Perché passare all’approvvigionamento etico?

Home / Blog / Work / Perché passare all’approvvigionamento etico?26 Maggio 2022Perché passare all’approvvigionamento etico?

I sistemi aziendali stanno cambiando e continueranno a cambiare. Ci si muove verso la settimana lavorativa breve, lavori più soddisfacenti per gli impiegati, approvvigionamento etico. A queste novità si arriverà grazie alle richieste dei lavoratori, alle tante dimissioni rassegnate in questi anni per trovare lavori migliori, alla presa di consapevolezza dei danni irreparabili che le aziende e le fabbriche stanno causando.

Perché serve l’approvvigionamento etico?

L’approvvigionamento delle materie prime è una fase fondamentale per tutte le attività produttive. È anche una delle prime da organizzare, poiché senza materie prime non si può iniziare il lavoro. Le attività previste da questa fase sono: valutazione del fabbisogno dell’azienda, pianificazione degli acquisti, valutazione dei mercati da cui rifornirsi, valutazione dei prezzi unitari e di lotto dei possibili fornitori. Proprio nella valutazione del mercato sta il punto critico su cui ci soffermeremo in questo articolo.

Tra le problematiche, purtroppo molto comuni, troviamo: schiavitù moderna, lavoro minorile, mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, eccessivo sfruttamento delle risorse. L’approvvigionamento etico dimostra che i materiali utilizzati per il prodotto finale sono estratti, acquistati, lavorati con mezzi sostenibili.

Sedex

Alcune aziende condividono i propri dati con SEDEX (Supplier Ethical Data Exchange), organizzazione no-profit che si propone di migliorare le pratiche aziendali nelle catene globali di approvvigionamento. Questo sistema consiste in un database online di condivisione dei dati riguardanti: standard lavorativi, salute e sicurezza, ambiente, integrità commerciale.

Condividere i propri dati può aiutare a identificare i problemi del proprio business, e di conseguenza a migliorarli. Una volta condivisi i parametri, se questi rispecchiano le linee guida, viene rilasciato il Certificato Sedex, una sorta di garanzia per le aziende che vogliono scegliere da chi rifornirsi.

Linee guida

Queste pratiche sono ovviamente illegali, e contrarie agli standard internazionali. Per comprendere le norme istituzionali, bisogna affidarsi a diversi documenti:

  • Dichiarazione universale dei diritti umani. Documento redatto dall’ONU nel 1948, che si basa su secoli di migliorie nei diritti della persona. Ad ispirare i principi di questa carta sono stati il Bill of Rights inglese nel 1689, la Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nel 1789 (testo giuridico della Rivoluzione francese).
    Stilare dei punti che mettessero d’accordo 58 membri provenienti da stati diversi non deve essere stato facile, ma ciò che ne risulta è una dichiarazione ormai diventata parte del diritto consuetudinario. Ha inoltre influenzato la Costituzione Europea.
  • Trattato di Lisbona. Documento che modifica la precedente Costituzione Europea, entrato in vigore nel 2009. Riconosce l’importanza della politica energetica, e definisce come raggiungere gli obiettivi comuni degli Stati membri. Un’organizzazione europea dei punti cardine è fondamentale per migliorare la tutela dell’ambiente ed il dialogo con i paesi produttori di energia.
  • Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Nel 1989 l’Assemblea generale della Nazioni Unite ha formulato dei principi validi universalmente, riguardanti l’infanzia. Questi principi vanno rispettati a prescindere da qualsiasi differenza culturale, etnica, religiosa, di estrazione sociale. Di particolare interesse per noi oggi è l’articolo 32:

    “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale.” […] “Gli stati stabiliscono un’età minima di ammissione all’impiego, prevedono un’adeguata regolamentazione delle condizioni d’impiego, prevedono pene appropriate per garantire l’attuazione effettiva del presente articolo.”

  • Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali del lavoro. Adottata dall’Organizzazione internazionale del Lavoro nel 1998, regolamenta la mondializzazione in modo da ridistribuire la ricchezza in modo equo.

Ciò che salta all’occhio sono le date di questi documenti, tutti redatti almeno 30 anni fa, e forse andrebbero rimodernate per affrontare al meglio le sfide che si pongono oggi.

Quindi come dovrebbe essere?

Ci sono diversi passi per scegliere un tipo di approvvigionamento che sia sostenibile. Si inizia informandosi sulla legislazione e creando una strategia adatta, con obiettivi concreti, specifici e misurabili. Successivamente bisogna controllare ogni fase della lavorazione: norme di sicurezza, soddisfazione dei lavoratori, aderenza ai protocolli, tecnologia adeguata. In ultimo, si ottiene l’approvazione dell’azienda.

Gestire in modo etico il percorso che dalle materie prime arriva al prodotto finale potrà essere più costoso inizialmente, ma porta maggiori benefici a lungo termine. Ad esempio, pare che conformarsi alle pratiche etiche abbia un impatto positivo sull’azienda stessa, sulla morale dei dipendenti, sulla visione che hanno i clienti dei prodotti. La comunicazione ormai è un aspetto da curare attentamente per ogni azienda, per questo trasparenza ed etica sono dei grandi punti a favore.

Nuovi profili professionali

Abbiamo visto che le linee guida non sono aggiornate e la situazione mondiale non è rosea. Nonostante ciò, si può constatare che molte aziende abbiano messo al primo posto tra i propri valori il rispetto delle condizioni etiche di approvvigionamento. Per facilitare questo processo, sono anche nate due figure professionali:

  • Ethical sourcing officer. Ruolo che si focalizza sul miglioramento del programma di approvvigionamento aziendale, e sul contatto con le aziende della catena di forniture. Questa figura diventerà sempre più importante mano a mano che la sensibilizzazione su questi argomenti crescerà. Per chi cerca di migliorare le proprie pratiche di approvvigionamento, un funzionario di questo genere è di aiuto per la definizione strategica.
  • Energy manager. Deve gestire tutto ciò che riguarda l’energia all’interno della sua azienda. Ad esempio deve verificare i consumi, ottimizzarli, migliorare l’efficienza energetica, convertire il consumo verso fonti rinnovabili. Le sue mansioni cambiano a seconda della struttura per cui lavora: per un’organizzazione complessa ci saranno più decisioni da prendere, e si lavorerà in team. Se invece si tratta di una semplice residenza, è improbabile che ci sia un consulente vero e proprio, è più probabile che ci si affidi ai gestori energetici.

Per approfondire:

cover image credit: Smithsonian (Accession number: )

Chiara Giulia Stoppa



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