NoLo: Storia, Cambiamento e Scoperta

Home / Blog / Design / NoLo: Storia, Cambiamento e Scoperta6 Novembre 2020NoLo: Storia, Cambiamento e Scoperta

NoLo, il quartiere che si sviluppa a Nord di piazzale Loreto, nella zona nord-est di Milano, negli ultimi anni sta attirando l’attenzione dei media per la sua forte carica innovativa e il suo processo di rigenerazione urbana. Collocato tra via Padova e viale Monza, è racchiuso dai binari della stazione Centrale a ovest. E per alcuni si estende fino al naviglio della Martesana a Nord, anche se non e facile definire i confini di un quartiere che si sta espandendo in maniera spontanea.

La storia del quartiere

Il quartiere storicamente comincia il suo sviluppo seguendo le due arterie principali che si diramano dal grande slargo di piazzale Loreto: le già citate via Padova e viale Monza, quest’ultima costruita nel 1825 per creare un collegamento quanto più diretto tra Milano e la città di Monza. Originariamente viale Monza si presentava con una veste ben diversa dall’area urbanizzata di oggi. Era delimitata da filari di platani, interrotti da rondò. Allo stato attuale gli unici platani rimasti dell’assetto precedente si trovano nella zona di Sesto San Giovanni.

Sia la posizione strategica di collegamento con Monza, che la vicinanza alle fabbriche della produttiva Sesto San Giovanni, come quella della Campari, alimentavano la crescita demografica dell’area, dando vita ai primi nuclei di abitazioni di quello che sarebbe diventato il quartiere attuale. Attorno agli anni ‘60 e in seguito all’ampliamento dei confini della città di Milano, l’area subisce una grande trasformazione: vengono costruite molte abitazioni di edilizia popolare che avrebbero ospitato il grande flusso migratorio prima dall’Est Italia e poi dal Sud. Si inizia quindi a creare un grande quartiere operaio abitato prevalentemente da cittadini del sud Italia alla ricerca di lavoro.

Viale Monza dagli anni 80 dell'800 agli anni 50 del 900

A sinistra Viale Monza nel 1870, a destra Viale Monza negli anni 50

Negli ultimi venti anni a questo substrato di migrazione interna si è sovrapposto quello dell’immigrazione da altri paesi, tipicamente extra-europei. Molte comunità di diverse provenienze si sono posizionate nel quartiere, creando una sorta di melting-pot di culture e usanze che oggi è diventata una delle caratteristiche salienti di NoLo.

Il nome

Fino al 2013 il quartiere non aveva un nome preciso, poi è stato coniato il nome “NoLo”, con un riferimento iniziale alle sole vie intorno alle fermate della metro Pasteur e Rovereto. In una celebre intervista al Sole24ore Francesco Cavalli, già residente nell’area e designer, racconta della sera in cui è nato il nome, quasi per gioco: “Ero al Brooklyn Social Bar [a New York] con Luisa Milani e Walter Molteni, grafici dello studio La Tigre, scherzando tra un bicchiere e l’altro sulla possibilità di creare un brand di quartiere, un contenitore adatto alla trasformazione. A conti fatti s’è rivelata un’operazione di branding a costo zero, realizzata con il passaparola: abbiamo cominciato a usare questo nome, che ha preso a circolare”. Nemmeno gli inventori del nome però si sarebbero mai aspettati un tale successo. I designer hanno preso ispirazione dalla nomenclatura del famoso quartiere di New York, SoHo, che sta per South Houston Street, facendo diventare la zona di Nord Loreto, NoLo. Dal 2019, il nome viene utilizzato ufficialmente dall’amministrazione milanese.

Inizio della rigenerazione

Negli ultimi dieci anni, il quartiere di NoLo ha subito una profonda rigenerazione urbana cominciata grazie all’attivismo dei suoi abitanti. Attraverso alcuni gruppi Facebook, come NoLo Social District, la comunità di NoLo si è organizzata e ha intrapreso un percorso di trasformazione, portato avanti soprattutto da giovani creativi attratti a NoLo dagli affitti più bassi e dall’atmosfera vivace.

Tutte le iniziative dal basso che si sono succedute negli ultimi anni hanno incontrato il favore dell’amministrazione comunale, che si è resa conto del potenziale rigenerativo che si stava esprimendo e si è attivata per riconoscere gli interventi messi in atto e per trovare forme per sostenere quelli nuovi. Si è venuta a creare una sinergia estremamente significativa, in particolare dalla giunta Pisapia in poi, tra la cittadinanza locale e l’amministrazione. Un rapporto che attivando energie e risorse a varie scale e dimensioni (cittadino-normativo-amministrativo, locale-sociale-”dal basso”) si è dimostrato la carta vincente per rivalutare concretamente tutta la zona.

All’interno dell’ambito della rigenerazione urbana, spesso si tende a confrontare la zona di Isola, sempre nel quadrante nord della città, e quella di NoLo. Anche la zona di Isola ha subito un rinnovamento totale, al punto tale da far perdere il senso e l’identità originaria di quell’area. Se un tempo Isola era un quartiere popolare, con case di ringhiera che si alternavano a poche residenze borghesi, oggi è un quartiere di tendenza, in cui lentamente rischiano di scomparire le tracce del suo passato e del sostrato culturale operaio. In altri termini, Isola è stata gentrificata. In una stessa linea di sviluppo, anche NoLo sembra seguire l’evoluzione di Isola, ma trovandosi in uno stadio precedente. Molti sperano che le diverse iniziative promosse dal basso siano la vera chiave per mantenere il quartiere dinamico e aperto, senza rincorrere un rinnovamento costante che lo porti a snaturarsi.

Urbanismo Tattico

Gli interventi principali a NoLo si sono concentrati soprattutto nella creazione di zone e momenti di aggregazione che hanno dato vita anche a sperimentazioni interessanti, come quelle che vanno sotto il nome di urbanismo tattico. L’urbanismo tattico è un motore di rigenerazione urbana basato sull’idea che per restituire -almeno simbolicamente- uno spazio alla cittadinanza serva poco tempo, un budget relativamente basso e una buona partecipazione popolare. Infatti, questo tipo di percorsi/progetti legati alla dimensione del quartiere sono discussi attivamente con la cittadinanza e sono realizzati temporaneamente per verificare nei mesi successivi l’effettiva funzionalità.

Il modello di questo nuovo approccio all’urbanistica è quello messo in atto a Barcellona. Salvador Rueda, urbanista e psicologo, ha immaginato una Barcellona molto più pedonale e a misura d’uomo. La soluzione da lui progettata è semplice ed efficace: creare all’interno dei reticoli delle vie di Barcellona delle grandi zone pedonali delimitate da fioriere, spartitraffico e panchine, dette “superilles” o anche superblocchi. Questo tipo di interventi, oltre a creare degli spazi per le persone e sicuri per i bambini, si svolge con una certa velocità e con l’impiego di strumenti poco costosi.

modello di superilla a Barcellona

A Milano, e a NoLo in particolare, questo tipo di urbanistica ha portato buoni risultati anche per la forte partecipazione della comunità. L’architetto Matteo Dondè sostiene che i mircointerventi di rigenerazione urbana assumono un valore e una consapevolezza maggiore quando la comunità della zona è coinvolta. Questo, infatti, è quello che è successo a NoLo con la creazione di una Zona 30 dal basso, creata su spinta dei cittadini e con il successivo favore delle istituzioni. Queste operazioni di recupero di alcune strade strategiche per la viabilità prevedono oltre all’abbassamento del limite di velocità a 30 km/h anche un restringimento della carreggiata per mettere in sicurezza pedoni e ciclisti. Le macchine sono costrette a diminuire la velocità di circolazione e la porzione di carreggiata che era loro destinata viene trasformata in una pista ciclabile. L’obiettivo è sempre quello specifico dell’urbanismo tattico: restituire la strada ai cittadini e toglierla alle automobili per una reale condivisione dello spazio da tutti i suoi attori.

YATTA e la sperimentazione didattica a NoLo

Anche YATTA si è attivata sul territorio di NoLo con un progetto svolto al CIA Manzoni, situato in via Grazia Deledda a pochi passi da piazzale Loreto. Il Civico Centro di Istruzione per l’Adulto e l’Adolescente (CIA) “A. Manzoni”, gestito dal comune di Milano, offre la possibilità di seguire percorsi di studio flessibili a seconda delle necessità degli studenti, anche con iter abbreviato. Gli studenti, sia adulti che adolescenti, possono rientrare nel circuito scolastico riprendendo il proprio percorso di studi.

Il percorso proposto da YATTA ha l’obiettivo di far riscoprire il quartiere ai ragazzi dell’istituto, nell’ottica di una formazione attiva. Il progetto dal nome significativo “La città ideale” spinge i ragazzi ad interrogarsi direttamente sul senso del territorio che li circonda e immaginarsi una riqualificazione delle aree degradate della zona. Molti di loro conoscono NoLo solo come sede del loro istituto e non come il quartiere rigenerato che abbiamo delineato sopra. “La città ideale” si fonda su un percorso formativo di tipo esperienziale e che, attraverso un uso attivo della tecnologia, permette l’esplorazione del quartiere e la progettazione di un intervento di rigenerazione.

Dopo la lettura di una serie di articoli sulla zona, gli studenti individuano le zone degradate del quartiere e ipotizzano una serie di interventi che possano migliorare il quartiere. I ragazzi riconoscono il luogo della rigenerazione sulla mappa di NoLo e poi progettano la riqualificazione: parco, centro di aggregazione, spazio per la socialità. Infine, l’intervento viene simulato attraverso un rendering in 3D che possa mettere a confronto lo spazio prima e dopo la rigenerazione.

 

Per approfondire

 

cover image credit: The Met (Obj:73172 // Accession: 2006.72)



Copyright © Yatta! 2020. All rights reserved.

SEGUICI SU

YATTA!
viale Pasubio, 14
20154 - Milano
02 87075740

condividi