NoLo rigenerata: i luoghi, le persone ed i valori

Home / Blog / Design / NoLo rigenerata: i luoghi, le persone ed i valori13 Novembre 2020NoLo rigenerata: i luoghi, le persone ed i valori

NoLo, il quartiere di Milano a Nord di piazzale Loreto, negli ultimi anni ha intrapreso un programma di rigenerazione urbana, grazie alla forte spinta dalla sua comunità di abitanti.

Durante il suo sviluppo, il quartiere ha spesso cambiato conformazione: da zona non urbanizzata di passaggio tra Milano e Monza, attorno agli anni 50 è diventato un quartiere operaio, meta di immigrazione dal Sud Italia. Oggi, invece, è una zona alla moda e di tendenza, abitata da creativi e artisti, e da una moltitudine di famiglie di immigrazione extra-europea. A ridefinire il volto odierno del quartiere sono stati proprio gli artisti e i creativi che hanno inventato il nome “NoLo”, su modello di SoHo a New York. “NoLo”, da esperimento ironico, è diventato un brand di quartiere, sviluppato a costo zero, che racchiude in sé valori e prospettive per la zona: l’apertura, la sperimentazione, la creazione di un tessuto sociale solidale e attivo. Non si vuole offrire un giudizio definitivo sul processo di rigenerazione del quartiere, quanto piuttosto metterne in luce sia gli aspetti positivi che quelli negativi.

In un articolo precedente del blog di YATTA abbiamo trattato più nello specifico la storia di NoLo, di seguito riportiamo solo alcuni esempi tra i molti interventi di riqualificazione che riteniamo significativi per comprendere lo spirito e l’evoluzione del quartiere – e dell’etichetta – di NoLo.

Il Parco Trotter

Il Parco Trotter è uno dei luoghi più importanti del quartiere e della sua rigenerazione. Si trova tra Viale Monza e Via Padova ed è frequentato dell’intero spettro dei nolers: famiglie con bambini di diverse etnie, anziani (spesso del Sud), ragazzi creativi per non dire hipster.

Il complesso degli edifici e del parco fu costruito negli anni 20 del Novecento ed era adibito a Convitto per i figli dei reduci di guerra, per i bambini che presentavano delle malattie e per le famiglie più bisognose. Dopo la sua quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale, i padiglioni del Convitto furono ricostruiti e ampliati per ospitare una scuola primaria e una secondaria. Mentre una parte degli edifici continuavano ad essere sfruttati, il parco e parte dei padiglioni caddero in disuso. La mancanza di manutenzione ne causò infine la chiusura.

Nel 1994 veniva fondata l’Associazione La città del Sole – Amici del Parco Trotter, che attraverso le sue iniziative per la conservazione, la tutela e la valorizzazione del Trotter ha attirato negli anni l’attenzione del Comune e del Politecnico di Milano. Il primo progetto di riqualificazione del parco è stato proposto dall’associazione nel 2011. La giunta Pisapia nel 2012 ha accettato la proposta restituendo questo spazio alla comunità e ai bambini delle scuole.

Ad oggi, il parco è aperto al pubblico fuori dagli orari scolastici. Presenta al suo interno, oltre agli edifici delle scuole, una serie di luoghi di aggregazione per la comunità. Recentemente anche le piscine dell’ex-convitto sono state rinnovate: ora sono dei grandi campetti da calcio e da basket. Il parco rappresenta, in questo senso, la perfetta esemplificazione dello spirito attivo del quartiere, di una realtà non omogenea dal punto di vista socio-economico che ha bisogno di spazi di aggregazione per potersi conoscere e ri-definire.

Rigenerazione ex-piscina del Parco Trotter

OFF CAMPUS al Mercato Comunale Coperto di Viale Monza

È stato inaugurato il 29 settembre del 2020 il distaccamento OFFCAMPUS del Politecnico di Milano all’interno del Mercato comunale di Viale Monza. Nello spazio, sono presenti quotidianamente studenti e dottorandi del Politecnico del dipartimento di Design che si occupano di osservare e prendere parte alla rigenerazione del quartiere.

L’ideatore dell’OFF CAMPUS, Davide Fassi, professore di Design del Politecnico racconta con queste parole le finalità e gli sviluppi futuri del progetto: “Dopo quattro anni di confronto e collaborazione con Comune e abitanti di NoLo, finalmente possiamo dire che nascerà un laboratorio di quartiere del Politecnico coordinato dal gruppo di ricercatori dell’università, che mettono il design a servizio dello sviluppo e dell’innovazione degli spazi comuni. Il nostro intento è quello di passare dalla progettazione ai fatti collaborando con abitanti e associazioni, insieme al supporto dei nostri colleghi architetti e ingegneri”. In questo senso si deve intendere anche la collaborazione con Radio NoLo, che ha sede accanto all’Hub del Politecnico nel mercato. Raccogliendo i racconti e le testimonianze degli abitanti di Nolo, la radio e OFFCAMPUS stanno portando avanti un progetto molto interessante. Nel programma radiofonico, “Vocabolario del quartiere”, coinvolgono direttamente i residenti interrogandoli sul significato di alcune parole fondamentali per un quartiere che vuole essere veramente inclusivo. La prima parola presa in esame è quella di “Spazio” in relazione alla rigenerazione del quartiere. Serve un vocabolario di NoLo per generare un “discorso condiviso sul quartiere, mettendo in dialogo punti di vista diversi per immaginare insieme una NoLo del futuro, [dal momento che] le parole di oggi sono le azioni di domani!

Piazza Arcobalena

All’interno dell’iniziativa “Piazze Aperte”, promossa dal Comune di Milano in collaborazione con Bloomberg Associates, si colloca la creazione della nuova piazza tra via Spoleto e via Venini, inaugurata il 19 settembre del 2019. Piazza Arcobalena è un tipico esempio di urbanismo tattico: un intervento a basso costo che ridefinisce uno spazio in maniera temporanea. Si compone di una nuova pavimentazione in vernice dai colori accessi, fioriere, panchine e tavoli da ping pong e trasforma un incrocio pericoloso in una zona di riposo e aperta all’incontro. Inoltre, la piazza, che è in gran parte pedonalizzata, permette un’uscita sicura ai bambini dalla scuola primaria Ciresola, che si affaccia sull’ex-incrocio.

L’intervento di Piazza Arcobalena si raccorda bene con la creazione della Zona 30 di via Rovereto, poco distante, all’interno di un generale ripensamento della viabilità automobilistica del quartiere. La Zona 30 aveva assicurato un abbassamento del limite di velocità delle macchine a 30 Km/h e un restringimento della carreggiata con la conseguente creazione di una pista ciclabile che mette in sicurezza pedoni e ciclisti.

Sia nel caso di Piazza Arcobalena che nel caso della Zona 30, i progetti sono stati discussi e modificati con le associazioni del quartiere e con i commercianti che hanno esposto le loro necessità. Ancora una volta l’esempio di un dialogo tra amministrazioni e cittadinanza.

Piazza Arcobalena, lavori in corso

Uno sguardo dall’interno, the dark side

Se quello finora delineato è il panorama di un cambiamento urbano descritto dall’esterno, la percezione di questo cambiamento da parte di chi vive nel quartiere può essere molto diversa. Ogni processo di trasformazione, inevitabilmente, comporta aspetti positivi e negativi.

Nelle scorse settimane abbiamo incontrato Alessandro, 25 anni, nato e cresciuto a NoLo, ben prima che il quartiere assumesse questo nome, che ci raccontato il suo rapporto con la rigenerazione. Quello che segue è un sunto delle sue osservazioni sul cambiamento della zona degli ultimi anni.

Sicuramente prima degli anni Dieci del 2000, nel quartiere non c’era quasi nulla da fare per un bambino o per un’adolescente. La rigenerazione ha portato con sé una serie di iniziative e di piccole attività (enoteche, bar, negozi di cibi etnici) che hanno reso il quartiere attraente non solo per i suoi abitanti ma anche per il resto della città.

Nell’orizzonte della riqualificazione sono due le problematiche maggiori riscontrate da Alessandro. La prima è una fruizione sbagliata del territorio da parte di chi non abita il quartiere. Il quartiere sembra essere “corroso” dal via vai di persone. “La gente che viene a NoLo vuole consumare dei pezzi del quartiere, come se volesse staccare, simbolicamente e non, dei sampietrini da terra per portarseli via.” dice Alessandro. Gli abitanti paradossalmente sembrano avere meno peso nella definizione dell’identità del quartiere rispetto alle persone che lo frequentano, magari solo la sera per uscire.

Il secondo problema, decisamente più grave, che ha riscontrato investe il processo di trasformazione fin dalle sue radici. Il cambiamento è stato avviato nella metà degli anni Dieci del 2000 da quella comunità di creativi all’incirca trentenni, citata sopra. Gli stessi fondatori dell’etichetta di NoLo, secondo Alessandro, non si sono posti il problema di ascoltare la voce di chi il quartiere lo abitava già in precedenza e lo sentiva come proprio anche a livello di spazi. Questo atteggiamento ha creato una forte spaccatura all’interno della vita quotidiana del quartiere. Molti sono i critici del brand di NoLo e del suo portato di ideali.

Anche il processo di integrazione delle comunità non italiane è reso più problematico da questa nuova veste, espressione di una visione del modo compartimentata. Chi accoglie i valori del quartiere lo deve fare nella sua interezza. La ricerca di una reale integrazione, basata su una dialettica non sempre riducibile, viene messa in secondo piano rispetto alla costruzione di un’immagine solida del quartiere: di tendenza e vagamente alternativo. La comunità non italiana che viene interpellata, allora, è quella che riesce ad adeguarsi a quel modello hipster proposto dal tessuto di creativi.

In altri termini Alessandro denuncia una “mancanza di sguardo” da parte di una neonata comunità di NoLo che non tiene in considerazione tutte le realtà che al quartiere fanno capo. Probabilmente non si è dispostivi a mettere in discussione quell’identità, ormai consolidata, che ha permesso a NoLo di diventare tale.

 

Per approfondire:

 

cover image credit: The Met (Object 548239 // Accession: 18.2.6)



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