Industria musicale emergente e pandemia

Home / Blog / Work / Industria musicale emergente e pandemia20 Gennaio 2022Industria musicale emergente e pandemia

La pandemia non ha fermato l’industria musicale, e nemmeno gli artisti emergenti. Per quanto sia stato un periodo estremamente difficile, molti nuovi album e singoli sono usciti nell’ultimo anno.

Nel 2020 è iniziato un trend positivo per la musica registrata, che è stato confermato anche nel primo semestre del 2021. I dati di FIMI mostrano che sono aumentati i ricavi dei servizi di streaming e video streaming. La crisi pandemica quindi ha fortemente messo in crisi l’industria della musica “fisica”, anche a causa delle temporanee chiusure dei negozi fisici. Il mercato digitale al contrario ha continuato ad andare molto bene, ha ampliato le possibilità degli artisti e dato una grande spinta alla democratizzazione dei ricavi. Negli ultimi anni infatti è cresciuto il numero di artisti italiani che ha ottenuto più di dieci milioni di stream online. Ad oggi quindi, in Italia l’audio streaming sostenuto dalla pubblicità genera più ricavi del mercato fisico.

Questa fase di transizione verso il digitale era già in atto nel mercato italiano, ma nel 2020 si è di fatto conclusa.

Distribuzione

Nuove opportunità sono nate grazie a delle piattaforme per artisti indipendenti.

  • DistroKid. Servizio di distribuzione digitale americano, fondato nel 2013. Questa piattaforma offre la possibilità agli artisti di distribuire la propria musica ai rivenditori online come iTunes, Spotify, Tidal… Nel 2021 DistroKid ha lanciato un’iniziativa che consente alle etichette discografiche di controllare il database degli artisti per scoprirne di nuovi.
  • SubmitHub. Servizio di promozione che permette agli artisti di caricare i propri brani, e poi di farli ascoltare agli altri utenti tramite un piano gratuito o a pagamento. In questo modo gli artisti possono far conoscere i loro brani a persone interessate e che lasciano dei feedback sul sito.

Un doppio punto di vista

Per capire meglio i cambiamenti che sta attraversando l’industria musicale emergente, abbiamo parlato con due persone direttamente coinvolte. Da una parte c’è Roberto Arcidiacono – in arte Leave Bennie Alone – musicista emergente; dall’altra Gabriele Marmondi, ingegnere del suono presso SAE.

Per quanto riguarda il percorso di un artista emergente, Roberto ci racconta che essendo indipendente, tutti i passaggi di distribuzione, sponsorizzazione, realizzazione grafiche e contenuti, pesano sulle sue spalle. Insieme a questi lati più difficili però, è importante considerare la maggiore libertà di scelta per le proprie canzoni. Solitamente quando si è sotto contratto con un’etichetta, diventa più difficile mantenere il proprio stile inalterato.

Come artista che suona da solo, la sua routine non corrisponde a quella di una band. Durante la prima fase di creazione di un nuovo brano; LBA compone e registra tutte le parti da casa. Successivamente ha inizio una fase di pre-produzione, in cui lo studio di registrazione inizia a fare un rough-mix per capire se il brano funziona. Una volta che tutte le parti sono state registrate anche in studio, la canzone viene mixata e poi inviata all’artista. A questo punto solitamente si manda il brano alla SIAE per registrare i diritti, e poi sulla piattaforma di distribuzione che permette di programmare l’uscita. Questa deve essere abbastanza distante nel tempo, in modo tale da permettere all’artista di creare i contenuti – sponsorizzati o meno – che andranno a sostenere il brano sui social. Spesso si registra un video, anche se ultimamente alcuni artisti scelgono di pubblicare le loro canzoni solo su Spotify, dove il video non serve.

Dal punto di vista di uno studio di registrazione, racconta Marmondi, può capitare che un artista emergente abbia maggiori difficoltà durante i primi approccio con lo studio. È un fattore che si riscontra soprattutto con chi è alle prime armi, perché si conoscono meno la terminologia corretta, i tempi richiesti, i costi necessari.

Creare e distribuire in digitale

Sia Roberto che Gabriele lavorano moltissimo con le tecnologie digitali. Per un artista, la distribuzione in digitale è più economica, nonostante la vendita di prodotti fisici abbia sicuramente più fascino.

“Chi compra un cd ti conosce già e sa di volerti ascoltare, in digitale è più facile farsi scoprire.”

Per quanto riguarda le performance online, ormai ci sono molte possibilità e ha senso creare contenuti digital-only. Secondo Roberto questo può essere un buon metodo per attirare l’attenzione, ma non sostituirà i concerti dal vivo. Se volete approfondire l’argomento, leggete qui.

Anche Marmondi è d’accordo sulla comodità derivata dal digitale:

“Il digitale permette di concentrare tutto il lavoro sul computer, senza utilizzare macchinari analogici. I plugin permettono ormai di non utilizzare un mixer esterno e di avere comunque una qualità del suono perfetta, quindi per questo ambito non ci sono più differenze significative. Inoltre è più comodo il recall, cioè la modifica di sessioni di registrazioni precedenti, che in digitale si possono trovare ed aprire in modo immediato.”

Come la pandemia ha cambiato la routine

Dal suo punto di vista di artista, per Roberto è cambiato molto il modo di gestire la pre-produzione, che prima della pandemia avveniva in studio. Questo allungava di molto i tempi, perché c’era un maggior confronto con i fonici sulla struttura stessa della canzone. Durante la pandemia, ma anche ora che ci sono minori restrizioni, quando arriva in studio il brano è già scritto in maniera definitiva. Perché questo sia possibile, è necessario che l’artista abbia preso dimestichezza con la registrazione casalinga.

In studio si nota una differenza ancora maggiore, che va oltre il lungo periodo di completa chiusura. Molti artisti hanno cambiato completamente il loro metodo, creandosi uno studio casalingo e inviando poi la canzone allo studio professionale, solo per la parte di mix e master. Sicuramente questo aspetto resterà tale anche in futuro. La pandemia ha fatto sì che venissero creati dei modi per agevolare il distanziamento anche in questo campo. Ad esempio ci sono dei plug-in che hanno permesso allo studio e ai clienti di collaborare contemporaneamente, a distanza. Audiomovers ha creato ListenTo, con cui mandare l’audio del progetto in real time tramite internet e raggiungere le persone coinvolte grazie ad un link. Un altro esempio è ListenTo Receiver, con cui l’artista può registrare le take, mentre l’acquisizione avviene in tempo reale nel computer dello studio di registrazione.

L’importanza di creare il proprio brand

“Oggi gli artisti si pongono quasi come degli influencers, perché è quello che chiede il mercato. Bisogna attirare l’attenzione, e spesso purtroppo questa non viene raggiunta con la propria musica, ma dando molto peso a fattori estetici e scandalistici, a cui spesso il pubblico da’ troppa importanza.”

Questo è quanto ci dice Leave Bennie Alone, che cerca con il suo stile alternative rock di creare contenuti che piacciano prima a lui che al mercato. Nei post social, tende a dare molte informazioni sulla sua musica ma senza sfociare troppo nel personale. È importante apparire professionali, e questo deve trasparire anche dai profili e dai contenuti, non solo dai brani.

Anche per uno studio di registrazione la creazione del proprio brand è fondamentale, dato che funziona come una piccola azienda. Farsi conoscere sui social è un aspetto importante; far vedere la propria strumentazione, far capire come si lavora, aiuta molto ad avvicinare possibili clienti.

“Una volta si andava in studio quasi ad occhi chiusi, senza sapere cosa aspettarsi, magari sotto consiglio di un amico. Oggi i musicisti si informano molto, prima di fare la sessione di prova, quindi bisogna fornire tutte le informazioni necessarie, creare contenuti accattivanti, trasmettere i propri valori.”

Per approfondire

cover image credit: Smithsonian (Object number: EJ10579)

Chiara Giulia Stoppa



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