Il design secondo YATTA: utile, etico e sostenibile

Home / Blog / Design / Il design secondo YATTA: utile, etico e sostenibile2 Novembre 2021Il design secondo YATTA: utile, etico e sostenibile

Quando si fa riferimento al design si è portati ad immaginare manufatti dalle forme apparescenti e dal costo elevato. In realtà «a fare la storia del design sono quei prodotti che quotidianamente ci aiutano a vivere meglio» come scrive Michele Cafarelli in Didesign ovvero niente. Cafarelli, partendo dal presupposto che “design” sia sinonimo di progettazione, mette in discussione la definizione – ad oggi abusata – dei cosiddetti oggetti oggetti di design. Si chiede quale è il ruolo dell’estetica in un processo di progettazione, che prende avvio da un processo di produzione industriale.

Secondo Cafarelli, “i veri miti del design” sono oggetti anonimi, d’uso quotidiano, esteticamente gradevoli ed economicamente accessibili. Che si tratti di una sedia, una bicicletta, una penna bic, l’utilità sembra essere il fine principale che un designer deve perseguire; l’estetica è il tramite comunicativo per raggiungere potenziali clienti.

La funzione: frontiera tra due mondi

Il dibattito sul ruolo dell’estetica nel design è ancora molto attivo. Uno dei principali punti di interesse della discussione riguarda l’analisi del rapporto tra design e arte. Infatti spesso accade che un’opera di design sfiori il labile confine con l’arte, soprattutto quando il designer lascia largo spazio al valore estetico del suo progetto. Tuttavia, il paradigma della funzionalità continua a rimarcare una divisione tra i due ambiti. Secondo Munari esistono alcuni interrogativi, che si pongono i designer o gli artisti, utili per separare il campo dell’arte da quello del design, e che offrono la possibilità di mettere in luce le loro funzioni: “Voglio esprimere la mia individualità senza limiti? Oppure voglio aiutare le persone in ciò che fanno? Voglio creare un prodotto unico, oppure un prodotto serializzato?

Il processo di ideazione del designer prende avvio dalla necessità di progettare un oggetto che serva a qualcosa, e che, in secondo luogo, un’impresa intenda mettere sul mercato. Il designer non si esprime attraverso uno stile personale, ma ne possiede diversi a seconda del suo progetto. L’artista, al contrario, si pone al di fuori dalla necessità di rispondere ad un fine pratico. L’opera che realizza è il frutto di una spinta interiore che sfocia in un processo di immaginazione, come mediazione tra intelletto e sensibilità. L’artista condivide con il pubblico un’esperienza estetica soggettiva collocata fuori dal tempo e dallo spazio. Come scrisse Donald Judd, importante artista minimalista del XX secolo, le cui opere e idee radicali continuano a influenzare il campo dell’arte, dell’architettura e del design «Concepire un oggetto d’uso comune come un’opera d’arte, o viceversa, un’opera d’arte adattata a oggetto d’uso, vuol dire fare una brutta opera d’arte e un brutto oggetto».

Il design delle forme, l’arte delle idee

Anche se il campo del design spesso comprende opere e prodotti assimilabili ad opere artistiche, questo va inteso nel senso che il design utilizza per comunicare i canali dell’arte e in particolare dell’estetica, puntando a raggiungere la bellezza, oltre che la funzionalità. Ma difficilmente è vero il contrario. Anche quando opere d’arte, come installazioni realizzate in spazi aperti, possono essere fruite e vissute fisicamente dai visitatori, e quindi sembrano avere una funzione, in realtà non abbandonano quasi mai il loro status di unicum e/o l’autorialità dell’artista che le crea. Come afferma l’artista David Shrigley, autore del pollice di sette metri sul Fourth Plinth di Trafalgar Quare a Londra «Il design ha a che fare con la forma, l’arte più con le idee».

Abbraccia questa corrente di pensiero anche Bruno Munari che ammonisce «Si guarda una poltrona come se fosse una scultura, si confonde il design con lo styling e cioè la progettazione logica con lo svolazzo estetico e le forme ispirate liricamente». Secondo questa concezione, il designer è un progettista dotato sì di senso estetico ma che lavora per la comunità, il suo non è un lavoro personale ma di gruppo e che si organizza in base alle necessità a cui rispondere.

L’opensource di YATTA!

Per l’industrial designer, Giulio Iacchetti, “dopo anni di abbuffate di cose carine“, sembra che la pandemia abbia rimesso al centro il valore dell’utilità. Progettare oggetti funzionali, performanti, concreti, che richiedono un design pragmatico, in contrapposizione a quello spensierato nei tempi passati, è stata una necessità durante il periodo emergenziale.

Durante il primo lockdown sono così emersi interessanti progetti di design, volti a offrire un supporto fisico in un momento di estremo bisogno. Tra le diverse iniziate anche YATTA ha contribuito con la progettazione della visiera protettiva Shield19 stampata in 3D. Si tratta di un prodotto destinato agli operatori sanitari e a tutti coloro che, per motivi professionali, si trovano a stretto contatto con potenziali portatori di virus. Un dispositivo da utilizzare solo in casi di estrema esposizione al virus Covid-19, in aggiunta e non in alternativa ad altri sistemi di protezione per le vie aeree.

Il cuore del progetto Shield19 è un file stampabile in 3D, trasmesso in open source, gratuitamente e liberamente modificabile. Decisione che ha permesso una grande diffusione del progetto in Italia e all’estero. Il file sorgente è corredato anche da un manuale di istruzioni, sia in versione italiana che in inglese, che ripercorre le diverse fasi della stampa e dell’assemblaggio. Shield19 inoltre è stata progettata per essere realizzata con materiali di facile reperibilità, aspetto fondamentale in un momento di scarsa reperibilità di risorse.

Shield19 rispecchia appieno la visione di YATTA sul design, sulla formazione e sulla circolazione della conoscenza. Il design deve essere utile e avere una funzione, l’estetica è un mezzo di comunicazione importante, ma soprattuto deve avere un impatto positivo sulla comunità e sull’utente finale.

Shield19 selezionata nell’ADI Design Index

L’Osservatorio permanente per il Design ha selezionato la visiera di YATTA nell’ADI Design Index 2021, premiando il progetto per la sua utilità per la comunità. Dal 2001 l’Associazione del Disegno Industriale (ADI) ha come missione la tutela e la divulgazione della cultura del design, con un impegno particolare a garantire la sostenibilità, rispetto dell’etica della qualità verso gli individui, la società civile e l’ambiente.

Il patrimonio di dotazione della Fondazione è costituito dal marchio ADI Design Index e dalla Collezione storica del Compasso d’Oro che si arricchisce ogni due anni, a ogni nuova edizione del premio, dei prodotti premiati e di quelli che ottengono la Menzione d’Onore.  Il Ministero dei Beni Culturali ha descritto la collezione “bene di eccezionale interesse artistico e storico” inserendola all’interno del patrimonio nazionale.

Il catalogo raccoglie oggetti e prodotti che si sono distinti per originalità e innovazione funzionale e tipologica, per materiali impiegati, per la sintesi formale. Particolare attenzione viene riservata ai prodotti che guardano al rispetto ambientale, alla cura per l’usabilità, al Design for all e al valore pubblico e sociale. E proprio in questa categoria rientra la visiera Shield19, pensata, realizzata e resa disponibile per la comunità in un momento di estrema emergenza come è stato marzo 2020.

Il valore della comunità è allo stesso tempo l’origine e il fine del progetto, come spiega Marco Lanza, ideatore di Shield19. “Molto di quello che abbiamo imparato in laboratorio lo dobbiamo anche al lavoro e ai risultati di altri, in particolare alla cosiddetta community dei maker, alla quale ci siamo ispirati, per scoprire, innovare e migliorarci. È sempre vero che la conoscenza crea processi virtuosi solo quando viene messa in comune e siamo certi che  la condivisione del progetto di Shield19 è stata anche un’occasione per migliorarlo e renderlo pienamente utile, che è lo scopo che ci prefiggiamo.”

Siamo onorati di questo importante riconoscimento, il progetto è reperibile a pagina X dell’ADI Design Index e alla mostra dell’ADI Design Museum in piazza del Compasso d’Oro a Milano dal 27 ottobre.

Per approfondire:

Vittoria Mineo, Francesca Balestro

Cover Image credit: The Met (Accession Number: 25.222.5 / Objcet: 42487)



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