere in discussione la “struttura” dell’azienda che spesso si trasforma in paradigma e diventa limite allo sviluppo delle idee e dell’innovazione. Se questo è il suo ruolo, l’Innovation manager deve avere caratteristiche di grande apertura mentale, capace di diffondere conoscenza e di far circolare le idee, di fungere da stimolo e da incoraggiatore, senza mai appropriarsi delle idee altrui, ma anzi riconoscendone il valore e la paternità in ogni occasione”.

LA FORMAZIONE

Sotto il profilo della formazione, l’Innovation Manager può provenire da differenti ambiti. È di certo più gettonato l’ICT (Information and Communication Technologies), visto che l’innovazione digitale è il fine ultimo delle sue mansioni. Con alle spalle un percorso di questo tipo, egli è in grado di ricercare le soluzioni più adatte al contesto aziendale in cui si trova. Tuttavia, la figura dell’Innovation Manager può provenire anche dalla consulenza, dal marketing o dalla comunicazione, ovvero da ambiti aziendali che hanno un ruolo determinante nel processo di innovazione e delle relazioni pubbliche.

Se almeno gli obiettivi appaiono piuttosto chiari, così come i compiti necessari per portarli a compimento, qualche dubbio rimane sulla questione della formazione. Di certo, l’Innovation Manager possiede una Laurea Magistrale, anche se non in uno specifico ambito. Nel mercato del lavoro, una figura specializzata nelle ICT ha un background formativo ben diverso rispetto a chi è specializzato in Marketing e Comunicazione. Eppure, in questo caso, l’Innovation Manager sembra non necessitare di troppa specializzazione. Anche se, in concreto, la formazione di questa figura è eterogenea, lo stesso bando per l’iscrizione all’albo continua indica in maniera più chiara i requisiti necessari per accedervi. Sempre secondo quanto indicato dal MiSE, possono presentare domanda di iscrizione le persone fisiche che possiedano almeno uno dei seguenti punti:

  • essere in possesso di un dottorato di ricerca in settori relativi ad una delle seguenti aree scientifico-disciplinari: 01-Scienze matematiche e informatiche; 02-Scienze fisiche; 03-Scienze Chimiche; 05-Scienze Biologiche; 09-Ingegneria industriale e dell’informazione; 13-Scienze economiche e statistiche;
  • aver conseguito un master universitario di secondo livello in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla precedente voce, nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 1 anno, presso imprese negli ambiti di applicazione delle tecnologie abilitanti impresa 4.0;
  • essere in possesso di laurea magistrale in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla prima voce, nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 3 anni, presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0;
  • aver svolto in modo documentabile, per almeno 7 anni, incarichi presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0.
  • Possono, infine, presentare domanda di iscrizione all’elenco le società operanti nei settori della consulenza, i centri di trasferimento tecnologico in ambito Industria 4.0, i centri di competenza ad alta specializzazione e gli incubatori certificati di start-up innovative.

Appare più chiaro, quindi, che il bando accoglie tutti coloro che provengono da un percorso relativo a materie che oggi siamo soliti ricondurre all’ambito delle cosiddette STEM. In ogni caso, ancor più che il titolo di studio, sembra che sia proprio l’esperienza sul campo a qualificare l’Innovation Manager, proprio per la sua conoscenza a 360° della realtà sociale, economica e tecnologica che circonda le aziende.

In questo periodo storico, colpito dalla pandemia Covid-19, risulta inoltre più appropriato che mai iniziare un progetto di innovazione tecnologica all’interno dell’asset aziendale. Il progetto transizione 4.0, voluto fortemente dal Ministero dello Sviluppo Economico, diventa una necessità se pensiamo che nel 2020 l’82% delle imprese con almeno 10 addetti non adotta più di 6 tecnologie tra le 12 considerate dall’indicatore europeo di digitalizzazione (nel Mezzogiorno 87,1%), secondo quanto pubblicato dall’ISTAT. Tali dati vanno rapportati ad una realtà che vede cambiare costantemente e velocemente le abitudini delle persone. Dall’inizio del 2020, ad esempio, si acquista molto più online e, se l’auspicio è di vedere ridotto il digital divide, sappiamo bene che le contingenze derivate dalla pandemia hanno costretto tantissimi individui a dotarsi di qualche device per continuare lo studio o il lavoro. La tecnologia è destinata a pervadere sempre di più la nostra quotidianità e le aziende devono tenerne conto. L’Innovation Manager, quindi, continua ad essere, alla fine del triennio previsto dal MiSE, una delle figure più ricercate dalle aziende proprio per questa ragione.



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